Il re è morto. Viva il re

gennaio 31, 2007

I dischetti da 1.44mb, per gli amici floppy o floppy disk, stanno per dire addio al mondo dei bit. Pc World, famoso supermarket di hardware e software inglese ha deciso di non rinnovare le proprie scorte di dischetti. Del resto ormai i desktop non montano più il piccolo lettore di supporti magnetici che solo in pochi casi fa compagnia a masterizzatori dvd e porte firewire. I computer portatili ormai da anni hanno divorziato con la vetusta tecnologia dei dischi quadrati. Molti si ricorderanno dei frequenti cambi di floppy per l’installazione di programmi o ancor peggio di sistemi operativi (mi torna alla memoria una prima versione di windows 95 fatta da ben 13 dischetti) e delle quantità abnormi di polvere generata dai loro raccoglitori sapientemente piazzati sotto la scrivania o in fondo alle librerie. Dopo le cassette del commodore un altro standard saluta il mondo dei computer per passare al dimenticatoio prima e al feticcio del popolo geek dopo. Se qualcuno dovesse ancora, per propria sventura o per proprio diletto, utilizzarli, si ricorda di non appoggiarli sul case del pc, pena la possibilità di perdere l’enorme mole di dati contenuta nel loro quadrato mega e mezzo di spazio.

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Ricerche da paura o paura della ricerca?

gennaio 31, 2007

Fare una ricerca sul web ormai è diventata una cosa normale. Una routine. Poi uno digita una parola particolare e gli scappa un sorrriso. Fate una prova. Andate su Yahoo! se non lo usate abitualmente e provate un po’ a fare una ricerca qualsiasi. Ora provate a digitare Google. Sorpresa. Come primo risultato, non si trova il link reputato più importante dall’algoritmo di ricerca, bensì un nuovo campo di ricerca. Come se il motore di ricerca volesse evitare di reindirizzare i propri clic verso l’avversario di mountain view. Ma quanti in effetti vanno su yahoo per conoscere l’indirizzo di google? E se qualcuno dovesse farlo in questo modo avrebbe la motivazione per non cambiare url e rimanere sulle pagine del motore di ricerca col punto escamativo. Gli altri concorrenti forse non sono stati trovati degni di competere, infatti se si cercano msn live, oppure ask.com non si sortisce lo stesso effetto riservato a Google. Normali risultati per competitor normali. Per gli ossi duri sisfodera l’artiglieria e in poche righe si trovano 2 campi di ricerca.


Il futuro è nero

gennaio 26, 2007

Il nero, si sa, va con tutto. Ma non con la tecnologia. Per anni è stato dimenticato e ha ceduto il passo al colore, che dopo gli anni ottanta ha iniziato a rivestire tutto ciò che è elettronica. Ora il nero è tornato, rinnovato e rinvigorito dagli anni di riposo forzato. Anni bui e neri appunto. Nei lustri passati, telefonini, televisori, radio, walkman prima e lettori mp3 dopo, sono stati vittima di una vivace rivoluzione che li ha dotati dei toni tipici dell’arcobaleno. La tecnologia impaurisce chi non la conosce e il nero opaco e scuro della plastica fa i nuovi oggetti dell’era digitale più difficili da decifrare nel loro uso quotidiano, laddove tenere nuance rendono l’impatto emotivo meno traumatico. E così il tetro colore cade nel dimenticatoio. Le tonalità pastello si sono finora contese lo scettro per la livrea delle scocche dei dispositivi elettronici con il grigio. Figlio del metallo brillante e dei suoi ingranaggi perfetti, è da sempre colore distintivo dei prodotti più all’avanguardia. Apple ha da sempre fatto della novità tecnologiche il proprio punto di forza, ma il colore la ha aiutata a fare breccia nelle case dei divoratori di novità digitali. I variopinti iMac hanno rallegrato le scrivanie fino a quando il candido bianco dell’iPod è diventato il marchio di fabbrica dei prodotti della mela. Oggi anche Steve Jobs si è convertito al nero, sia per quanto riguarda i portatili, sia per quanto concerne i lettori musicali, che sono però venduti nella versione scura solo nelle versioni più costose ed esclusive. Ma questo nero è solo un lontano parente di quello che ricopriva i prodotti degli anni ottanta. Il nero di oggi è brillante, satinato e luccicante. Non assorbe la luce, ma la riflette con le sue mille sfaccettature e proietta l’utente verso il futuro. È misterioso, come a rappresentare un buco nero che inghiotte l’era digitale, sempre in evoluzione e sempre pronta a generare nuovi stimoli. Non solo Apple, ma anche tutti i più famosi produttori di tecnologia si sono adeguati a questa nouvelle vague cromatica. Televisori piatti, portatili e perfino i pc da casa, hanno abbandonato i loro manti per vestirsi di una livrea scura, ma accesa al tempo stesso. L’eleganza e la professionalità rappresentate dal nero dell’era di internet fanno a pugni con il nero di plastica tipico degli anni della Milano da bere. Ai tempi di Henry Ford e della sua autovettura omonima, la famosa modello T, veniva scelta la verniciatura scura per motivi economici e di snellimento della linea produttiva. Il nuovo nero odierno invece è il risultato di mesi di lavoro dei reparti ricerca e sviluppo delle aziende tecnologiche.


La dieta del panino e perdi 106 chili

gennaio 25, 2007

subway jaredIl nome è Subway. Da noi in Italia non esiste [a parte 7 basi militari Usa presenti sul nostro territorio], ma in America è una delle catene di fast food più importanti ed è specializzata in Sandwich. Panini insomma e fin qui non c’è nulla di particolare. La cosa interessante è il testimonial scelto dagli specialisti dell’imbottitura alimentare. Si chiama Jared Fogle, ma il suo cognome non lo conosce nessuno, per gli americani è semplicemente Jared the Subway Guy. La sua storia invece la conoscono tutti. Al college era il classico nerd, quasi un metro e novanta per 192kg di studente di Management finchè un giorno decise che i problemi legati al peso dovevano finire. Niente autobus per spostarsi, solo camminate salutari e soprattutto una dieta ferrea fatta esclusivamente di panini, più precisamente di quelli che si trovano al fastfood Subway appunto. Dopo un anno di menu imbottiti ingurgitati [ed esercizio fisico ovviamente] il miracolo avvenne e 106 sparirono dal brufoloso studente. All’inizio il successo arrivo sulle pagine del giornale dell’università fino a che la eco della notizia giunse alle orecchie della catena di panini che lo assunse come testimonial. La dieta è funzionata, Jared è dimagrito, in compenso il suo portafogli è ingrassato e non poco. La popolarità poi è tale da averlo reso partecipe di sketch umoristici in programmi come saturday night live e south park. Non si può fare altro che apprezzare l’ingegno del giovane mangia sandwich che è riuscito in un sol colpo a risolvere sia il problema del peso e sia il problema del lavoro. Se la dieta avesse come scopo fin dall’inizio quello di entrare a far parte della catena di fast food, questo nessuno lo sa, ma di sicuro ora si gode il successo e la gente lo riconosce ovviamente per strada come si vede qui. In questa pagina invece ci sono i video in cui si possono vedere i cambiamenti di Jared. Certo a vederlo mangiare da solo i suoi panini di marca seduto sulla panchina, sembra proprio di vedere una versione riveduta e corretta di Forrest Gump. Forse al posto della piuma ci sarà una foglia di lattuga.

jared forrest


Consiglio dei Ministri su YouTube

gennaio 25, 2007