Il naufragio discreto dell’università europea

maggio 29, 2007

L’università degli orroriOrmai da tempo i discorsi intorno all’Università hanno il loro saldo protocollo. Il gioco delle parti prevede un mondo della politica che ne reclama a gran voce l’aspetto professionale (il rendimento funzionale e l’adattamento alle richieste del mondo del lavoro), mentre da parte loro i rappresentati della casta universitaria ne difendono l’indipendenza intellettuale, richiamandosi ad un’autonomia quasi spirituale, per così dire, prima che legislativa. In mezzo a questo dialogo tra sordi, il naufragio “discreto” dell’Università di massa. Discreto perché pur se sotto gli occhi di tutti riesce a non imporsi in tutta la sua gravità come una vera emergenza morale. «Un numero sempre crescente di liceali e studenti universitari è incapace di articolare in una lingua comprensibile un pensiero coerente su un soggetto semplice. Questo è un problema enorme in una società dove la dimensione intellettuale delle professioni è decisamente più importante rispetto a cento anni fa». Conforta (o deprime ulteriormente) constatare che guardando fuori dai nostri confini le cose non stanno diversamente, visto che a parlare è Pierre Jourde – scrittore e docente di Letteratura all’Università di Stendahl-Grenoble III – che su questa “distruzione organizzata del sapere” ha incentrato (e curato) l’opera collettiva, Université: La Grande Illusion, da poco pubblicata in Francia. Seppur dedicata al contesto transalpino, l’analisi evidentemente riguarda innanzitutto il posto e il ruolo che l’Università occupa nelle nostra società, perché senza sapere a cosa essa è destinata e quali debbano oggi essere i suoi compiti, nessuna riforma etica o pragmatica può cogliere nel segno. Leggi il seguito di questo post »

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