Hanno firmato il contratto dei fannulloni

maggio 30, 2007

GiornaleQuello che è stato concordato dal presidente del Consiglio con i segretari generali dei sindacati si può a ragione chiamare il contratto dei fannulloni. Naturalmente nessuno può sostenere che i tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici in Italia siano tutti mangiapane a ufo, e neppure che a questa categoria possa essere iscritta una maggioranza di loro. Però il contratto, nonostante i tanti avvertimenti dall’alto, cioè da esperti anche di sinistra come il professore Pietro Ichino, e dal basso, cioè dagli elettori e segnatamente da quelli del Settentrione, non fa nulla per differenziare i fannulloni dagli operosi e quindi, obiettivamente, favorisce i primi. Qualcuno obietterà che non è il contratto lo strumento adatto a operare questa selezione, che spetta ai dirigenti della funzione pubblica e che deve essere realizzata direttamente dall’amministrazione, indipendentemente da una relazione negoziale con le rappresentanze sindacali. Si tratta di un’obiezione che sarebbe fondata se non esistesse un sistema di relazioni interne alla pubblica amministrazione di tipo rigorosamente consociativo, in base al quale non si muove foglia senza il bollo di accettazione delle sigle sindacali. D’altra parte che il carico di lavoro degli statali non sia massacrante lo sanno tutti: guardando al monte ore complessivo – che va calcolato su 19 giorni mensili – si scopre che lavorano per 9,5 mesi all’anno. Di conseguenza , tra ferie e assenze, godono di 2,5 mesi di vacanza. Per questo la sede della stipula del contratto quadro nazionale, che poi sarà tradotto in una serie di intese specifiche settore per settore, è quella nella quale si può decidere o meno di introdurre modifiche normative e correlazioni tra retribuzioni ed efficienza, e si è deciso di non farlo. Le ragioni e le responsabilità si possono dividere equamente in due tra la cieca arroganza delle confederazioni e la pavida impotenza dell’esecutivo. I sindacati avevano dichiarato inaccettabile e definito provocatoria persino la richiesta del ministro competente di istituire criteri centralizzati di valutazione della produttività, senza i quali, naturalmente, è poi facile accusare di discrezionalità ogni eventuale intervento volto a garantirla. D’altra parte, dopo che Prodi ha affermato che non avrebbe potuto sopportare, per ragioni politiche, una protesta generale delle confederazioni, a queste è risultato facile dichiarare con prepotenza “non negoziabile” l’onerosissima piattaforma presentata. Così di efficienza della pubblica amministrazione si continuerà a parlare solo in inutili e a questo punto patetici convegni, i costi continueranno a pesare sulle tasche dei cittadini e, persino i lavoratori volonterosi passeranno per fessi. Davvero un bel capolavoro!

di Sergio Soave

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