Un padre in valigia

luglio 12, 2007

Orhan Pamuk, La valigia di mio padre
Einaudi Vele, pag. 71 Euro 8,00

Tre conferenze, compreso il conferimento del Premio Nobel 2006. Tre occasioni durante le quali Orhan Pamuk prende le mosse dal ricordo di una valigia donatagli dal padre, contenente manoscritti e taccuini gelosamente custoditi che, prima con la mente e poi nella realtà, permettono di parlare della propria concezione della letteratura. Grazie ad un’attenta ricognizione – e con suo grande sollievo – l’autore ha infatti potuto scoprire i motivi per cui il padre non era mai diventato uno scrittore tanto bravo quanto lui. Abituato ad una vita agiata e contornato da amici, non avrebbe mai sostenuto la scelta di autoreclusione e ristrettezza economica necessaria e connaturata all’attività dello scrivere, perchè aveva preferito vivere nel turbinio della vita stando in mezzo agli altri. Rinunciando così ad un lavoro incessante e paziente volto alla costruzione di mondi che prima non esistevano, attitudine che Pamuk attribuisce al vero scrittore, in grado di entrare nei panni di un altro tramite la forza dell’immaginazione, e capace di raccontare le proprie ferite come se fossero quelle di un’altra persona. Il ringraziamento che Pamuk rivolge al termine delle conferenze, di conseguenza, è rivolto al padre: per averlo fatto accedere ad una biblioteca ricca di volumi decisivi per la sua formazione (Dostoevskij, Tolstoj, Mann, Proust, Nabokov); ma, sopratutto, per avergli lasciato un’eredità leggera, indicando una strada percorribile senza obbligarlo ad una competizione infinita.

Ascolta: La conferenza di Orhan Pamuk La valigia di mio padre durante la cerimonia di conferimento del premio Nobel con traduzione dal turco all’inglese.


Il genocidio degli armeni. L’altra faccia della Turchia

maggio 10, 2007

Alberto Rosselli, L’olocausto armeno
Solfanelli, 79 PAG. 7,50 EURO

Il genocidio armeno è il primo del XX secolo ad essere stato documentato con testi e fotografie ed è da questo massacro che verrà coniato il termine indicante lo sterminio di massa. Storicamente la mattanza contro gli armeni si suddivide in due fasi riconducibili al periodo 1894-96 con la morte di 250.000 armeni e al massacro di 1.500.000 persone nel 1915. I motivi della repressione, politici e religiosi, scaturiscono dalla vicendevole insofferenza tra la maggioranza musulmana turca e curda e la minoranza armena cristiana, perseguitata insieme agli ebrei. Nel 1914 l’ascesa del movimento rivoluzionario dei Giovani Turchi progetta l’eliminazione del sultano per avviare la modernizzazione del Paese e conduce a una progressiva soppressione di esponenti dell’élite militare, notabile e politica armena, culminata nella deportazione di massa in Siria e Mesopotamia, con l’allestimento di campi di concentramento dove si diffondono epidemie di tifo e vaiolo, torture, sperimentazioni di nuovi farmaci e vendite di ragazze e bambini ai bordelli, con la confisca dei beni ai deportati. Il libro di Rosselli si oppone alla politica negazionista del governo turco che ha processato gli scrittori Orhan Pamuk e Elif Shafak (rei di aver offeso l’identità turca citando il genocidio), e al clima di terrore provocato dall’omicidio del giornalista armeno Hrant Dink nel gennaio scorso da parte delle frange ultranazionaliste, evento che ha spinto alla fuga lo stesso Pamuk.