Centrodestra. Così proviamo a scrivere la nuova carta

giugno 27, 2007

GiornaleI partiti politici non sono un prodotto di laboratorio: non nascono dall’alto o per imposizione, sulla base di un semplice atto di volontà. Sono il frutto di un processo, spesso lento, di sedimentazione, il punto d’incontro non programmabile a tavolino di interessi sociali diffusi e di un sistema di valori. Sono la sintesi virtuosa tra un gruppo dirigente ideologicamente motivato e un “popolo” disposto a sposarne la causa. Questo per dire che non basterà scrivere uno statuto o elaborare un modello organizzativo, per quanto originale e sofisticato, per vedere nascere, in modo automatico, il Partito delle Libertà. Ma non ci si può nemmeno aspettare, come qualcuno nel centrodestra crede, che le cose accadano da sé, per inerzia o per caso. E nemmeno ci si può ridurre a cambiare solo perché costretti dalle contingenze esterne o dall’altrui capacità di innovazione: ad esempio dall’accelerazione impressa alla nascita, intorno alla leadership di Walter Veltroni, del Partito democratico. Ecco dunque spiegata l’importanza dell’iniziativa che quest’oggi verrà presentata a Roma: l’insediamento di una commissione di studio (già ribattezzato “gruppo dei trenta”) incaricata di discutere, elaborare e proporre un modello di “partito unitario del centrodestra” che sia, innanzitutto, all’altezza delle trasformazioni che hanno investito la politica nell’ultimo quindicennio, in Italia come nel resto del mondo. Le diverse varianti del partito novecentesco (da quello ideologico di massa a quello elettoraleprofessionale) hanno fatto il loro tempo o sono entrati in crisi. Si tratta dunque di capire quale sia il modello di organizzazione degli interessi, della militanza e del consenso elettorale più adatto al XXI secolo, segnato dal tramonto irreversibile delle ideologie e dalla pervasività dei nuovi sistemi di comunicazione digitale. Di immaginare la costituzione di un partito capace di ricostruire il rapporto tra cittadini e Stato, di esercitare una rappresentanza effettiva e di selezioni gruppi dirigenti: tutto ciò come sbocco all’infinita transizione italiana ma anche come occasione di rilancio per l’esperienza della Casa delle Libertà. Una sfida culturale, prima che politica, alla quale le forze che rappresentano i moderati italiani non possono più sottrarsi. Non è un caso, dunque, che a promuovere l’iniziativa – sotto il motto “Un nuovo partito per una nuova politica” – siano tre fondazioni: Liberal, Farefuturo e Craxi, in rappresentanza delle principali anime politico-culturali del centrodestra. Il loro tentativo non sarà facile, ma se condotto con rigore e libertà intellettuale potrebbe determinare risultati importanti per l’intera scena politica italiana.

di Alessandro Campi 

Annunci