Kid nation, i bambini nel mirino del reality

agosto 28, 2007

Casa BanfiSi chiama Kid nation, la nazione dei ragazzi. E lo slogan dice: 40 bambini, una città, nessun adulto. È l’ultimo reality televisivo prodotto dalla Cbs negli Stati Uniti ed ha già sollevato polemiche al calor bianco. Quaranta bambini sono stati portati in una città disabitata nel deserto del New Mexico e se la sono dovuta cavare nell’organizzarsi da soli. La trasmissione è sotto indagine negli Usa per sfruttamento di minori, ma in realtà oltreoceano non c’è nessuna regola che impedisca quella che sembra la nuova frontiera del reality. Gli ideatori spiegano che è una specie di esperimento educativo, qualcosa di simile a un campo di boy scout… I detrattori pensano che i minori andrebbero comunque protetti dall’intrusione della televisione nella loro vita. In Italia esiste la Carta di Treviso che impedirebbe l’arrivo di un programma del genere. Ma la Carta è una dichiarazione d’intenti deontologica, vincolante per l’appartenenza morale e disciplinare ai giornalisti italiani e nulla più. Non ha valore di legge, e viene fatta rispettare dal Garante. casa.jpg
Tutto questo però non significa che non ci si debba preoccupare. Kid nation contiene l’idea che il soggetto debole, se accetta, può essere usato. E chi oggi non vuole comparire in televisione? Basta pensare allo sviluppo imprevisto del delitto di Garlasco, dove per giorni hanno tenuto banco le due cugine esibizioniste della vittima, desiderose di apparire sui giornali e nei telegiornali. Che poi per la verità sono state usate e strumentalizzate dagli stessi giornali che si dicevano scandalizzati dalla loro voglia di apparire… Insomma il meccanismo del reality applicato ai bambini porta alla luce un rischio che c’è sempre in ogni trasmissione televisiva di questo tipo. E il rischio è proprio quello di scambiare la realtà con la sua rappresentazione, il che fa diventare schiavi dell’immagine. Si è protagonisti se si finisce nell’inquadratura, si passa alla storia se si trapassa il video… Non è così per nessuno. Protagonista, o meno, dei reality che si diventi. Quando Fabrizio Corona ha dovuto difendersi dall’accusa di estorsione nei confronti del calciatore della Roma Francesco Totti (poi caduta), spiegava che per Flavia Vento quel flirt poteva essere un’opportunità per finire all’ Isola dei famosi. Il suo vantaggio si riduceva a quello. Crudo ma realistico. E d’altra parte già sappiamo che quest’anno sull’Isola ci finirà Alessandro Cecchi Paone che aveva avuto il coraggio di criticare una certa deriva dei reality a una serata del Telegatto. E dunque mai esagerare con le critiche…


