Giornalisti, non Rambo con carta e penna

marzo 22, 2007

Abbiamo già parlato del mestiere di reporter in tempo di guerra, qui con l’articolo di Filippo di Robilant che fornisce il suo punto di vista e qui con altre considerazioni sulla vicenda Mastrogiacomo e suo entourage. Prendo spunto dal giornale di oggi sul quale c’è un articolo di Silvia Marchetti (che potete scaricare qui in quarta pagina [se invece volete abbonarvi gratuitamente a L’Indipendente andate qui invece 🙂 ] ) in cui il fuoco è puntato sulla formazione ricevuta da chi si trova a fare giornalismo nei terreni caldi. Queste persone di solito non vengono mandate allo sbaraglio, ma affrontano, prevenitvamente, dei corsi speciali molte volte patrocinati da formazioni militari. è per esempio il caso della Scuola Superiore Santanna di Pisa che organizza un importante corso di peacekeeping in collaborazione con la Folgore. La frase che sintetizza in maniera eccellente e inquadra la figura del reporter di guerra nel suo spazio vitale è stata pronunciata da Andrea de Guttry, responsabile del corso sopracitato:

 «Noi non formiamo dei rambo ci limitiamo a trasferire agli inviati il bagaglio di conoscenze necessarie, perché oggi devono essere maggiormente consapevoli dei pericoli a cui vanno incontro. Sono diventati oggetto di interessi e devono trovare un giusto equilibrio tra la ricerca della notizia e il non contribuire a inasprire il conflitto.»

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