Un padre in valigia

luglio 12, 2007

Orhan Pamuk, La valigia di mio padre
Einaudi Vele, pag. 71 Euro 8,00

Tre conferenze, compreso il conferimento del Premio Nobel 2006. Tre occasioni durante le quali Orhan Pamuk prende le mosse dal ricordo di una valigia donatagli dal padre, contenente manoscritti e taccuini gelosamente custoditi che, prima con la mente e poi nella realtà, permettono di parlare della propria concezione della letteratura. Grazie ad un’attenta ricognizione – e con suo grande sollievo – l’autore ha infatti potuto scoprire i motivi per cui il padre non era mai diventato uno scrittore tanto bravo quanto lui. Abituato ad una vita agiata e contornato da amici, non avrebbe mai sostenuto la scelta di autoreclusione e ristrettezza economica necessaria e connaturata all’attività dello scrivere, perchè aveva preferito vivere nel turbinio della vita stando in mezzo agli altri. Rinunciando così ad un lavoro incessante e paziente volto alla costruzione di mondi che prima non esistevano, attitudine che Pamuk attribuisce al vero scrittore, in grado di entrare nei panni di un altro tramite la forza dell’immaginazione, e capace di raccontare le proprie ferite come se fossero quelle di un’altra persona. Il ringraziamento che Pamuk rivolge al termine delle conferenze, di conseguenza, è rivolto al padre: per averlo fatto accedere ad una biblioteca ricca di volumi decisivi per la sua formazione (Dostoevskij, Tolstoj, Mann, Proust, Nabokov); ma, sopratutto, per avergli lasciato un’eredità leggera, indicando una strada percorribile senza obbligarlo ad una competizione infinita.

Ascolta: La conferenza di Orhan Pamuk La valigia di mio padre durante la cerimonia di conferimento del premio Nobel con traduzione dal turco all’inglese.

Annunci

La ricerca d’identità nel romanzo di Ömer Zülfü Livaneli

giugno 29, 2007

Ömer Zülfü Livaneli, Felicità
Gremese editore 300 PAG. 20 EUROImage Hosted by ImageShack.us

Nella Turchia anatolica contemporanea la quindicenne Meryem vieneviolentata da uno zio e, rinchiusa in un tugurio, è spinta invano al suicidio. Il cugino Cemal è tornato dalla guerra contro i curdi desensibilizzato dalla violenza e indurito dalla vita militare. È a lui che la famiglia ordina di “lavare l’onore” a Istanbul, dove ragazze in situazioni simili trovano la morte. Nel corso del viaggio Meryem e Cemal si imbattono in Irfan, un professore universitario in crisi, che ha abbandonato la bella moglie e il successo duramente conquistato per andare alla ricerca di se stesso su una barca in mezzo al mare. Da quell’incontro escono tutti trasformati, anche se ognuno con esiti diversi. I due uomini si scoprono sconfitti nell’incapacità di amare ma, mentre Irfan si rifugia dalla madre – capendo finalmente la furia della moglie che lo accusava di fare l’amore come se giocasse a golf –, a Cemal, invece, diventa chiara la propria schiavitù verso la sua vittima – amata in modo perverso -, che viene meno quando Meryem, finalmente libera anche grazie all’affetto del professore, costruisce una nuova vita. Il libro è una rappresentazione di un Paese in bilico tra arretratezza e spinte verso una modernità conflittuale. L’autore, per difendere le proprie idee, ha conosciuto anche il carcere.


L’Indipendente Video – La Turchia va accompagnata in Europa, non abbandonata

maggio 10, 2007

Intervista al commissario europeo alla giustizia, Franco Frattini dopo la decisione della corte costituzionale turca di far ripetere le elezioni presidenziali e sul ruolo dell’esercito nella vita del paese


Il genocidio degli armeni. L’altra faccia della Turchia

maggio 10, 2007

Alberto Rosselli, L’olocausto armeno
Solfanelli, 79 PAG. 7,50 EURO

Il genocidio armeno è il primo del XX secolo ad essere stato documentato con testi e fotografie ed è da questo massacro che verrà coniato il termine indicante lo sterminio di massa. Storicamente la mattanza contro gli armeni si suddivide in due fasi riconducibili al periodo 1894-96 con la morte di 250.000 armeni e al massacro di 1.500.000 persone nel 1915. I motivi della repressione, politici e religiosi, scaturiscono dalla vicendevole insofferenza tra la maggioranza musulmana turca e curda e la minoranza armena cristiana, perseguitata insieme agli ebrei. Nel 1914 l’ascesa del movimento rivoluzionario dei Giovani Turchi progetta l’eliminazione del sultano per avviare la modernizzazione del Paese e conduce a una progressiva soppressione di esponenti dell’élite militare, notabile e politica armena, culminata nella deportazione di massa in Siria e Mesopotamia, con l’allestimento di campi di concentramento dove si diffondono epidemie di tifo e vaiolo, torture, sperimentazioni di nuovi farmaci e vendite di ragazze e bambini ai bordelli, con la confisca dei beni ai deportati. Il libro di Rosselli si oppone alla politica negazionista del governo turco che ha processato gli scrittori Orhan Pamuk e Elif Shafak (rei di aver offeso l’identità turca citando il genocidio), e al clima di terrore provocato dall’omicidio del giornalista armeno Hrant Dink nel gennaio scorso da parte delle frange ultranazionaliste, evento che ha spinto alla fuga lo stesso Pamuk.