Io sto con il padre che ha picchiato i bulletti

marzo 28, 2007

casa.jpgSolidarietà umana e politica, come si diceva una volta, per il padre di Como che ha aggredito fisicamente i cinque bulletti delle medie che hanno fatto del sesso orale con sua figlia e hanno ripreso l’evento con il telefonino, realizzando un video che ha fatto il giro di tutta la scuola. Ne ho parlato con mia figlia dodicenne, ma, purtroppo, per lei e le sue amiche l’episodio non è così grave come per noi genitori. Certo il papà di Como ha cercato di farsi giustizia da sé, rischiando di rovinarsi ulteriormente la vita. Ma perchè lo ha fatto? I ragazzini sono e resteranno impuniti, così come i loro genitori che li coprono e li comprendono. La dodicenne è due volte vittima. Vittima del branco di maschi che oggi spiegano che era consenziente con il sorrisino sulle labbra. Vittima della reputazione sociale che subito le hanno cucito addosso: la lettera scarlatta della ragazza facile, spedita a tutto l’istituto via cellulare pagato da papà e mamma. Che voltastomaco! I grandi non sanno più che cosa dire a questi adolescenti bombardati da una cultura che li fa crescere troppo in fretta, si fermano al “prometti di non farlo più”. E mostrano tutta la loro debolezza. Non c’è argine all’ignoranza e alla superficialità con cui i ragazzini spendono la propria vita, senza neanche rendersene conto. Fra di noi genitori che abbiamo figli dodicenni e che frequentano le scuole medie statali, l’allarme è alto. Il resto della società non si rende conto che stiamo perdendo il contatto con un’intera generazione, lasciata andare alla deriva. Si salvano i ceti sociali più modesti, le scuole piene di giovanissimi figli di immigrati che hanno una gran voglia di studiare e di inserirsi. Soffrono le scuole dei figli della grande borghesia cittadina, fra i quali già a undici-dodici anni circola la droga e c’è il mito dell’ubriacatura da birra il sabato sera. Griffati, con la cintura dei pantaloni alla caviglia, il sedere in mostra, fanno anche pena perché gli adulti, ormai stufi di averli accuditi, non li seguono più, li abbandonano come se fossero già cresciuti. Il guaio è che non lo sono ancora. Per niente. Hanno molte legittime fragilità, subiscono la reputazione fra i coetanei, i modelli della tv, la legge del branco. Questa delle scuole dell’obbligo è un’emergenza nazionale. I giornali parlano di video e di bullismo, e così minimizzano, trascurano il centro della questione. Non si chiedono da che cosa prendano le mosse tutti questi recenti episodi, ma penso che le famiglie siano strutturalmente svantaggiate in questa situazione. Per questo mi fa simpatia il padre violento di Como. Sbagliando, ha cercato di ribellarsi a una situazione ingiusta.

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