Là dove il digitale batte il cartaceo

settembre 28, 2007

Leggendo come sempre Lessico e Nuvole, l’ottima rubrica di Stefano Bartezaghi sul Venerdì, ho trovato uno spunto interessante. Stefano dice:

…Si tratta del Dizionario dei proverbi italiani appena uscito da Mondadori (dopo quelli usciti recentemente da Zanichelli e da Utet), dove si incontrano vecchie conoscenze come “O mangiare la minestra o saltar dalla finestra”. Questo proverbio è inopinatamente sotto la voce “bere”, perché il difficile, con i dizionari dei proverbi, è trovare il modo migliore per classificarli.

Esattamente. Classificare è difficile. Ma lo stesso testo, come sarebbe apparso al lettore se fosse stato pubblicato con un medium digitale? è il tipico esempio di un’opera che si presta all’ipertesto. Una bella wikipedia dei proverbi. Basterebbe taggare il proverbio in esame sia con “minestra”, sia con “finestra”. Senza contare i link interni.

Chi poi è appassionato di rebus conosce la frustrazione di aver trovato una parola alla quale manchino una manciata di consonanti o di vocali per scoprire la chiave. Con un dizionario digitale si potrebbero trovare in un attimo tutte le possibilità con una semplice ricerca. E in questo caso un bel link all’Ari (associazione rebussistica italiana) è d’obbligo.


Romanzi sul cellulare. Come cambia la scrittura

settembre 26, 2007

Il Wall Strett Journal, riporta la notizia di una giovane giapponese, Satomi Nakamura, che ha otto romanzi utilizzando il proprio cellulare come unico mezzo di scrittura. L’ultimo di questi (200 pagine) si è aggiudicato 2000 lettori. Il fenomeno non è isolato, anzi da alcuni anni i principali siti dedicati a questa pratica (cliccate solo se sapete leggere gli ideogrammi) vendono le creazioni dei propri autori ad un prezzo attestabile tra l’equivalente di 1$ e8$. Il più letto ha avuto 400.000 download, quindi si parla di un business reale e concreto. La pratica di scrivere utilizzando il cellulare, non ha ancora preso piede nel nostro continente e gli esempi sono quindi ancora sparuti; Roberto Bernocco è portavoce italiano di questa moda conil suo libro

Dell’articolo del Wall Street Journal, la parte più interessante è di sicuro quella con la dichiarazione della giovane scrittrice mobile giapponese:

“Potrebbe sembrare più facile scrivere con il Pc, ma ho un cellulare fin da quando frequentavo la prima media, quindi per me è più semplice usare il telefonino”

In questa frase c’è tutta la differnza culturale e di costume tra nuove e “vecchie” generazioni, come anche tra oriente (o solo Giappone?) ed occidente. Se poi continuate a leggere l’articolo scoprirete che la romanziera Leggi il seguito di questo post »


Halo3: uno spot che è arte

settembre 25, 2007

Domani sarà un giorno normale per le persone comuni, ma sarà un giorno speciale per i giocatori di tutto il mondo (forse non proprio tutti, ma qulli che posseggono una xbox360 di sicuro). Domani infatti esce Halo3. Anni (3 per la precisioni) per realizzare quello che sarà un classico annunciato, visti i voti che ha ricevuto nelle recensioni di mezzo mondo. La psicosi corre sul filo del collegamento internet visto che tutti quelli che in qualche modo riusciranno a procurarsi una copia del gioco per vie traverse, verranno bannati (ovvero espulsi) dal servizio di gioco online Xbox Live!. Il batage pubblicitario ha già colpito i quotidiani del belpaese, ma ciò che lascia a bocca aperta è lo spot televisivo (scusate ma non sono grande frequentatore della tv nostrana quindi non so dire se sia stato mandato in onda anche da noi) che vi posto qui sotto. Arte in movimento, pathos e coinvolgimento. In una parola: believe.

