Il Mattone 2.0, la nuova frontiera delle truffe online

ottobre 30, 2007

Negli anni ’80 era in voga la truffa del mattone. Il losco figuro di turno ti si avvicinava e ti proponeva l’affare della vita. Videoregistratori, telecamete, autoradio e televisori erano gli ammalianti oggetti del desiderio. E tu magari, gongolante per l’occasione inaudita, allungavi i tuoi pezzi da cento al turlupinatore, salvo poi accorgerti che il contenuto del pacco non era l’ultimo ritrovato dell’alta fedeltà, ma la materia prima per l’edilizia: un bel mattone.
In questo senso i racconti di turlupinati e turlupinatori si sprecano, anche se di solito i protagonisti erano sempre amici, conoscenti o parenti alla lontana. Difficile ammettere di essere caduti nella rete di un truffatore della domenica.

Quei tempi non sono poi così lontani e la notizia che trovate qui fa sembrare gli Usa una succursale della migliore Napoli.

BestBuy è uno dei più importanti store americani, dotato di una versione online e di una versione fisica in cui ritirare i propri acquisti. Prezzi vantaggiosi e grandi offerte, finchè non ti viene in mente, appunto, di regalarti un bell’hard disk da un Tera, salvo poi trovarti la scatola ripiena di succulenti mattoni e tegole varie. Nel racconto dell’utente/acquirente/blogger (peraltro accompagnato da foto esplicative) si capisce lo sconforto di subire ai giorni nostri proprio una di quelle truffe anni 80 citate in apertura di post (e non poter essere rimborsati, perlatro). E allora cosa fare? di certo controllare il contenuto del proprio pacco direttamente nel negozio. Questo ovviamente sempre che non si sappia rispondere alla domanda: “pesa più un tera di byte o un tera di mattoni”.

BestBuy, non sembra poi essere così esente da altre critiche sulle presunte truffe messe in atto dai propri dipendenti. Spulciando nella rete si trova anche gente truffata con l’aiuto di un portale fasullo utilizzato internamente. Il funzionamento è molto semplice. L’ignaro acquirente si reca nel punto vendita per ritirare, per esempio, un televisore che sul bestbuy.com “casalingo” costa $1200, ma arrivato al negozio il prezzo è inspiegabilmente lievitato di $300. “Mah si figuri esimio acquirente del prestigioso store americano, guardi qui sul nostro sito web. Il prezzo è inequivocabilmente di $1500”. La gabola sta nel fatto che gli url mostrati dal sagace dipendente, puntano a una versione destinata al solo staff di BestBuy.

Probabilmente visto il volume di traffico e il bacino di utenza allargato la catena può permettersi di mettere in pratica mezzucci del genere per rimpinguare i salari. Certo è che una pubblicità negativa del genere può montare facilmente grazie a blog e social network (che molte volte le aziende non sappiano usare il web2.0 lo abbiamo già detto qui), e questi stessi strumenti dovrebbero essere utilizzati internamente per smentire il tutto in caso di bufala, ma anche per tranquillizzare l’utente titubante.

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I Simpson vanno a Springfield. Quella vera

marzo 15, 2007

Ci sono molti misteri insoluti nella storia dell’umanità. Di sicuro uno di quelli che rimarranno insoluti per più tempo è legato ai Simpsons. Dov’è Springfield? In quale stato si trova? Siamo lontani dal risolverlo, ma per l’uscita del nuovo film della famiglia più gialla del mondo, the Simspon Movie, si stanno facendo dei passi avanti, almeno in America. Si perchè verrà proiettato proprio a Spriengfield. Ma quale? 16 delle 32 città americane che portano quel nome sono state scelte per ospitare la premiere del film. Le altre 30 cittadine omonime sparse per il mondo dovranno restare a guardare. Chissà cosa penseranno nelle vicine Shelbyville

