Se i bamboccioni non si ribellano è colpa del ’68

ottobre 25, 2007

Come è possibile che la generazione dei bamboccioni non è ancora scesa nelle piazze? Si domanda stupito Gian Antonio Stella dalle colonne del Corriere della Sera. Eppure, prosegue l’autore de La casta nel suo ragionamento ai trenta quarantenni di oggi la generazione più anziana ha tolto tutto: opportunità, occasioni, risorse, persino la speranza. Che aspettano i giovani a incazzarsi allora? Visto che ognuno di loro, continua Stella citando il libro di Tito Boeri e Vincenzo Galasso Contro i giovani (Mondadori) si ritrovano gravati ciascuno da 80mila euro di debito pubblico e 250mila di debito pensionistico. E versano il 45 per cento dei propri soldi per pagare la pensione di chi, a suo tempo, aveva versato il 30 per cento. Con la prospettiva, a suo tempo, di ritrovarsi poi loro con un obolo mensile ». Che aspettano allora ad aprire una nuova stagione di rivolta questi giovani? La risposta, sembrerà strano, è semplicissima. I giovani non si ribellano perchè prima di ribellarsi bisogna vivere. Meglio sopravvivere. Pagare l’affitto, tenersi un lavoro sempre più precario e sempre più indecente, gerarchizzato secondo logiche che di meritocratico non hanno nulla. A veder bene il 68 non l’- hanno fatto dei marginali, a fare casino, scendere nelle piazze, contestare il sistema e in qualche misura rovesciarne i rapporti di forza all’interno, sono stati i figli d’una borghesia che ha regalato ai suoi giovani la corda con cui impiccarla. I patricidi di ieri avendo capito la lezione con quella corda i figli (quelli degli altri soprattutto) li stanno impiccando.

pubblicato su L’Indipendente di oggi (cliccate per scaricare gratuitamente tutto il giornale)

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Via gli ascensori della vergogna dal vittoriano!

ottobre 19, 2007

Vittoriano_ascensoriA: Al ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli

Rivolgiamo al ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli un appello affinché faccia rimuovere gli ascensori panoramici che stanno sfregiando l’Altare della Patria, sacrario della nazione e simbolo dell’unità.

Carlo Ripa di Meana, Alberto Asor Rosa, Vittorio Sgarbi ma anche personalità politiche come Paolo Brutti e Giorgia Meloni. Sono alcuni dei nomi che hanno aderito all’appello che il quotidiano l’Indipendente ha lanciato per chiedere al ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli l’immediata rimozione degli ascensori panoramici dall’Altare della Patria. Ascensori che, secondo l’Indipendente, stanno sfregiando il monumento simbolo dell’unità nazionale. Tra gli altri firmatari anche:

Carlo Ripa di Meana

Giulio Andreaotti
Alberto Asor Rosa
Paolo Brutti
Italo Cucci
Andrea Emiliani
Vittorio Emiliani
Oscar Giannino
Alessandro Giuli
Giorgia Meloni
Giulio Meotti
Enrico Montanari
Gian Enrico Rusconi
Vittorio Sgarbi
Marco Travaglio
Duccio Trombadori

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Ora Bearzot piace a tutti

ottobre 8, 2007

Italo CucciEnzo Bearzot ha compiuto ottant’anni il 26 settembre. Lo chiamavamo Vecio fin da giovane, mi auguro che adesso abbia uno spirito più leggero, un cuore più lieto di quando lo conobbi. Prima litigando, poi realizzando una bell’amicizia, poi finendo lontani, sodali – io spero – almeno nei pensieri. In ritardo sui festeggiamenti (non conto mai gli anni che corrono, neanche i miei) posso solo dirgli «ti voglio bene» con qualche ricordo che ci riporti alla stagione più bella della sua (e mia) vita, il Mondiale dell’Ottantadue. Ho letto, in occasione del compleanno che lo fa a tutti gli effetti anagraficamente senatore (“vecchio” non si usa più) che qualcuno pensò di candidarlo, anni fa, senatore a vita, mentre l’inquilino del Colle era Ciampi. Non se ne fece niente. Forse per volontà dello stesso Bearzot, come a suo tempo aveva fatto Enzo Ferrari, che rifiutò il laticlavio. O forse perché la proposta era stata avanzata dal centrodestra. Se ci fosse stato ancora Pertini, al Quirinale, quell’onore gli sarebbe stato concesso. Il vecchio Presidente gli doveva il giorno più bello della sua vita – la festa mundial del Bernabeu, a Madrid, quando s’era messo a ballare davanti all’attonito Juan Carlos di Spagna – e la più emozionante partita a tressette. Leggi il seguito di questo post »


Il dottor Fulvio qualunquista: «Dovetti perdere col Duce»

ottobre 1, 2007

Italo CucciA modo mio qualunquista lo sono stato anche io. Chi me lo disse in faccia, un giorno, fu Gianni Brera. Ero appena arrivato al Guerino, a Milano, da Bologna, e il direttor Giovanni aveva il dente avvelenato con i bolognesi per via dello scudetto “rubato” all’Inter nello spareggio dell’Olimpico. Già, il direttore Brera: in verità, l’unica volta che lo chiamai così mi mandò a quel paese, spiegandomi che lui era un uomo libero e che i direttori sono schiavi del padrone più di quanto non lo siano i modesti redattori, e lui col Conte Rognoni di Romagna – che chiamava il Passator del Mese alla stregua del mitico dottor Pelloni del Carlino – faceva quel che voleva, imponendosi come anarchico di lusso, e il Conte abbozzava. Felice. Dunque arrivai a Piazza Duca d’Aosta e la prima volta che aprii bocca in redazione per parlar di calcio, decantando le virtù dei rossoblù e del loro tecnico, Fulvio Bernardini, che ne schierava quattro e mezzo là davanti a fabbricare gol (Perani, Bulgarelli, Nielsen, Haller e Pascutti, Giacomino lavorava per tutti) Giovanni disse alzando il sopracciglio: «L’è ‘rivà un qualunquista». Leggi il seguito di questo post »


Halo3: uno spot che è arte

settembre 25, 2007

Domani sarà un giorno normale per le persone comuni, ma sarà un giorno speciale per i giocatori di tutto il mondo (forse non proprio tutti, ma qulli che posseggono una xbox360 di sicuro). Domani infatti esce Halo3. Anni (3 per la precisioni) per realizzare quello che sarà un classico annunciato, visti i voti che ha ricevuto nelle recensioni di mezzo mondo. La psicosi corre sul filo del collegamento internet visto che tutti quelli che in qualche modo riusciranno a procurarsi una copia del gioco per vie traverse, verranno bannati (ovvero espulsi) dal servizio di gioco online Xbox Live!. Il batage pubblicitario ha già colpito i quotidiani del belpaese, ma ciò che lascia a bocca aperta è lo spot televisivo (scusate ma non sono grande frequentatore della tv nostrana quindi non so dire se sia stato mandato in onda anche da noi) che vi posto qui sotto. Arte in movimento, pathos e coinvolgimento. In una parola: believe.

ps: io intanto domani lo farò mio ovviamente…