Concerto del Primo Maggio – Informazioni di servizio

aprile 30, 2007

Per tutti quelli che vogliono avere informazioni sul concerto di domani in Piazza S Giovanni, qui nella capitale, il link da vedere è quello del sito ufficiale, cioè primomaggio.com. Troverete la scaletta i presentatori, gli ospiti internazionali (Chuck Berry).

Intanto qui c’è la presentazione dell’evento fatta dal sito:Ancora una manciata di giorni e poi sarà di nuovo piazza San Giovanni!

Un’edizione, la XVII, ricca di novità, a cominciare dalla conduzione: per la prima volta a presentare il concerto saranno infatti Paolo Rossi con Claudia Gerini e Andrea Rivera
La diretta del concerto, anche quest’anno su Rai Tre, partirà alle 15:15 con la parte dedicata ai vincitori di Primo Maggio Tutto l’Anno. Il Concertone sarà in onda fino alle 19:00, per riprendere, dopo il Tg3, dalle 20:00 alle 23:00. L’ultima parte, che per la piazza sarà senza interruzioni, andrà in onda dopo il Tg3 della notte e Primo Piano, in differita a partire dalle 23:45 circa.
Tra le 19:00 e le 20:00, solo per la piazza, il DJ Set di Armandino by Radio Rock.

Il tema dell’edizione 2007 sara’ il rock’n’roll, che quest’anno festeggia i 50 anni di vita.
Ed ecco i nomi dei primi artisti confermati che saliranno sul palco di piazza San Giovanni:
Daniele Silvestri, Pfm, Nomadi, Tiromancino, Carmen Consoli, Loredana Bertè, Modena City Ramblers, Casino Royale, Velvet, Afterhours, Verdena, Bandabardò, Enzo Avitabile con Khaled; ospite dell’anteprima dedicata a Primo Maggio Tutto l’Anno, la band emergente inglese degli Audio Runway.
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Peppino Prisco, l’alpino dell’Inter

aprile 30, 2007

Italo CucciCon una biografia che lo raccontava eroico combattente sul fronte di Russia in divisa da alpino e illustre penalista per lunghi anni presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano, Peppino Prisco rispondeva – a chi gli chiedeva quale futuro sognasse – “da campione d’Italia”. Era uomo di grandi qualità, di ottima cultura, professionalmente prestigioso, eppure al vertice dei suoi pubblici pensieri era l’Inter, alla quale dedicò sessant’anni della sua vita, cominciando da segretario sotto la presidenza di Carlo Rinaldi Masseroni e finendo da vicepresidente con Massimo Moratti dopo essere stato al fianco di Angelo Moratti, Ivanoe Fraizzoli e Ernesto Pellegrini. Basterebbe la sua sola storia per far capire che peso possa avere, nella vita, la passione calcistica, diffusa fra nobili e plebei. Ma non renderei giustizia all’amico Peppino se non precisassi che in realtà egli era un ultrà dell’ironia, per questo ammirato e rispettato anche dai tifosi trinariciuti. E nelle battute ironiche sparse spesso con piglio satanico aveva un solo concorrente, che a sua volta le porgeva con principesco distacco: Gianni Agnelli. Si rispettavano, i due grandi contendenti del Derby d’Italia (un ‘Inter – Juve che ahinoi non avrà più quel significato) ma certo l’Avvocato bianconero non avrà mai perdonato all’avvocato nerazzurro la sua più feroce battuta: «Dopo aver stretto la mano a un milanista corro a lavarmela. Dopo averla stretta ad uno juventino, mi conto le dita». Peppino Prisco era anche un bonario profeta. Leggi il seguito di questo post »


