Web e giornalismo. Una soluzione dagli Usa

aprile 17, 2007

Ci siamo già occupati qui e qui delle problematiche relative ai giornalisti inviati nei territori caldi. Qui c’è un esempio (e ringrazio 4lb3rt0 per la segnalazione) di come opera un embedded journalist (in questo caso si tratta dell’inviato Nbc Richard Engel). Non solo, il sito da anche una spiegazione chiara e semplice sul conflitto iracheno. Basta osservare, come di fronte a un normale servizio video, solo che le potenzialità di strumenti di webdesign come flash, permettono di avere un maggior controllo sui contenuti e sulla fruizione degli stessi (ci sono dei punti chiave che permettono di andare direttamente alla sezione di proprio interesse). Spiegazioni sintetiche con l’ausilio della grafica che non è solo un orpello, ma diventa elemento chiave per l’esposizione dei fatti. Il tutto condito dall’esperienza del reporter.

Ovviamente per realizzare un’operazione del genere i soldi della Nbc e i soldi di Microsoft sono un bel vantaggio e fanno sentire la loro presenza. Attendiamo fiduciosi altri speciali realizzati con questa tecnica e vedremo se i mezzi di informazione italiana accetteranno questa sfida e faranno qualcosa di altrettanto all’avanguardia, o forse di ancora migliore.

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Giornalisti, non Rambo con carta e penna

marzo 22, 2007

Abbiamo già parlato del mestiere di reporter in tempo di guerra, qui con l’articolo di Filippo di Robilant che fornisce il suo punto di vista e qui con altre considerazioni sulla vicenda Mastrogiacomo e suo entourage. Prendo spunto dal giornale di oggi sul quale c’è un articolo di Silvia Marchetti (che potete scaricare qui in quarta pagina [se invece volete abbonarvi gratuitamente a L’Indipendente andate qui invece 🙂 ] ) in cui il fuoco è puntato sulla formazione ricevuta da chi si trova a fare giornalismo nei terreni caldi. Queste persone di solito non vengono mandate allo sbaraglio, ma affrontano, prevenitvamente, dei corsi speciali molte volte patrocinati da formazioni militari. è per esempio il caso della Scuola Superiore Santanna di Pisa che organizza un importante corso di peacekeeping in collaborazione con la Folgore. La frase che sintetizza in maniera eccellente e inquadra la figura del reporter di guerra nel suo spazio vitale è stata pronunciata da Andrea de Guttry, responsabile del corso sopracitato:

 «Noi non formiamo dei rambo ci limitiamo a trasferire agli inviati il bagaglio di conoscenze necessarie, perché oggi devono essere maggiormente consapevoli dei pericoli a cui vanno incontro. Sono diventati oggetto di interessi e devono trovare un giusto equilibrio tra la ricerca della notizia e il non contribuire a inasprire il conflitto.»