Follie d’amore

luglio 26, 2007

Ronald D. Laing, Mi ami? Piccola Biblioteca Einaudi, 84 PAG. 11 EURO

«Mi ami?» sembra solo una classica domanda da innamorati. E invece, con il fondatore dell’antipsichiatria Ronald D. Laing, diventa la cifra per sondare molteplici rapporti: tra uomo e donna, genitori e figli, malati e pazienti e, colpo di scena, di ognuno di fronte a se stesso. Tutti accomunati dal bisogno ansioso di essere riconosciuti e accettati dall’Altro. Quello che pone domande, disturba, parla un linguaggio incomprensibile perché diverso, sembra stare fuori ma è radicato dentro. Negli scritti di Laing, infatti, si incontrano poesie fulminanti, dialoghi sconclusionati e brevi monologhi che ricordano tanto l’incomunicabilità messa in scena dal teatro di Genet e Beckett e, nei casi estremi, sfociano nell’assurdo di Ionesco. Tuttavia, non stiamo leggendo opere di pura fantasia ma la trascrizione “romanzata” dell’esperienza clinica e personale dell’autore, cristallizzata in una forma non teorica con l’intenzione di raggiungere anche i non addetti ai lavori. Quella che si ricompone, quindi, pagina dopo pagina, è l’impietosa rappresentazione dello scarto tra ciò che è naturale (nascere, fare l’amore, ammalarsi, esserci) e la capacità di amare e interagire con tutto questo, attitudine meno spontanea di quanto si pensi. Insomma, spezzoni di questioni relazionali sempre attuali – nonostante il libro sia stato pubblicato nel 1976 – e adesso riproposto nuovamente da Einaudi.

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Voglia matta per tutto ciò che è commestibile

luglio 19, 2007

E uno strano desiderio ci assale davanti ad un frigorifero appena rimpinguato, davanti ad un forno con qualche crostata all’interno, davanti ad una rosticceria, creperia, gelateria, pizzeria, insomma davanti a tutto ciò che è cibo. Di fronte ad una vetrina invasa da pizza, caramelle, dolci e altre prelibatezze, una voglia irresistibile ci rapisce, l’adrenalina esplode, la mente è fuori controllo, il negoziante dall’interno ci lancia un sorriso. Ci ha visti, ci ha osservati, adesso siamo le sue prede, il suo è un atto di richiamo in piena regola. Chi vincerà: la nostra voglia di cibo seguita dal corpo in estasi o il commesso, complice di cellulite, maniglie dell’amore e grasso di ogni tipo? Siamo dentro il negozio, ha vinto lui. Dimentichiamo la dieta, anche se è lunedì, il giorno ideale per iniziarla. Il nostro pensiero va agli arancini col ragù, alla pizza margherita, ai calzoni siciliani esposti in un bancone, al tiramisù, torta con le mele e della nonna esposti nell’altro bancone.
Che cosa comprare? Bisogna essere saggi ed equilibrati, quindi, meglio optare per tutto. In realtà non si tratta proprio di ‘voglia matta’ per tutto ciò che è buono e commestibile. Siamo di fronte ad un disturbo gastrico e psicologico. Vecchie ‘dicerie’ sostengono’ che un simile atteggiamento alimentare sia la risposta ad una carenza nutrizionale del corpo; altri ancora che sia un rimedio alla nostalgia e alla depressione, e un’altra ‘leggenda metropolitana’ sostiene che questo tipo di disturbo sia dovuto a dei problemi ormonali. In realtà, una ricerca condotta dalla University of Pennsylvania School of Medicine, ha dimostrato che in questo ‘gioco perverso’ sono coinvolte tre aree cerebrali: l’insula, il nucleo caudato e l’ippocampo. Questi tre ‘allegri’ compagni della nostra mente, ci inviano un messaggio chiamato ‘voglia’, che sotto sotto nasconde l’ istinto materno di prendersi cura di se stessi. La ricerca dei cari ricercatori della University of Pennsylvania non è ancora giunta ad una spiegazione definitiva, e fino a quel momento continuerà a comandare lo stomaco. Fortunatamente il Journal of Psychology sforna consigli del tipo:”mettete fuori dalla portata di naso e occhi il vostro oggetto del desiderio. Non tenetelo in casa…”. Come dire: buttate il portafogli e dimenticatevi di fare la spesa e di girare per negozi…a guardar bene, forse è meglio seguire il proprio self-control.