Forza Bertinotti, te lo dice un moderato

aprile 27, 2007

GiornaleSpero di non deludere qualche moderato rivoluzionario se confesso la mia simpatia umana e politica per Fausto Bertinotti. Il personaggio, liquido in due parole la simpatia umana, ha una densità rara rispetto a un establishment avaro di passioni e di generosità e anche la sua attrazione per la dimensione religiosa non è né truccata né si esaurisce nell’intimità di un’improbabile conversione. Il compagno Fausto ha semplicemente scoperto, nel divenire delle età della vita, quanto lo spazio della politica sia ridotto rispetto alla vita stessa, quanto ci sia altro al di fuori di partiti, direzioni, assemblee. Certo: Bertinotti è anche un inguaribile narcisista (mi fate il nome di un leader contemporaneo immune da questo virus?), talvolta la spara grossa sapendo che poi bisogna trattare, non ha un senso delle istituzioni, che per noi moderati è una religione laica, tale da contenere il suo diluvio di prese di posizioni in ambiti e con argomenti che non competono al presidente della Camera. E comunque ne riducono lo spessore di neutralità.
Quanto alla simpatia politica, provo a spiegarla con un solo parametro, il più attuale. Come avevamo bisogno, per tutti, di un Partito democratico, così è utile, per tutti, il profilarsi di una nuova casa alla sinistra del Pd. Non fosse altro per mettere un punto e capo in quella frammentazione di capi e capetti neocomunisti che ricordano molto da vicino la chimica dei partiti-persona di una democrazia sudamericana. E se un processo di unità nella sinistra radicale si sta mettendo in moto, soltanto Bertinotti, con la sua guida da leader accompagnatore, può esserne il garante o il regista dietro le quinte, fate voi. Sotto questo punto di vista anche la scissione dei Ds, lacrime e amarcord lasciamoli agli archivi televisivi, è un fatto positivo perchè aumenta le possibilità del “nuovo soggetto a sinistra” (rubo la definizione a Franco Giordano, l’erede sul campo di Bertinotti) e vedremo da oggi se e come i comunisti italiani hanno voglia di giocare la stessa partita. A che serve, visto con gli occhi dei moderati, un nuovo contenitore della sinistra radicale? E’ indispensabile, per esempio, per filtrare, asciugare, isolare, l’ampia (ripeto:ampia) zona grigia di quella sinistra che, al contrario di Bertinotti, non ha rinunciato all’uso della violenza nella lotta politica. L’ombra quotidiana delle Brigate Rosse, l’ambigua prassi di tanti centri sociali, i cortei filoarabi con gli incivili slogan antisemiti, e potrei continuare a lungo nell’elenco degli angoli della zona grigia, sono pezzi di un antagonismo che può trovare un argine soltanto attraverso una proposta politica, cioè nell’ancoraggio di un partito della sinistra radicale. Un partito che può nascere solo sotto la stella del carisma di Fausto Bertinotti.