qui e qui ci sono un po’ di notizie in giro dalla rete


Incredibile. Gli americani fingono l’orgasmo

marzo 13, 2007

Elvis the Pelvis lo ha ideato fra un colpo di bacino e una carezza al ciuffo, Barry White l’ha lanciato a colpi di tosse (tanti) e rime glamour (un po’ meno). Richard Gere ne ha fatto un prodotto per donne toste, di quelle disposte a pagare pur di avere una carogna spettinata a cena. Ma il mito del macho americano è arrivato al crollo. Perché adesso finge anche lui, di più e meglio di tutte quelle donne che gli hanno fatto credere di essere un sex-symbol per intercessione di James Brown. La rivista americana Lavalife non lascia dubbi: il 48 per cento dei 9 mila maschi americani intervistati ha ammesso di aver simulato l’orgasmo più di una volta. «Quando se ne parla,la gente è portata a pensare che è un’esclusiva femminile», commenta l’ideatrice del sondaggio, Ambrose Diaz, «ma i nostri risultati non fanno che confermare le perplessità di molte donne e i timori dei nuovi uomini,molto più incerti e ambigui che in passato». Dopo l’amore infatti, accadeva sempre che le donne se la cavavano con un «sono stata bene». L’uomo sondava, tentava qualche metafora, ma poi si rassegnava. Come al solito. Assolte per assenza di prove. Ma il maschio moderno? Come fa a mentire, abituato a stare da sempre in un corpo che sembra disegnato da Giuda,progettato per tradirlo? «Il condom ha reso tutto più facile», risponde la Diaz,ma anche per chi non lo utilizza. Secondo il nostro sondaggio, molti di quelli che hanno simulato un orgasmo senza, dicono di soffrire di scarsa eiaculazione». E’ lui il complice dei ragazzi interrotti, l’amico lattice cui affidano tutti i loro segreti, dunque. Oppure la scienza, che gli fornisce la panacea: aneiaculazione,una parola per cui certo si poteva fare di meglio. Ma che cosa c’è dietro questo improvviso dietrofront sulla strada tracciata da Adamo? Per Ambrose Diaz, molte cose: «la stanchezza,la serata no, hanno già fatto sesso e sono appagati,la preoccupazione per un’improvvisa perdita di erezione». Moventi deboli, resi però interessanti, se incrociati con i dati sulle donne. L’82 per cento delle 7 mila coinvolte nel sondaggio,ha detto di aver simulato più volte l’ orgasmo.
L’uomo americano ha imparato cioè dalla donna, ha studiato con attenzione la Meg Ryan di Harry ti presento Sally, quella che mimava una performance erotica perfetta al tavolino di un bar, prendendosi gioco di quei fessacchiotti dei maschietti.
Si è adeguato al malessere di essere uomo in questi tempi. Ha il bisogno di essere ammiccante come Elvis ma un po’rude come Rambo, cinico come un american gigolo ma lento come uno slow di Otis Redding. E confuso, incapace di essere ogni cosa, preferisce la menzogna e il sempre sano mal di testa.


Dagli Usa la campagna elettorale su youTube

marzo 1, 2007

Ai politici americani il web piace, e questo lo si era già capito, e siccome se oggi non cavalchi il successo della rete e non ne sfrutti i benefici non sei nessuno, adesso si punta anche su youTube. Obama, Hillary, ma anche Edwards, Richardson, McCain, Romney e Giuliani avranno un canale preferenziale per parlare con il proprio elettorato con il servizio You Choose 08 di youTube. In poche parole posteranno i loro video come tutti i comuni cristiani (e non) di questa terra. La cosa interessante è che gli stessi comuni cristiani (e non), potranno rispondere. Se da un lato l’idea è buona, dall’altro può essere anche un’arma a doppio taglio e ritrocersi contro i candidati stessi. Non c’è infatti filtro in ciò che viene inserito sulla rete e quindi potranno iniziare a fiorire anche i numerosi video delle gaffe dei politici stessi come quella famosa del senatore Allen beccato a dispensare commenti razzisti durante una trasmissione televisiva [la cosa aveva avuto parecchio seguito tanto da generare anche alcuni divertenti giochi, trai quali molto bello è quello che permette di selezionare l’insulto adatto per ognuno a seconda dell’etnia]. Per ora non si sono ancora visti questi video, in compenso non sono infrequenti quelli che paragonano un candidato all’altro, e che si basano sull’esaltare le brutture degli avversari, piuttosto che esaltare le potenzialità dei propri beniamini.


