«Università, siamo fermi alla legge del 1933»

maggio 29, 2007

L’università degli orroriInseriamo sul sito la lettera pubblicata sul nostro giornale di sabato a firma del professore Antonino Liberatore Segretario nazionale Unione sindacale professori universitari di ruolo

Gentile Direttore, l’Università – settore strategico su cui l’Indipendente interviene con regolarità – ha cominciato a prendere il carattere di una istituzione di massa nella seconda metà degli anni Sessanta. Eppure allo smisurato e costante accrescimento della popolazione studentesca, non ha ancora fatto seguito il necessario cambiamento della legislazione che regolava tutto il sistema universitario. Uno sviluppo coordinato ed armonico del sistema avrebbe infatti richiesto l’approvazione di una rigorosa legge quadro con la necessaria previsione di un finanziamento pluriennale per la sua realizzazione. Legge che non c’è mai stata. Per questo l’Unione sindacale dei professori universitari (Uspur) continua a segnalare che le leggi tampone non servono, che l’università non può essere regolamentata solo con normative approvate a macchia di leopardo. L’unica legge organica per la nostra università risale al 1933, quando il numero degli studenti universitari era insignificante rispetto a quello della popolazione e la consistenza dei laboratori, delle biblioteche e dell’edilizia universitaria non poneva nessun problema per il relativo finanziamento. Di volta in volta, e sempre per rispondere ad esigenze pressanti, sono stati approvati provvedimenti parziali e non risolutivi. Dalla stabilizzazione degli incarichi di insegnamento nel 1973, passando per l’istituzione del Ministero dell’Università nel 1989, fino ai nostri giorni si è continuato a intervenire in modo episodico sul mondo accademico. Del resto nemmeno il ministro dell’Università Fabio Mussi, in carica già da un anno, sembra intenzionato a proporre per l’Università una legge quadro formale ordinaria. Tanto che la sua attività ha finora riguardato solo provvedimenti correttivi di decreti della precedente legislatura. Al momento il ministro Mussi sta lavorando alla bozza di regolamento sulle modalità di svolgimento dei concorsi per ricercatore universitario, a modifica di norme introdotte nel 1998. Riforma di cui L’Uspur evidenzia soprattutto le complicazioni relative all’introduzione di norme in base alle quali il giudizio finale sulla qualità scientifica dei candidati viene espresso anche da professori che possono non appartenere al medesimo settore o macro settore disciplinare. Un intervento dunque non solo parziale ma anche discutibile. Detto questo – e considerando che i precari di enti di ricerca e università sono ormai oltre 70mila – resta la necessità non più rinviabile di una legge quadro complessiva. non servono provvedimenti straordinari ma occorrono norme durature e trasparenti. Per questo un confronto, serio e risolutivo, tra il governo e l’università non è più rinviabile, tenuto anche conto del fatto che i problemi in campo – l’autonomia universitaria, la crescita del numero delle sedi, gli ordinamenti didattici, le sinergie tra università e mondo industriale, il numero e la qualità dei laureati da mettere in relazione con le possibilità occupazionali – sono tutti interconnessi. Risolverne solo alcuni, in mancanza di una visione di soluzione generale, significherebbe continuare a trattare l’università nella maniera sbagliata. E l’Italia, che le università le ha inventate (Bologna, Padova e Pavia sono le più antiche del mondo) seguiterebbe ad essere la Cenerentola della ricerca in Europa.

Professore Antonino Liberatore Segretario nazionale Unione sindacale professori universitari di ruolo

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