Authority, i pericoli di una riforma

maggio 11, 2007

politica.jpgPremessa: L’Indipendente ha aperto un dibattito sulla riforma delle Authority attualmente all’esame del Senato, individuandone omissioni e criticità. Sono stati ascoltati in merito esperti di diritto e l’ex-senatore Franco Debenedetti. Tutti concordano: così com’è il testo di riforma non è sufficiente a garantire il giusto funzionamento delle Autorità indipendenti e la loro autonomia dal potere politico e giudiziario. Qui di seguito ci sono alcuni stralci della nostra inchiesta.

Authority/1: Tre omissioni nella riforma delle Authority – Nero di China
Sarà la volta buona per definire il futuro assetto delle Authority? Rimasto sull’uscio di Palazzo Chigi per oltre un lustro, a marzo un disegno di legge è stato infine presentato dal governo Prodi. In Parlamento, però, l’iter avanza lento e il relatore ulivista della commissione Affari costituzionali del Senato, Massimo Villone, ha già messo in evidenza alcuni rischi a cui va incontro il ddl così com’è: dall’indebolimento della capacità del governo di fornire l’indirizzo politico, a quello di una proliferazione delle Autorità con conseguente spreco di denaro pubblico. Ma a queste aree critiche vanno aggiunte alcune vere e proprie omissioni che il Parlamento dovrebbe sanare. Prima di tutto c’è il capitolo-sanzioni: l’obiettivo non è quello di tartassare gli operatori, ma se un’Autorità deve esercitare una moral suasion per evitare comportamenti scorretti, l’arsenale a sua disposizione deve essere credibile. Attualmente le sanzioni non agiscono da deterrente: quelle finanziarie non sono neppure lontanamente commisurate ai fatturati degli operatori, col risultato che spesso conviene ignorare le regole e – eventualmente – pagare le multe, mentre quelle tecniche – come la sospensione o il ritiro di una licenza – sono raramente applicate. Al meccanismo sanzionatorio mancano quindi i denti per mordere. Leggi il seguito di questo post »