Gli ex campioni

agosto 26, 2007

Italo CucciLa Nazionale d’estate non va mai presa sul serio. Non a caso si chiama Italia. Non a caso l’Italia estiva – non solo quella calcistica – fa di tutto per non esser presa sul serio. Come mi insegnò Ferdinando Camon, tanti anni fa, l’unica cosa seria dell’estate italiana è il puntuale rincaro dei prezzi dei prodotti al consumo e l’altrettanto puntualissimo aumento delle tasse: ci prendono mentre ci trastulliamo sul mitico bagnasciuga o balliamo estasiati il tamurè. Oltrettutto, il metodo Visco è arrivato alla perfezione: prima ti fanno sapere che il Grande Evasore Valentino dovrà pagare al Fisco milioni di euro, poi a te ne scuciono qualche centinaio. E dovresti sentirti quasi soddisfatto. Divagando divagando, eccoti dunque, alla vigilia del Campionato più grande e più bello che pria, la Nazionale più brutta dell’ultimo ventennio, schiaffeggiata e offesa dall’Ungheria che con gli azzurri non faceva festa da quand’ero ragazzo io. Che succede, agli ex campioni del mondo? Niente di nuovo. Non è un caso che le nostre attese mondiali siano storicamente lunghe: dal ’38 all’82, dall’82 al 2006. Oltre a dover fare i conti con avversari potenti, siamo propensi all’appagamento. E forse proprio per questo quando poi vinciamo ce la godiamo da matti e invece di finire nella cronaca finiamo nella Storia. Stiamo giocando per conquistare un posto agli Europei del 2008 che si giocheranno in Austria e Svizzera: penso che ce la faremo, ma non pregusto grandi successi. L’Europa pallonara in chiave azzurra ci sta stretta, il torneo continentale l’abbiamo vinto una volta sola, nel 1968, e per portare a casa la Coppa Henry Delauneay c’è toccato far anche giochi di prestigio. E Moggi non c’era. Sarebbe forse l’ora di invertire la tendenza, visto che, nel frattempo, è abbondantemente mutato il concetto di Europa e ce ne andiamo a cogliere allori sui campi della Moldavia, dell’Estonia, della Lettonia e di tanti altri Paesi finalmente raggruppati intorno a una bandiera blu con tante stelle. È per questo che non mi limiterò alle considerazioni fatte un po’ da tutti i commentatori: l’Italia è caduta malamente a Budapest, perché-diconoindietro nella preparazione, priva di quegli stimoli che torneranno – assicurano – quando l’8 settembre incontreremo la Francia dello scorbutico, intrigante Domenech, un guitto che gode quando lo prendono sul serio e noi ci siamo cascati subito. Siamo indietro? E allora spiegatemi perché abbiamo portato alle stelle la Roma che ha spavaldamente sottratto all’Inter la Supercoppa. Era una finta? No. Ho ancora negli occhi quella fuga improvvisa di Totti che salta due-tre avversari, aggancia la palla con un calamitato tocco di destro, se la porta sulla testa, e poi avanti, grintoso, veloce e raffinato insieme. Scherzava? Era l’ultimo colpo di beach-football per annunciare la fine dell’estate? No. Era Totti. Quello che ha detto addio alla Nazionale. Quello che non è più disposto a sacrifici per un ideale che ritiene scaduto e ha scelto di dedicarsi solo alla Roma. Ne abbiamo parlato tanto concludendo che beh, pazienza, avanti il prossimo fuoriclasse. È sparito Baggio, può sparire anche Totti. È assetato di gloria, non un guerriero a riposo.Vuole essere corteggiato, riverito, pregato. Sempre pensando alla sua ultima convincente esibizione di San Siro, s’io fossi Donadoni andrei a Canossa. Ovvero a Trigoria. E chiederei umilmente a Francesco di ripensarci. Di tornare. Di dare una mano non solo a vincere ma a ricostruire l’immagine della Nazionale che in poco tempo, dalla notte di Berlino, s’è offuscata, banalizzata. Totti, De Rossi, Aquilani: c’è un filo giallorosso che bisognerebbe tingere d’azzurro a costo di inginocchiarsi davanti a Totti che s’è ritirato pieno d’amarezza non tanto per quei dolorini che talvolta l’assalgono ma per l’indifferenza mostratagli da un’Italia ingrata.


La logica della pizza

agosto 26, 2007

tubo_lil.jpgDev’essere un’esperienza unica litigare prima di mettere su famiglia. Nel non nato Partito democratico l’ultima rissa riguarda Hugo Chavez, il leader venezuelano. Europa, quotidiano della Margherita, scrive che «il regime populista di Chavez ha chiuso alcuni giornali e sciolto il sindacato» . Liberazione, quotidiano di Rifondazione comunista, replica: «Nessuno si è accorto che il leader peruviano ha concesso l’impunità ai militari nella repressione delle manifestazioni». E qui la logica va a ramengo. È come se io dicessi a un amico: «Questa pizzeria è sporca». E lui: «E allora? Più avanti ce n’è un’altra dove sniffano coca». Obiezione alquanto bambinesca. Ma non ci fu qualcuno che definì il massimalismo «malattia infantile del socialismo»?

P.M.F.


