Alla ricerca del se stesso perduto

luglio 9, 2007

Walter Benjamin, Infanzia berlinese
Einaudi 54 PAG. 14,50 EURO

Il telefono. Il pavone. Le mele calde. La zia. La febbre. La tata. Il calzino. La morte. Frammenti sparsi a caso. La mente di un uomo che si cala nel passato con lo spirito del bambino e la memoria fotografica dell’adulto, rapito dalla descrizione di luoghi, fenomeni e oggetti senza apparente congruenza ma seguendo la semplicità del metodo delle libere associazioni. Scritto agli inizi degli anni ‘30, mentre Walter Benjamin rifletteva sulle avanguardie artistiche del surrealismo e del dadaismo, Infanzia berlinese risente palesemente dell’influenza degli “oggetti d’affezione” del fotografo e regista Man Ray. E, come se volesse creare una loro trasposizione teorica e narrativa, ne segue la scia regalando al lettore descrizioni emozionate davanti alla scoperta della magia del mondo. La stessa che Benjamin cercherà tra le strade delle città in cui vagare come un flâneur che, del gusto di perdersi e stupirsi, ha fatto un’arte; concedendosi così divagazioni tra dedali di vie, piazze sconosciute, l’irrompere improvviso di monumenti. Tuttavia, non solo gli eventi dell’infanzia tornano alla memoria ma, piuttosto, la prefigurazione di sensazioni e fatti che si dispiegheranno nel futuro. In particolare, l’attesa dell’amore intrecciata al piacere di “profanare” simbolicamente qualcosa di sacro e le angosce per l’irruzione della Storia con i suoi esiti tragici e inevitabili. Benjamin, ebreo, morì suicida nel 1940 per sfuggire ai nazisti.

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Quando l’empatia va di fretta

luglio 4, 2007

Paul Virilio, L’arte dell’accecamento
Raffaello Cortina Editore
PAG. 88, 8,50 EURO

Nato a Parigi nel 1932, Paul Virilio è un filosofo, urbanista ed esperto di nuove tecnologie, membro dal 1992 dell’Alto Comitato per Alloggiare le Persone Sfavorite. Ne L’arte dell’accecamento ritorna sui temi trattati anche in saggi precedenti, approfondendo una visione della realtà contemporanea che sarebbe contraddistinta dalla velocità e da una cultura di massa che spinge ad un’ubiquità mediatica e allontana dal visibile proprio mentre pretenderebbe di avvicinare. «Questo periodo cruciale, iniziato fra le due guerre mondiali, ha trovato la propria consacrazione negli anni Cinquanta, con la fine del dialogo tra gli uomini e soprattutto con l’oblio, ossia con la perdita dell’empatia nei confronti non solo dell’altro, ma del paesaggio umano desertificato e annientato dai raid aerei che hanno disorientato la nostra visione del mondo». Questo processo, secondo Virilio, avrebbe provocato un’overdose di immagini strumentali così forti da sostituire quelle essenziali e fondanti presenti nella mente umana. L’arte, quindi, si sarebbe allontanata dalla propria natura connessa all’espressione del Mistero e, di conseguenza, la postmodernità avrebbe distrutto quel ponte invisibile che legava l’umano all’esperienza religiosa. Profanando la sacralità della visione con immagini inutili e sottraendo all’uomo il terreno oggettivo entro cui radicarsi.

Dromologia: neologismo coniato da Paul Virilio indicante la scienza (o logica) della velocità, sopratutto nelle relazioni tra società e guerra.


Morte spirituale e rinascita

giugno 29, 2007

Elémire Zolla, Conoscenza religiosa. Scritti 1969-1983
Edizioni di storia e letteratura
830 PAG. 65 EURO

«Religioso in senso proprio s’intende chi ha subito la morte e ha avuto il dono della rinascita, chi è risuscitato da visioni e patimenti infernali», afferma Elémire Zolla, importante filosofo, antropologo e studioso del misticismo scomparso nel 2002 e ampiamente pubblicato da Adelphi. E poi ancora, la conoscenza religiosa «predica l’affrancamento dalla fascinazione delle novità e, insieme, la rassegnazione all’inevitabile, insegna cioè a non farsi né ipnotizzare né turbare ma anzi a tenere lo sguardo al valore massimo: la qualità spirituale della vita, breve o prolungata che possa essere». Mantenendo questa prospettiva, in Conoscenza religiosa l’autore offre un compendio di articoli apparsi tra il 1969 e il 1983 sull’omonima rivista da lui fondata a Firenze presso la Nuova Italia, dove accolse anche saggi di Borges, Quinzio e Cristina Campo. Nell’attuale raccolta Zolla introduce il lettore a varie forme di religiosità spesso di confine, spaziando dagli Amish ai legami tra linguistica e cosmogonia, dalla degradazione del romanticismo al criticismo testuale, dalla sensitività di Rasputin al satanismo, dal sufismo alle Yoga Upanisad, dal culto dei morti allo sciamanesimo, rinvenendo manifestazioni spirituali anche nelle realtà meno prevedibili. Non a caso un paragrafo relativo alla spiritualità di Bali recita «Quando ogni cosa è linguaggio metafisico».