L’Unione è in crisi anche sul web. Da Natale

aprile 26, 2007

Qualsiasi sondaggio si consulti sulla fiducia nel e sul governo Prodi è sufficiente per notare che il calo, dal giorno delle elezioni dello scorso aprile a oggi, è pauroso. Stesso discorso vale per qualsiasi tipo di rilevazione sui ministri dell’Unione e sul premier Romano Prodi. E allora ti aspetteresti, magari, una bella campagna di manifesti 6 x 3 che tappezzi l’Italia delle cose realizzate (?). Oppure un bombardamento internet che possa andare a convincere l’elettorato giovane. Ma nel centrosinistra nulla di tutto ciò accade. Anzi, se uno va a navigare sul sito ufficiale della coalizione www.unioneweb.it scopre che “il sito è temporaneamente non disponibile”. Il problema è che quel “temporaneamente” sta lì da prima di Natale, ovvero dalla metà del tempo in cui Prodi governa. www.unioneweb.it è quello dal quale, in campagna elettorale, si potevano scaricare le celeberrime 281 pagine del programma. Quelle dove c’è contenuto tutto e il contrario di tutto. Quelle a cui, ogni volta che sorge una controversia, si fa riferimento manco fossero le tavole della legge. E se volessi andarle a ristamparle come faccio? Se volessi verificare chi ha ragione sulla Tav o sui Dico? Ora il sito è chiuso. All’attacco dell’Unione e del suo sito semi morto il principe dei pastonisti, ora senatore dell’Udc, Francesco Pionati che all’Indipendente spiega: «Il sito dell’Unione è fermo perché probabilmente risentirà dello stato dell’arte dei due principali partiti, Ds e Margherita. Sono fermi per mancanza di idee. Il centrosinistra floreale si sta destrutturando e si passa a un centrosinistra da illusionismo. È chiaro che – sottolinea Pionati che dirige il settimanale telematico Noipress – in una fase di migrazioni, e di cambiamenti continui, chi scrive può essere smentito in ogni momento». Non è meno tenero l’ex ministro della Funzione Pubblica, Angelo Piazza dello Sdi: «Dopo anni di impegno e tante parole spese affinché la comunicazione politica imparasse a valorizzare la tecnologia di internet, è un segnale di disattenzione grave che il sito dell’Unione versi in stato comatoso. Lo Sdi, al contrario, ha fatto una scelta precisa: abbiamo chiuso L’Avanti della Domenica nell’edizione cartacea per dedicarci esclusivamente al sito www.sdionline.it, curato da professionisti che ne fanno un quotidiano telematico ricco e sempre aggiornato. Una maggioranza che deve saper comunicare meglio non può permettersi di ignorare la rete e dimenticare il proprio stesso sito web».
Sulla chiusura di fatto del sito dell’Unione cala come una mannaia la sua dura sentenza Mario Adinolfi, polemista, blogger ed esperto dei fenomeni internet: «Nel centrosinistra continuano a non capire che il mondo della rete va coltivato quotidianamente. Questi aprono saracinesche virtuali che poi chiudono come fossero salumerie. Senza capire che il giudizio di chi sta nella rete, e sono tanti, in questi casi è molto duro. E tutto ciò si trasforma in un boomerang».

di Vasco Pirri Ardizzone


A scuola non c’è posto per gli orchi

aprile 26, 2007

casa.jpgGli orchi esistono e si muovono nel mondo di oggi con la stessa cattiveria che avevano nelle fiabe. Sfruttano internet, le foto digitali, le telecamere a circuito chiuso. Il caso di pedofilia in una scuola materna pubblica, in un asilo a Rignano Flaminio, a due passi da Roma ha messo il Paese sotto choc. Sei persone, di cui ben tre maestre e una bidella sono dipendenti della scuola, sono state arrestate con l’accusa di avere abusato sessualmente di bambini fra 3 e 5 anni. Piccoli allievi prelevati da scuola e portati in una villa, vicino a scuola e costretti a rapporti con adulti. Rapporti ripresi e poi “venduti” in rete. Il nostro sistema giuridico non ci permette di considerare gli arrestati colpevoli fino a sentenza definitiva, però la sostanza delle indagini sgomenta. Gli orchi esistono, lo sappiamo da tempo purtroppo, e ne abbiamo parlato tante volte a casa Banfi. Del resto c’è un’ipocrisia assurda nella nostra società: da un lato si sbandiera la libertà sessuale, si ride di chi a 20 anni non è ancora andato a letto con una donna (come ben sanno gli spettatori de “La pupa e il secchione”), si bombardano i giovani di messaggi allusivi e stimolanti, e poi quando si scopre, come in questo caso, che un sito di pedo pornografia rende anche 90mila euro al giorno ci si scandalizza. Gli orchi prosperano in una società che non sa più dare limiti al proprio comportamento e dove la commercializzazione del sesso con i minori (ancora reato per il codice penale italiano se fatto da un adulto) fa realizzare introiti iperbolici in tutto il mondo. La prima domanda è: perché non si comincia a condannare un po’ di più la decadenza dei costumi di tutti i giorni? Non è moralismo, ma realismo. Ad esempio quanti insegnanti riprendono le allieve che si presentano a scuola con l’ombelico di fuori? Perché non convocano i genitori? Seconda domanda: perché gli insegnanti della scuola pubblica sono così fuori controllo? È mai possibile che un dipendente delle Poste sia più seguito, anche disciplinarmente dai suoi superiori, in modo più efficace che non un docente? Nella scuola italiana, lo sanno tutti coloro che hanno figli in età di apprendimento, solo il referto del pronto soccorso può convincere la preside a spostare un docente, ad esempio, violento. Altro che licenziamento, ministro Fioroni! Cominciamo a ragionare su come controllare seriamente il comportamento dei docenti e spingiamo le famiglie a scegliere e non a subire. L’ideale è che i genitori possano scegliere la maestra (o il prof di filosofia) dei propri figli, non subirli come una trappola inevitabile. Gli orchi esistono, ma vanno scoperti e isolati in fretta, non lasciati insegnare nella scuola.

