Mocciosi in 24 ore. I 10 Step per diventare suoi discepoli

marzo 23, 2007

MANUALE DEL MOCCIOSO PERFETTO

IL VANGELO SPIEGATO AI GIOVANI

1) Quel giorno il profeta si arrampicò sul suo attico ai Parioli e disse:
«Che posto di merda è..pieno di figli di papà. Che poi se ci pensi bene siamo figli di papà anche noi..perchè dici così? Perchè non ci manca niente,no? si non ci manca niente ma siamo diversi dai bravini,e se nascevamo in periferia? Eravamo diversi.
Il problema sono le luci della città…le stelle ci sono…ma non si vedono!
(Come te nessuno mai)

Essere Pariolini. Essere Scontenti. E sognare di essere “nato ai bordi di periferia”. “E’ più facile sognare che guardare in faccia la realtà”. Bisogna sognare di essere Eros Ramazzotti imprigionati in un corpo che non ci rappresenta. E di notte fare i travestiti. Da Moccia. Procurarsi a tal proposito una moto truccata e una t-shirt da Che Guevara per disperdere le tracce residue di aria pariolina. Procurarsi Jump di Mennen e spargerlo abbondantemente su tutto il corpo. Mettere un Casio al polso. Avendo cura di lasciare il Rolex sul comodino. Frase doc: “e camminare a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile morire”. Non tanto.

2) Quel giorno il profeta si avvicinò ai farisei che combattevano contro il costo delle ricariche telefoniche e disse:

«… quando perdi tempo al telefono, quando i minuti scorrono senza che te ne accorgi, quando le parole non hanno senso, quando pensi che se qualcuno ti ascoltasse penserebbe che sei pazzo, quando nessuno dei 2 ha voglia di attaccare, quando dopo che lui ha attaccato controlli che l’abbia fatto veramente, allora sei fregato»
(Ho voglia di te)

Comunicare. Non importa che cosa, basta che si parli del proprio male di vivere. Ma solo al telefono. Le parole sono fatte per essere dette, e quando ti deludono non scoraggiarti, anche la mitragliatrice Muccino fa delle pause. Cioè le parti più interessanti del tuo discorso, quelle che ti salveranno la faccia dagli schiaffi. Messe al punto giusto qualche volta evitano la lapidazione. Così come un sms o una telefonata sul cellulare numero due. Frase doc: “Ti telefono o no, ti telefono o no, ho l’umore in cantina”. Dove per gravità sono precipitati anche i nostri zebedei.

3 ) Quella notte il profeta salì sulla sua Porsche cabriolet

e disse :

“E’ la normalità la vera rivoluzione…..è la fedeltà la vera utopia… (L’ ultimo bacio)

Andare dove ci porta il cu(ore). Sempre. Credere in noi stessi, anche la distrazione di una serata può cambiarci la vita. E chissenefrega di cosa pensano, abbiamo il diritto di battere i nostri sentieri fino in fondo. Nessuno può costringerci a indossare una corona di spine. Frase doc:

“Quant’è bello far l’amore da Viale Trieste in giù “. Se va male “trovi un altro più bello che problemi non ha”e tanti auguri. Leggi il seguito di questo post »


Ho voglia di te visto da un genitore celebre. Casa Banfi

marzo 21, 2007

Partita già qualche settimana su L’Indipendente cartaceo, la rubrica di Alessandro Banfi, vicedirettore del tg5 , sbarca sul blog. Ecco cosa ne pensa di “Ho voglia di te”.

Ebbene sì il ciclone Moccia ha toccato anche casa Banfi. Non poteva essere diversamente, visto che la mia seconda figlia ha quasi 13 anni e sta per finire la seconda media. Siamo finiti in pieno target. E io personalmente sono finito in coda in mezzo agli adolescenti al botteghino del cinema, due sabati fa, ore 14 e 30, all’apertura delle casse. Ci sono tre compagni di classe di mia figlia che devono ancora restituire i soldi anticipati. Cose che capitano. Gli altri fratelli, due più grandi e uno più piccolo, ironizzano parecchio sui libri di Moccia e sulle frasette in “moccese” che proliferano nel mondo delle scuole medie e a casa nostra. Si legge sui muri delle loro scuole: “La nostra storia è troppo grande per finire…” eccetera eccetera. Il mondo sentimentale degli adolescenti è fragile e incerto, e trova nel linguaggio e nei modi stereotipati imposti dal fenomeno dei libri dello scrittore romano un riferimento sicuro. E quindi nessuno si mette i pantaloni, ma i 501 della Levis, nessuno più si chiama con il suo nome intero ma con delle abbreviazioni che a noi suonano buffe e a volte patetiche. Bibi, Ecca, Dili… ma che cos’è una formazione straniera?
E poi parlano tanto di amore eterno, mettono i lucchetti a Ponte Milvio come il loro idolo Scamarcio, ma le loro storie sentimentali sono volubili e un po’ goffe, com’è giusto che sia a questa età. Ma allo stesso tempo sono complicate dal sesso subito, che la nostra società inculca fin dalla più tenera età e da una seria mancanza di punti di riferimento, a cominciare dai genitori. Non ci sono criteri di fondo, non si coltiva la sana inquietudine giovanile basata sulle domande eterne e vere per tutti, da Platone ad oggi, del tipo “Chi sono io?”. L’adolescenza diventa una fascia consumistica, battuta con intensità dalla televisione (che poi viene regolarmente snobbata dopo i 16 anni), da Internet, dai telefonini, dalla moda.
Moccia è una specie di padre adottivo per questa generazione. Che supplisce alla mancanza di rapporto con gli adulti, in gran parte assenti perché distratti, lontani, impegnati in mille altre cose. Li fa leggere e questo è importante perché di solito a questa età pochi leggono. Ma che cosa li fa leggere? Che modello propone? Una vita piatta, superficiale, sentimentale, fatta di marchi di moda e di nomi abbreviati. Di immagine e di apparenza. A volte mi viene da ringraziare il vecchio buon Disney ché almeno in Disney Channel e nei suoi film ci sono dei sentimenti autentici, dei buoni propositi, qualche valore. Droga, fumo e sesso non sono una figata da grandi. Nel nuovo cinema italiano di successo fra gli adolescenti, non c’è neanche questo. E’ bene che i genitori lo sappiano prima di sborsare i 7 euro e 50 per il cinema il sabato pomeriggio, pop corn esclusi. Alessandro Banfi

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