Al Qaeda, devono rispondere le moschee

aprile 16, 2007

GiornaleLe autobomba di Algeri hanno chiarito la strategia di al Qaeda: allargare l’offensiva terroristica nel Mediterraneo e colpire i regimi dei Paesi arabi a partire del Maghreb. Non è un caso che in Algeria il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (Gspc) ha cambiato nome dall’inizio dell’anno ed è diventato “al-Qaeda per il Maghreb islamico”. Questo particolare è significativo per due motivi. Il primo rivela una alleanza con i gruppi islamisti locali per bloccare il progresso democratico e imporre con la forza la legge islamica. Il secondo è allargare la guerra all’Occidente facendo crollare il turismo e mettendo a rischio le forniture di greggio. E questo accade non solo nei Paesi arabi. Gli strateghi di al-Qaeda sanno che dall’Africa del Nord è più facile rafforzare la rete jihadista, trovare alleati, addestrare kamikaze, finanziare moschee e organizzare attentati in Europa. Perché al-Qaeda ha creato un forte retrovia per portare avanti la sua strategia di terrore e di morte. Finanze, comunicazioni, investimenti. Campi di addestramento in Mali, radici profonde in altri Paesi africani e sfruttamento dei canali dell’immigrazione. Non c’è dubbio, le vicende militari dell’Afghanistan, dell’Iraq e del Medio Oriente hanno rafforzato la visione strategica di al-Qaeda. Quella di combattere contro gli Stati, le istituzioni, i simboli del potere economico e militare. Tutti gli attentati organizzati sotto la sigla di al-Qaeda hanno messo i governi contro il muro. Da Nairobi a New York, da Casablanca a Madrid, da Bali a Londra, da Baghdad ad Algeri. Nella capitale algerina sono stati colpiti il palazzo del governo e la caserma militare di Ben Ezzouar. Un attacco pieno di simboli, non solo perché è stato perpetrato l’undicesimo giorno del mese. Come se fosse una punizione islamica dopo che il governo algerino aveva deciso di escludere dalle elezioni politiche del 17 maggio prossimo la formazione islamista “El-Islah”. Il suo leader, Abdullah Djaballah, predica apertamente la creazione di un regime islamico. Ma come si può fare fronte agli attacchi di al-Qaeda? Innanzitutto, serve l’unità delle forze politiche nella lotta al terrorismo. Con gli strumenti dell’informazione e della sicurezza. Le ultime recriminazioni e i sospetti sui rapimenti in Afghanistan non hanno fatto altro che alimentare la forza dei terroristi. Ma non basta nemmeno l’intesa politica. Ci vogliono azioni. Il governo deve fare una campagna nazionale di educazione civile in favore del rispetto della Costituzione che deve valere per tutti: cittadini ed emigrati. Perché la predicazione dell’odio in alcune moschee è una delle vie del terrorismo che apre le porte ai kamikaze.

di Justo Lacunza Balda 

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I mosaici moderni del medioevo islamico

aprile 3, 2007

Ho ritrovato un vecchio link di un po’ di tempo fa relativo a una notizia molto interessante. Si tratta di questa Reuters. In poche parole due professori universitari, Peter Lu di Harvard e Paul Steinhardt di Princeton (pubblicato qui su Science)hanno osservato il disegno di alcuni mosaici risalenti al periodo medievale islamico e hanno visto che la disposizione delle tessere è riconducibile a formule geometriche scoperte solo negli anni 70 in occidente. I motivi sono quelli dei quasicristalli studiati da Roger Penrose e loro caratteristica è il non ripetersi mai degli elementi costitutivi.

“Oh, it’s absolutely stunning, they made tilings that reflect mathematics that were so sophisticated that we didn’t figure it out until the last 20 or 30 years.”

queste le parole di Peter Lu. Medioevo tuttaltro che buoio quello islamico.


In Germania la tv apre all’Islam, ma agli imam non basta

marzo 1, 2007

ZdfWort zum Freitag, ovvero orazione del venerdì. Questo il titolo della nuova trasmissione dedicata alla religione islamica e prodotta dal secondo canale della televisione tedesca, la Zdf. Inizierà a maggio, ma sarà trasmessa soltanto su internet. Poi, in caso di successo, andrà anche via etere. La Germania è la nazione europea con il più alto numero di immigrati e di cittadini di origine turca, e la comunità islamica già da tempo reclamava un proprio spazio televisivo nel quale parlare ai propri fedeli. Ma non è ancora soddisfatta. Il segretario generale del Consiglio centrale islamico, Aiman Mazyek, vorrebbe, infatti, avere subito la parità con le chiese cristiane che da decenni hanno una loro trasmissione – Wort zum Sonntag, orazione della domenica – sul primo canale nazionale e non essere relegato «nell’ennesimo forum in cui dibattere sull’Islam». Il portavoce della causa musulmana mira a una trasmissione autogestita con la possibilità di scegliere autonomamente i conduttori. In realtà la Zdf li vuole scegliere tra gli imam più moderati e ha già optato per una doppia conduzione tedesco-musulmana. In lingua teutonica, ovviamente.

di Lorenzo Grossini dall’Indipendente del 1 marzo 2007

Le altre comunità religiose tedesche non stanno a guardare e vogliono anche loro prendere parte all’evangelizzazione televisiva. Il vicepresidente del Consiglio centrale ebraico, Salomon Korn, ha infatti proposto un appuntamento fisso per il sabato (il titolo proposto? Ovviamente “orazione del sabato”) ad hoc per i suoi fedeli o al limite uno per il week end in cui tutti gli esponenti dei principali culti nazionali possano esprimere i propri principi religiosi.
Wort zum Freitag rappresenta comunque una voce fuori dal coro nel panorama delle trasmissioni europee. Gli altri stati (Italia compresa) non hanno alcuna emissione ad hoc per il pubblico islamico. Paura dell’equazione “Islam+tv=proselitismo-terroristico-su-larga-scala”? Intanto sarebbe interessante sapere se nei paesi di lingua araba sia presente l’equivalente di “A sua immagine