Obama batte Hillary, almeno su internet

febbraio 26, 2007

«Clicca qui per aggiungere Obama alla tua lista di amici». Non si tratta di un Obama qualunque, ma proprio del candidato alla carica di presidente degli Stati Uniti d’America. Nulla di strano, tutto in linea con la nuova strategia di campagna elettorale. Il senatore dell’Illinois punta forte sul web. E si fa pescatore di uomini nella rete di MySpace, famoso portale di comunità virtuali in cui il deputato del Partito democratico ha fatto da poco capolino. Una cyber- avventura che gli ha già fruttato un consenso popolare fatto di grandi numeri: quasi 45.000 sostenitori e 8.000 commenti nel proprio forum. E Hillary? Che cosa fa in questa battaglia per la fratellanza digitale? Non sta certo a guardare, ma a onor del vero non gode della stessa approvazione del rivale: gli iscritti alla sua pagina personale sono meno della metà e i commenti dei visitatori solo un quarto di quelli di Obama. Ma MySpace non è il solo campo di battaglia sul quale Barack fa mangiare la polvere alla ex first lady. Il senatore dell’Illinois spadroneggia anche su FaceBook, il sito preferito dagli studenti dei college a stelle e strisce. Su queste pagine è ormai consistente il numero di gruppi nati per supportare la sua campagna, e il più famoso di questi conta già 300mila iscritti, che potrebbero diventare un milione entro aprile. Hillary è invece il fanalino di coda con soli tremila miseri supporter. La volontà di esplorare i meandri più giovani del web neasce da una nuova visione del panorama elettorale per la quale si cerca di battezzare le nuove leve già dai primi vagiti di coscienza politica. Uno spazio, quello sul web, dove è possibile parlare direttamente alla gente e dove i candidati mostrano il loro lato umano, in attesa di una promozione alla Casa Bianca.


L’iPod che odia le zebre

febbraio 8, 2007

no iPodIl WWF non ha nulla a che fare, le zebre di cui si parla sono quelle dell’attraversamento pedonale. La città è New Yor, dove il senatore Carl Kruger ha deciso di multare chi verrà sorpreso ad attraversare la strada con un iPod nelle orecchie. Sarà un sostenitore dello Zune di Microsoft? No, ha solo deciso di prendere provvedimenti contro la moda incalzante dei gadget che distolgono l’attenzione pedonale. Lettori mp3, blackberry, psp, nintendo ds e palmari non sono più i benvenuti sulle strade newyorkesi, ed hanno già portato alla morte di 3 persone dal mese di settembre ad oggi. Il “trance da gadget elettronico” è responsabile della disattenzione durante l’attraversamento della carreggiata. Hai voglia a urlare “Watch out!” quando hai nelle orecchie i System of a down o ti stai facendo una partita a super Mario. Niente distrazioni, i device elettronici meglio usarli alla fermata del pullman per chi ha intenzione di recarsi nella Grande Mela.


La dieta del panino e perdi 106 chili

gennaio 25, 2007

subway jaredIl nome è Subway. Da noi in Italia non esiste [a parte 7 basi militari Usa presenti sul nostro territorio], ma in America è una delle catene di fast food più importanti ed è specializzata in Sandwich. Panini insomma e fin qui non c’è nulla di particolare. La cosa interessante è il testimonial scelto dagli specialisti dell’imbottitura alimentare. Si chiama Jared Fogle, ma il suo cognome non lo conosce nessuno, per gli americani è semplicemente Jared the Subway Guy. La sua storia invece la conoscono tutti. Al college era il classico nerd, quasi un metro e novanta per 192kg di studente di Management finchè un giorno decise che i problemi legati al peso dovevano finire. Niente autobus per spostarsi, solo camminate salutari e soprattutto una dieta ferrea fatta esclusivamente di panini, più precisamente di quelli che si trovano al fastfood Subway appunto. Dopo un anno di menu imbottiti ingurgitati [ed esercizio fisico ovviamente] il miracolo avvenne e 106 sparirono dal brufoloso studente. All’inizio il successo arrivo sulle pagine del giornale dell’università fino a che la eco della notizia giunse alle orecchie della catena di panini che lo assunse come testimonial. La dieta è funzionata, Jared è dimagrito, in compenso il suo portafogli è ingrassato e non poco. La popolarità poi è tale da averlo reso partecipe di sketch umoristici in programmi come saturday night live e south park. Non si può fare altro che apprezzare l’ingegno del giovane mangia sandwich che è riuscito in un sol colpo a risolvere sia il problema del peso e sia il problema del lavoro. Se la dieta avesse come scopo fin dall’inizio quello di entrare a far parte della catena di fast food, questo nessuno lo sa, ma di sicuro ora si gode il successo e la gente lo riconosce ovviamente per strada come si vede qui. In questa pagina invece ci sono i video in cui si possono vedere i cambiamenti di Jared. Certo a vederlo mangiare da solo i suoi panini di marca seduto sulla panchina, sembra proprio di vedere una versione riveduta e corretta di Forrest Gump. Forse al posto della piuma ci sarà una foglia di lattuga.

jared forrest