ps: io intanto domani lo farò mio ovviamente…


Case Chiuse da mezzo secolo

settembre 24, 2007

Italo CucciMi perdonerà, il direttore, se il “Dove eravamo rimasti” mi sta conducendo in un luogo proibito dove si presume che lo sport c’entri un bel nulla. L’attualità mi porta prepotentemente davanti all’uscio di un casino. Sì: dite bordello, casa chiusa, casino era. A Livorno, fra via dell’Angelo e via di Santa Barbara. Una cinquantina d’anni fa. Anzi, lasciatemi dire – è storia – mezzo secolo fa. Era il settembre del 1958. Bisognava aver soldi, per entrare, e appena seduti veder circolare le Ragazze in veli trasparenti, reggipetti minuscoli contenenti a malapena frutti sovrababbondanti; e a volte cogliere accenni d’ombra, laggiù, boschetti o foreste malcelate ch’erano l’invito a una conoscenza più intima subito accompagnato da un grido della Signora: ragazzi in camera! Senza soldi, si stava fuori, ed era comunque un bell’andare, gruppetti di perditempo che cianciavano di calcio, soprattutto di ricordi: di quel Livorno che dieci anni prima era stato in Serie A e adesso malinconicamente svernava nella C ma all’Ardenza c’erano sempre i fuochi dei tempi migliori. Fu facile scoprire l’enorme differenza fra le fondamentali passioni della nostra vita: il calcio parlato gratis, il sesso fatto a pagamento. Gli entusiasmi pallonari erano altissimi, naturalmente, perché senza costo aiutavano a trascorrere il tempo, vere e proprie assemblee di competenti interrotte di tanto in tanto da chi usciva tutto tronfio, dal casino, non da chi entrava invidiato e furtivo. Leggi il seguito di questo post »


Niente sesso, c’è internet e la socializzazione 2.0

settembre 20, 2007

Pare che in America si sia trovato un metodo per coadiuvare l’astineza (sessuale) e questo metodo si chiama internet. Da una ricerca condotta da Jwt su 1011 soggetti adulti è venuto fuori che il 15% del campione non riusciva a stare più di un giorno senza andare online, il 21% poteva resistere un paio di giorni, e il 19% qualche giorno in più.
I dati più interessanti sono però legati al modo in cui viene vissuto il rapporto con il mondo reale.

Il 48% degli intervistati ha ammesso di sentire la mancanza di qualcosa di importante senza la possibilità di accesso internet. Il 28% ha dichiarato di aver limitato il tempo passato alla socializzazione con altri umanoidi in favore del mondo della tripla doppia vu. Il 20% ha invece asserito di aver fatto meno sesso perchè impegnato ad annaspare con mouse e tastiera.

Dalla ricerca però non traspare il modo in cui viene fruita la rete. Sarebbe stato interessante capire se il campione intervistato, avesse deciso di dedicare il tempo sottratto alla socializzazione in favore della controparte online. Non si cercano più i contatti con gli amici in carne ed ossa per costruire nuovi rapporti 2.0? Non si fa più sesso perchè tanto ci sono siti come Riv dove trovare tutto il porno di cui necessitiamo? Prima ci si incontrava in piazza e ora su messenger? I tempi cambiano e cambiano anche le abitudini. Le persone che “soffrono di questi problemi” vengono chiamate digitivity denizens e se non sono assillati da interent sono assillati dal loro blackberry (ribattezzato crackberry in questi casi).
C’è da dire che una ricerca del genere cade proprio a fagiolo e giustifica perfettamente la situazione cinese dove a causa di overdose da web si può morire partecipando ad una maratona di gaming online oppure passando una vacanza davanti al monitor ci si ritrova in mano un bel biglietto per l’obitorio.