Presto l’ipertensione si curerà solo con il cioccolato fondente

agosto 22, 2007

Una dolce cura per l’ipertensione. Bastano solo 6,3 grammi di cioccolato fondente al giorno per ridurre i problemi causati dalla pressione arteriosa. Anni di ricerche di scienziati di tutto il mondo si risolvono in un delizioso e invitante pezzo di cacao amaro. Finalmente diete massacranti, angoscianti e complesse lasceranno il posto a gustose tavolette fondenti. Lo studio, pubblicato sul Journal of the American Medical Association, è ancora in fase di sperimentazione. Al momento il giornale americano si limita ad illustrare il test condotto in Germania su pazienti ipertesi. I medici hanno condotto le loro ricerche su un gruppo di 44 adulti di età compresa fra i 56 e i 77 anni. I pazienti hanno assunto per 18 settimane 6,3 grammi di cioccolato fondente. La pressione sistolica si è ridotta di circa 2,9 mg/Hg e quella diastolica di 1,9 mg/HG. Il risultato ottenuto è stato davvero incoraggiante: l’ipertensione è diminuita dall’86 per cento al 68 per cento. I soggetti in età avanzata sono stati i maggiori beneficiari dello studio pilota: la loro pressione è scesa ulteriormente rispetto ai più giovani. L’esperimento ha coinvolto anche pazienti non soggetti a problemi di ipertensione per dimostrare che una piccola quantità di cioccolato, anche non fondente, non arreca danni alla salute. L’idea è quella di sfatare il mito della cioccolata portatrice solo di ciccia e brufoli. Le barrette fanno bene, ma come tutte le cose bisogna non esagerare in nessun senso. Gli studiosi del gusto consigliano la via di mezzo: mangiare soltanto un pezzo di cioccolato ma tutti i giorni.

di Ornella Mollica


Atenei del Nord, primi per merito ma il Tesoro è avaro di risorse

agosto 22, 2007

L’università degli orroriTra le ragioni che spingono Umberto Bossi a minacciare in questi giorni lo sciopero fiscale di cittadini e imprese del Nord vessate dal governo, va considerata anche la situazione finanziaria degli atenei settentrionali. Nel documento stilata dalla Commissione tecnica per la Finanza pubblica del Tesoro, cinque atenei del Nord risultano sottofinanziati rispetto ai meriti, e tre di questi occupano la top ten di quelli cui sono state destinate minori risorse. Si va dal primato di Trento al quarto posto di Udine, mentre risultano ben piazzate la Ca’ Foscari di Venezia all’ottavo posto e Padova che arranca al quindicesimo. Le “misure per il risanamento finanziario e l’incentivazione dell’efficacia e dell’efficienza del sistema universitario” mostrano infatti evidenti squilibri nell’applicazione pratica, e quello che ne emerge è un quadro a tinte fosche, dove le università nordestine, tra le più blasonate si sono trasformate nelle più bastonate. Il patto per l’efficienza e la meritocrazia messo a punto dai ministri Fabio Mussi e Tommaso Padoa Schioppa, creano più di qualche interrogativo. Se si comparano il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) assegnato ad ogni ateneo e quello teorico per cui nella distribuzione delle risorse si tiene conto dei canoni meritocratici fissati dal Comitato di valutazione del ministero, i conti non quadrano. I parametri dovrebbero considerare infatti il numero di studenti iscritti, i crediti formativi maturati, e il computo dei laureati di ciascun ateneo. Eppure, nonostante i risultati prodotti, essere virtuosi non paga abbastanza. Specie a Trento, dove a fronte di qualità e degli standard virtuosi, mancano all’appello introiti per il 43 per cento. Gravi imbarazzi meritocratici anche per le finanze di Udine, che lamenta sottrazioni del venti per cento (circa sedici milioni di euro) e per quelle di Padova (dieci per cento) e Venezia (diciassette). Una situazione che penalizza la virtù e i risultati prodotti, sulla base di tradizioni inveterate. «Nel 2006 – ha spiegato il direttore amministrativo dell’università di Udine Daniele Livon – soltanto cinquanta milioni furono divisi per meritocrazia. Gli altri sette miliardi di euro del Fondo, ebbero come primo criterio di aggiudicazione il 99,5 per cento dello storico assegnato a ogni università». Le speranze degli atenei virtuosi si riversano nel 2008, in cui la somma dovrebbe salire a 350 milioni di euro. Non una grande somma, se si considera che merito e virtù, varranno ancora il 5 per cento del Fondo ordinario.

