Le tracce dei temi come il programma: un mare di parole

giugno 22, 2007

casa.jpgIl mio primogenito è stato uno dei 500mila candidati alla maturità. Martedì la mamma gli ha comprato il pane fresco alle 7 e 30 e gli ha fatto un panino di prosciutto, che si è mangiato, scrivendo il tema. Ha puntato sul diritto e la giustizia (testi di Aristotele, Beccaria e Bobbio, tra gli altri). Ieri la prova era più corta, quattro ore a disposizione, per la versione di latino. Niente panino. E meno male perché Seneca rischiava di farlo rimanere sullo stomaco con quella versione contorta in cui già il titolo non è chiarissimo: “Io ho quel che ho donato”… O lo hai o lo hai donato. O no? Comunque, si sa che è difficile trovare agli esami una versione con un testo normale. Provate, per sfizio, a leggere lo scritto di Seneca tradotto e ditemi se ha un senso. «O quanto avrebbe potuto avere, se avesse voluto! Queste sono ricchezze sicure destinate a restare in un solo luogo nonostante qualsiasi volubilità della sorte umana (lett. in qualunque volubilità della sorte umana); queste quanto più grandi saranno, tanto minor invidia susciteranno. Perché le risparmi come se fosse (patrimonio) tuo? Sei (solo) l’amministratore». Complimenti al Ministero! È già passato qualche anno dalla riforma voluta da Luigi Berlinguer, eppure la prova di licenza liceale non convince ancora. Doveva, nello spirito, svecchiarsi, essere più centrata sui temi e i problemi del Novecento, che è già il secolo scorso. E invece fatalmente conserva quel sapore vagamente ottocentesco… Certo, sulla prova di italiano esistono molte più possibilità oggi. Le tracce del Ministero ieri occupavano 9 cartelle! Tema di letteratura, di storia, di fantasia, come si diceva una volta, che quest’anno riguardava la tv e il villaggio globale. Però resta l’impressione che con tutti questi testi messi nelle tracce, si stenti a capire le qualità e le possibilità dei giovani candidati. Non sarebbe meglio dare loro anche uno spunto minimale. Del tipo racconta e commenta questa fotografia. Oppure parla del tuo amico (o del tuo sport) preferito… cose così elementari. Si dirà: niente di più difficile da fare che le cose semplici. E tuttavia nella complicazione e nella profusione di idee e argomenti ci si può perdere davvero e non arrivare ad un risultato positivo. Quanto alla versione di latino dei classici, possiamo dire che molto dipende dall’esercizio fatto durante l’ultimo anno e senza più il professore interno si rischia di incappare in qualche voto basso. Del resto chi scrive nel lontano 1978 fece un tema perfetto su Giorgione e Leonardo, mentre prese l’insufficienza con una versione di greco da Aristotele. Eppure ciò non mi ha impedito di scrivere, per mestiere, fino ad oggi.

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Mocciosi in 24 ore. I 10 Step per diventare suoi discepoli

marzo 23, 2007

MANUALE DEL MOCCIOSO PERFETTO

IL VANGELO SPIEGATO AI GIOVANI

1) Quel giorno il profeta si arrampicò sul suo attico ai Parioli e disse:
«Che posto di merda è..pieno di figli di papà. Che poi se ci pensi bene siamo figli di papà anche noi..perchè dici così? Perchè non ci manca niente,no? si non ci manca niente ma siamo diversi dai bravini,e se nascevamo in periferia? Eravamo diversi.
Il problema sono le luci della città…le stelle ci sono…ma non si vedono!
(Come te nessuno mai)

Essere Pariolini. Essere Scontenti. E sognare di essere “nato ai bordi di periferia”. “E’ più facile sognare che guardare in faccia la realtà”. Bisogna sognare di essere Eros Ramazzotti imprigionati in un corpo che non ci rappresenta. E di notte fare i travestiti. Da Moccia. Procurarsi a tal proposito una moto truccata e una t-shirt da Che Guevara per disperdere le tracce residue di aria pariolina. Procurarsi Jump di Mennen e spargerlo abbondantemente su tutto il corpo. Mettere un Casio al polso. Avendo cura di lasciare il Rolex sul comodino. Frase doc: “e camminare a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile morire”. Non tanto.

2) Quel giorno il profeta si avvicinò ai farisei che combattevano contro il costo delle ricariche telefoniche e disse:

«… quando perdi tempo al telefono, quando i minuti scorrono senza che te ne accorgi, quando le parole non hanno senso, quando pensi che se qualcuno ti ascoltasse penserebbe che sei pazzo, quando nessuno dei 2 ha voglia di attaccare, quando dopo che lui ha attaccato controlli che l’abbia fatto veramente, allora sei fregato»
(Ho voglia di te)

Comunicare. Non importa che cosa, basta che si parli del proprio male di vivere. Ma solo al telefono. Le parole sono fatte per essere dette, e quando ti deludono non scoraggiarti, anche la mitragliatrice Muccino fa delle pause. Cioè le parti più interessanti del tuo discorso, quelle che ti salveranno la faccia dagli schiaffi. Messe al punto giusto qualche volta evitano la lapidazione. Così come un sms o una telefonata sul cellulare numero due. Frase doc: “Ti telefono o no, ti telefono o no, ho l’umore in cantina”. Dove per gravità sono precipitati anche i nostri zebedei.

3 ) Quella notte il profeta salì sulla sua Porsche cabriolet

e disse :

“E’ la normalità la vera rivoluzione…..è la fedeltà la vera utopia… (L’ ultimo bacio)

Andare dove ci porta il cu(ore). Sempre. Credere in noi stessi, anche la distrazione di una serata può cambiarci la vita. E chissenefrega di cosa pensano, abbiamo il diritto di battere i nostri sentieri fino in fondo. Nessuno può costringerci a indossare una corona di spine. Frase doc:

“Quant’è bello far l’amore da Viale Trieste in giù “. Se va male “trovi un altro più bello che problemi non ha”e tanti auguri. Leggi il seguito di questo post »