Onu: quando i soldi servono per evitare le guerre

maggio 2, 2007

Giornale«Se non ci fosse l’Onu bisognerebbe inventarlo», diceva con una punta di ironia l’ambasciatore Paolo Fulci. Concordiamo, sebbene numerosi siano stati i detrattori che hanno espresso critiche e talvolta diffuso un’immagine dell’istituzione poco aderente alla realtà. Non intendiamo fare una difesa pro forma di un organismo internazionale che invero ha dimostrato molte volte di non essere all’altezza dei compiti affidatigli, ma piuttosto riconoscere che senza le Nazioni Unite il mondo sarebbe un posto peggiore. Le debacle vissute negli anni Novanta (Angola, Bosnia, Ruanda, Somalia) sono compensate da interventi di cooperazione che portano pace, stabilità e vivibilità in numerose aree del pianeta, facendo per molti la differenza tra disperazione e speranza. La riflessione che si impone è semplice: che cosa sarebbe successo senza la presenza dell’Onu in aree travagliate del pianeta? La risposta è scontata: fame, morte, guerra e pestilenza sarebbero rimasti padroni del campo. Occorre infatti rammentare che l’Onu opera attraverso ben 30 diverse agenzie che si occupano di tutto, dall’educazione all’agricoltura, dalla sanità all’industria, dai rifugiati al commercio, al rispetto dei diritti umani. Ogni agenzia porta avanti progetti di riqualificazione e formazione economica e culturale di cui poco si parla, mentre largo spazio viene dato sui media alle operazioni di carattere militare, sebbene queste siano solo la punta dell’iceberg e l’ultima risorsa a fronte di un lavoro volto proprio a evitarle. Non c’è dubbio che i progetti di assistenza rappresentino un costo per i Paesi membri dell’Onu, ma è lecito calcolare che ogni dollaro non investito in aiuti finirà per essere speso in interventi militari, probabilmente con sacrificio di vite umane. Se la Somalia fosse stata assistita in maniera più concreta, con maggiori investimenti e una maggiore presenza, non si sarebbe arrivati alle stragi e non si sarebbe poi dovuto ricorrere ad un costosissimo intervento militare, secondo la realistica equazione per cui dove non c’è la sopraffazione alimentata dalla miseria non c’è guerra. Non è vero pertanto, come alcuni critici ripetono, che l’Onu è un baraccone inefficiente che inghiotte quantitativi enormi di denaro, soprattutto per pagare gli stipendi, come emerge da una recente ricerca. I salari incidono solo per il 15 per cento sul bilancio, mentre l’85 per cento è utilizzato per finanziare i programmi. L’Italia è il quarto Paese contribuente, ma riteniamo si tratti di denaro ben speso, se si considera che serve a disinnescare processi degenerativi che possono sfociare in conflitti e quindi in ben più impegnativi, pericolosi e costosi interventi dei Caschi Blu.

di Arduino Paniccia