Mutui, siamo tutti Mary Poppins

settembre 19, 2007

Avete in mente il film Mary Poppins con il signor Banks, il papà dei due bambini che viene licenziato? Quella scena in cui tutti, presi dal panico, vanno a riscuotere i soldi del proprio conto in banca e c’è un immediato spaventoso crack nella City? Mi sono sempre chiesto com’è che non succede più spesso. Ma è uno dei quei pensieri cattivi che si respingono istintivamente, con un po’ di rimorso. In più c’è il fatto che della scienza triste, insomma di economia, so poco. E tuttavia le spaventose code degli inglesi alle filiali della Northern Rock, quinta banca inglese specializzata in mutui ipotecari sulle case, inducono a delle riflessioni… Mio figlio maggiore che studia Economia all’Università ha spiegato sul suo blog già ai primi di agosto che la crisi dei subprime americani ci poteva riguardare da vicino. Allora gli ho chiesto perché la grande stampa restava molto prudente sull’argomento e lui di rimando: non vogliono creare il panico. Giusto. Le banche lavorano con il rischio e con la fiducia. Il fattore psicologico (come in Mary Poppins) conta molto e non bisogna essere irresponsabili. Ma noi? Noi che, come la maggioranza degli italiani, viviamo di mutui e finora ci siamo indebitati per cose serie come la casa in cui si vive? Questa crisi ci mette a disagio, un disagio sottile che quasi non andrebbe neanche manifestato perché tende ad allargarsi nella psicosi e a provocare sua volta disastri, e tuttavia una qualche considerazione reale va fatta. Negli Stati Uniti c’era una bolla speculativa, come si dice. Ad un certo punto i prezzi delle case sono scesi e le ipoteche che le banche avevano sugli immobili hanno perso di valore, mettendo in crisi un sistema di mutui spinto al limite. Da noi non è possibile una cosa del genere. Il mercato immobiliare è stabile ed anzi tende al rialzo. Le banche, come sappiamo bene noi utenti italiani, non concedono i mutui ipotecari con facilità o gonfiando il prezzo dell’immobile. E dunque non corriamo questi rischi. Ma c’è un però. Già la crisi di Wall Street ricadde in parte sulla Repubblica di Weimar e la storia ci insegna che altri episodi del genere sono successi. L’evidente crisi finanziaria americana dovuta allo scoppio della bolla speculativa immobiliare sarà pagata anche da altre economie nel mondo. Non per niente il nostro governatore, Draghi, ha fatto notare nei giorni scorsi che mai come adesso l’euro dimostra tutta la sua provvidenziale capacità di stabilità e di difesa della nostra economia. E dunque attenzione, uno spettro si aggira per il mondo e per ora si è materializzato nelle file londinesi alla Mary Poppins. Ma forse non è finita.


I moderati che vorrei – Dodicesimo appuntamento – Alessandro Profumo

settembre 17, 2007

è disponibile per il download sul nostro sito l’intervista che il nostro direttore, Antonio Galdo, ha realizzato all’amministrato delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, per la serie “I moderati che vorrei”. Potete andare a  questa pagina e scaricare il formato digitale del quotidiano di domenica. Invece qui trovate le precedenti uscite. Intanto di seguito un piccolo estratto dell’intervista:

Quando all’estero le chiedono un flash sull’Italia, che cosa risponde?

Chiedo benevolenza. Abbiamo un’immagine peggiore della sostanza delle cose e dei nostri autentici problemi strutturali.

Il più grave?

L’Italia è un Paese con troppa ideologia e poca concretezza. E questo rende difficile qualsiasi cambiamento, qualsiasi riforma. Prenda l’esempio delle pensioni…

Ha vinto l’ideologia?

Purtroppo. L’età media e le aspettative di vita si alzano, e noi mandiamo la gente in pensione a 57-60 anni, quando cioè ci si sente ancora giovani e pronti a fare un secondo lavoro. Altro che difesa dei deboli! Così i giovani, i veri deboli, li colpiamo due volte. Prima perché pagheranno il conto di un sistema previdenziale che non può stare in equilibrio e poi per il fatto che sul mercato del lavoro aumenta la concorrenza di cinquantenni pensionati, in eccellenti condizioni psicofisiche, pronti a essere reclutati.

Torniamo ai difetti strutturali, dopo l’ideologia. In Italia conta più il mercato o una buona relazione?

Una buona relazione, è la triste realtà.