Il futuro di Internet? Una tabula rasa

marzo 16, 2007

“Clean slate design for the internet”, in altre parole riprogettare internet come se ci si trovasse di fronte a una tabula rasa. Questa l’iniziativa partita dall’università di Stanford. La filosofia è riassunta in questo documento può essere riassunta in questa domanda: “con le nostre attuali conoscenze, se ci trovassimo di fronte ad una tabula rasa, come progetteremmo una infrastruttura per la comunicazione globale? – ovvero – come sarà internet fra 15 anni?” Effettivamente se si pensa alla rete come ad un progetto vecchio di quasi 40 anni oggi potremmo avere la mente molto più lucida ed avremmo la situazione più chiara davanti ai nostri occhi. Come sarebbe l’interfaccia? Basata su ipertesti come è adesso? o lo faremmo in 3d come un grande Second Life? Le linee guida che conducono la progettazione, si snodano attorno a 5 capisaldi:

  1. Network architecture
  2. Heterogeneous applications
  3. Heterogeneous physical layer technologies
  4. Security
  5. Economics & policy

Per maggiori informazioni, questa è la pagina dell’università che spiega il progetto


Alzati e cammina, lazzarone

febbraio 8, 2007

clockySono le 7.30 di mattina e la sveglia comincia a suonare. Si sa che il primo trillo è sempre di prova, ma quanti altri ce ne vogliono prima di alzarsi realmente? Per venire incontro a chi proprio non ce la fa ad alzarsi ed è pronto a fare di tutto pur di non arrivare tardi in uffcio c’è l’invenzione di Gauri Nanda. Il progetto aveva già suscitato l’interesse di internet nella sua fase embrionale di lavoro universitario dell’ MIT, ma ora che il suo creatore si è laureato è diventato realtà ed è possibile acquistarlo per 50$ [il suo nome è clocky] sul sito www.nandahome.com. In poche parole si tratta di una sveglia con le ruote che dopo il primo spegnimento si allontana grazie alle sue circolari appendici e impone al proprietario di alzarsi per porre fine al fastidioso buzzer. Anche se l’idea pare estremamente strampalata, clocky non è l’unica soluzione per tutti i dormiglioni dell’ultimora. Questa è una sveglia che una volta accesa inizia a volare per la stanza fino a che non ci si alza per placare il suo ronzio. Sempre meglio del tipo di sveglia che piace ai giapponesi…


Il re è morto. Viva il re

gennaio 31, 2007

I dischetti da 1.44mb, per gli amici floppy o floppy disk, stanno per dire addio al mondo dei bit. Pc World, famoso supermarket di hardware e software inglese ha deciso di non rinnovare le proprie scorte di dischetti. Del resto ormai i desktop non montano più il piccolo lettore di supporti magnetici che solo in pochi casi fa compagnia a masterizzatori dvd e porte firewire. I computer portatili ormai da anni hanno divorziato con la vetusta tecnologia dei dischi quadrati. Molti si ricorderanno dei frequenti cambi di floppy per l’installazione di programmi o ancor peggio di sistemi operativi (mi torna alla memoria una prima versione di windows 95 fatta da ben 13 dischetti) e delle quantità abnormi di polvere generata dai loro raccoglitori sapientemente piazzati sotto la scrivania o in fondo alle librerie. Dopo le cassette del commodore un altro standard saluta il mondo dei computer per passare al dimenticatoio prima e al feticcio del popolo geek dopo. Se qualcuno dovesse ancora, per propria sventura o per proprio diletto, utilizzarli, si ricorda di non appoggiarli sul case del pc, pena la possibilità di perdere l’enorme mole di dati contenuta nel loro quadrato mega e mezzo di spazio.


Il futuro è nero

gennaio 26, 2007

Il nero, si sa, va con tutto. Ma non con la tecnologia. Per anni è stato dimenticato e ha ceduto il passo al colore, che dopo gli anni ottanta ha iniziato a rivestire tutto ciò che è elettronica. Ora il nero è tornato, rinnovato e rinvigorito dagli anni di riposo forzato. Anni bui e neri appunto. Nei lustri passati, telefonini, televisori, radio, walkman prima e lettori mp3 dopo, sono stati vittima di una vivace rivoluzione che li ha dotati dei toni tipici dell’arcobaleno. La tecnologia impaurisce chi non la conosce e il nero opaco e scuro della plastica fa i nuovi oggetti dell’era digitale più difficili da decifrare nel loro uso quotidiano, laddove tenere nuance rendono l’impatto emotivo meno traumatico. E così il tetro colore cade nel dimenticatoio. Le tonalità pastello si sono finora contese lo scettro per la livrea delle scocche dei dispositivi elettronici con il grigio. Figlio del metallo brillante e dei suoi ingranaggi perfetti, è da sempre colore distintivo dei prodotti più all’avanguardia. Apple ha da sempre fatto della novità tecnologiche il proprio punto di forza, ma il colore la ha aiutata a fare breccia nelle case dei divoratori di novità digitali. I variopinti iMac hanno rallegrato le scrivanie fino a quando il candido bianco dell’iPod è diventato il marchio di fabbrica dei prodotti della mela. Oggi anche Steve Jobs si è convertito al nero, sia per quanto riguarda i portatili, sia per quanto concerne i lettori musicali, che sono però venduti nella versione scura solo nelle versioni più costose ed esclusive. Ma questo nero è solo un lontano parente di quello che ricopriva i prodotti degli anni ottanta. Il nero di oggi è brillante, satinato e luccicante. Non assorbe la luce, ma la riflette con le sue mille sfaccettature e proietta l’utente verso il futuro. È misterioso, come a rappresentare un buco nero che inghiotte l’era digitale, sempre in evoluzione e sempre pronta a generare nuovi stimoli. Non solo Apple, ma anche tutti i più famosi produttori di tecnologia si sono adeguati a questa nouvelle vague cromatica. Televisori piatti, portatili e perfino i pc da casa, hanno abbandonato i loro manti per vestirsi di una livrea scura, ma accesa al tempo stesso. L’eleganza e la professionalità rappresentate dal nero dell’era di internet fanno a pugni con il nero di plastica tipico degli anni della Milano da bere. Ai tempi di Henry Ford e della sua autovettura omonima, la famosa modello T, veniva scelta la verniciatura scura per motivi economici e di snellimento della linea produttiva. Il nuovo nero odierno invece è il risultato di mesi di lavoro dei reparti ricerca e sviluppo delle aziende tecnologiche.