di Francesco Lo Dico


Sì kid, figli per tutta la vita

agosto 22, 2007

Casa BanfiC’è una psicanalista francese che ha deciso di venire allo scoperto. E come il Riccardo III di Shakespeare, nella sua perfidia, di uscire dall’ipocrisia. Ha scritto un libro “No kid”, no figli, che ha il merito di non avere peli sulla lingua. Corinne Maier, che pure di figli ne ha avuti due, sostiene che rovinano la vita. Ed elenca 40 motivi per non farne. Eccone dieci: 1) Il parto è una tortura; 2) Diventerete dispensatrici ambulanti di cibo; 3) Lotterete per continuare a divertirvi; 4) Perderete i contatti con gli amici; 5) Dovrete imparare un linguaggio da veri idioti per riuscire a comunicare con i vostri figli; 6) I figli uccideranno il vostro desiderio; 7) I figli suonano la campana a morto della vostra vita di coppia; 8) Fare figli è da conformisti; 9) I figli costano; 10) Verrete ingannati pensando che non esista niente come un figlio perfetto. E così via. Si è quasi portati a simpatizzare per tale schiettezza. Dei figli che invadono il proprio ego e stroncano famiglia, carriera, desiderio sessuale? Ma chi li vorrebbe mai? E invece misteriosamente la vita continua.casa.jpg
C’è ancora chi ha voglia di scommettere che l’irruzione di un altro può migliorare e non peggiorare la tua vita. Certo la Maier, francese ed emancipata, fa parte di un mondo che sembra un po’ aver perso il senso della maternità e della famiglia. Dichiara ciò che altri pensano e non dicono. Ma anche egoisticamente parlando, è un grosso errore pensarla così. Senza figli si perde il contatto con la realtà. Ci si illude di essere sempre giovani, non si sa che farsene delle ricchezze accumulate, non si porta un pezzo di sé nel futuro del mondo e della storia… Fare figli non è affatto altruistico, è egoisticamente magnifico. Quando va bene ( e prima o poi va bene sempre) dai figli si impara. Per non parlare dei nipoti… Ma che razza di uomo e di donna abbiamo costruito nel Duemila se non riesce a concepire l’amore se non come possesso (fino alla morte per gelosia, tanto frequente nelle cronache di oggi), se non percepisce più la bellezza del procreare, del prolungare la propria vita in un altro, diverso ed uguale da te? Chi ha la fortuna di avere figli (e quanti che non ne possono avere ci soffrono!) sa che le estremizzazioni della Maier vanno bene come confessioni di una casalinga disperata, attempata e stressata, cui gli aiuti delle numerose colf straniere non bastano a lenire la fatica di allevare due figli. Col marito che magari passa solo gli alimenti. Sì kid, sì figli tutta la vita. Perdinci.

di Alessandro Banfi


Viva Cécilia!

agosto 19, 2007

tubo_lil.jpgPrima delle elezioni era una disinibita monella, poi quando è diventata la première dame de France i giornali, archiviato il fascino di Ségolène Royal, hanno celebrato il trionfo di Cécilia Sarkozy: per classe (ne ha da vendere), per intelligenza (pare sia la consigliera più arguta del marito), per l’abitudine a evitare luoghi comuni e banalità, per i tacchi bassi (è più alta del consorte). Ora, a leggere i giornali sia francesi che italiani, è stella cadente: snob, arrogante, capricciosa. L’hanno pure criticata per essersi sottratta alla foto di gruppo con le infermiere bulgare che lei ha liberato dalla gogna libica. Come se la sua discrezione fosse cosa esecrabile. Insomma: non va mai bene niente se una donna è intelligente e libera. Stesso accanimento per Nicolas le president: L’hanno bacchettato per gli occhiali da sole “a goccia”, come se fossero roba da gangster. Che sia invidia?