casabanfi@indipendenteonline.it


L’Indipendente Video – “Conosco gli elettori di Bayrou. Voteranno per Sarko”

aprile 26, 2007

Da oggi è aperta la sezione video dell’Indipendente. Andate sul nostro sito a questo link per poter vedere i video selezionati dalla redazione su tematiche di respiro europeo.

Un assaggio lo mettiamo qui per gli amici del blog. Si tratta dell’intervista fatta a Joseph Daul, presidente del gruppo popolare al Parlamento europeo, sui risultati del primo turno delle elezioni presidenziali francesi e sull eprospettive per il ballottaggio del 6 maggio. Per lui la situazione è chiara, conosce gli elettori di Bayrou ed è certo che appoggeranno Sarko.


Perchè i master universitari non servono a niente

aprile 25, 2007

Ma servono davvero, in Italia, i master universitari? Di certo rappresentano una fabbrica della formazione in continua crescita, in termini di fatturato e di addetti. Soltanto nell’ultimo anno, infatti, ne sono stati organizzati oltre duemila (quasi la metà alla prima edizione) per circa quarantamila studenti e con le generose sponsorizzazioni di 3500 aziende. Macchine da soldi, insomma, con un fatturato che, secondo le indagini del Censis, supera i 180 milioni di euro. Stessa musica per i professori reclutati con i master: sono ormai un esercito di 34mila docenti, in gran parte universitari che arrotondano gli stipendi, praticamente uno per ogni studente che in media spende 4800 euro per la sua iscrizione. Fin qui il gigantesco giro d’affari che copre, come un lenzuolo, l’universo dei master universitari. E i vantaggi, in termini di occupazione, per gli iscritti? Pochi, pochissimi. Un’indagine di AlmaLaurea, Osservatorio Statistico dell’Università di Bologna nato nel 1994, dimostra infatti che «non si registrano differenze significative tra coloro che hanno terminato un master rispetto ai colleghi che non hanno concluso un’ esperienza analoga». Ma se i master fuori ateneo non servono a nulla, valgono poco anche quelli universitari. A cinque anni dalla laurea, quelli che ne hanno frequentato uno di primo livello, registrano una percentuale di occupazione pari all’ 88 per cento. Appena tre punti in più di chi ne ha fatto a meno. Il vantaggio occupazionale scende invece a due punti di differenza per i master di secondo livello. La situazione è addirittura paradossale se poi si considera la stabilità lavorativa, che «risulta addirittura più ridotta tra i laureati che hanno frequentato un qualunque tipo di master rispetto a quella raggiunta dai laureati privi di tale esperienza». Chi ha fatto un master trova un lavoro stabile nel 59 per cento dei casi. Chi si è accontentato della laurea nel 74 per cento dei casi. E per giunta guadagna 17 euro in più: 1320 euro mensili contro 1303. Se ci si limita ai corsi di formazione di primo livello, la differenza in busta paga sale ancora di più. I laureati semplici sopravanzano i “masterizzati” di 65 euro. Dati confortanti, visto che il rapporto di Almalaurea sottolinea che i corsi post-laurea, oltre a essere inutili, sono anche discriminatori: hanno la possibilità di accedervi solo il 9 per cento di studenti disagiati, mentre il resto dei posti a disposizione, di pari passo con l’eccellenza e il costo, è appannaggio di giovani molto facoltosi. I master sono insomma un grande bluff, di cui il professore della Iulm Mauro Pecchenino spiega il gioco: «Le università italiane ormai sono aziende. E le aziende devono vendersi. Il master è un prodotto. Né più né meno che la maionese».