Puttane e social network – Prostituzione nell’era del web 2.0

ottobre 11, 2007

Forse il titolo è un po’ forte, ma rende perfettamente l’idea. Leggo sul blog di Marco Camisani Calzolari un interessante post in cui si parla dell’uso che le prostitute fanno di web 2.0 e network sociali. Il pezzo citato da Marco, è preso da Buzznetworker e si dilunga in esempi e casi eclatanti aventi come protagoniste le peripatetiche della rete. La tesi è quella che le prostitute sfruttino meglio il nuovo internet rispetto alle aziende. E non si può far altro che dar ragione. Si parla lungamente di escorts.com e aspd.net che sono i punti di ritrovo principali per gli amanti dell’intrattenimento da materasso.

Si tratta di una vera e propria comunità fervente e animata che ruota tutta intorno al mestiere più antico del mondo. Ma che differenza c’è allora con un normale sito di chi condivide le passioni di Sircana e Mele? Che la comunicazione in questo caso non è ad una via, ma c’è un rapporto bilaterale. Quasi come fosse un monster.it in cui c’è chi cerca e chi offre. Solo che chi offre, s’offre. La cosa più interessante è tutto il giro di recensioni (si, proprio recensioni) delle signorine allegre da una parte, ma dall’altra ci sono tutte le specifiche della prestazione e i lavoretti fatti dalla meretrice di turno (con mappe per raggiungere le locations…) Leggi il seguito di questo post »

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Sircana. Lettera di solidarietà di azione trans

marzo 19, 2007

Il clima di Vallettopoli è sempre più irrespirabile e melmoso. Azione Trans scrive a Sircana una lettera che dà una lezione di stile, e di intelligenza. Eccola:

Gentile dott. Sircana,
lei ieri e oggi è stato sbattuto in prima pagina perché sarebbe stato immortalato in una foto in compagnia di unA prostituta transessuale. Non ho alcuno strumento per sapere se la notizia sia veritiera o falsa, se l’uomo fotografato fosse lei o un altro politico o un comune “uomo della strada” che le assomiglia e, tutto sommato, da un punto di vista generale, non è così importante chi sia stato fotografato in quella circostanza. Quel che conta è che lei, oggi, “colpevole” o non colpevole, sta provando sulla propria pelle tutto lo stigma sociale che noi persone transessuali (ma preferiamo definirci transgender) ci portiamo addosso ogni giorno della nostra vita.
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