Cinesi.L’Esquilino in piazza.«Basta abusi»

aprile 20, 2007

“Veltroni chiuda subito i negozi illegali”: è l’appello lanciato dal Comitato difesa Esquilino-Roma Caput mundi che ieri ha organizzato in piazza Vittorio un sit-in per dire “basta con l’immobilismo del comune di Roma”.
A promuovere il presidio nel rione Esquilino, a cui hanno partecipato aderenti di Militia Christi, il presidente del Comitato difesa del quartiere, Augusto Caratelli, che, insieme ad un gruppetto di residenti, si è legato con una piccola catena per “simboleggiare che siamo intrappolati – ha spiegato
Caratelli – perché vengono bloccati i nostri movimenti”. Il presidente del Comitato difesa Esquilino sottolinea tre punti ai quali chiede un’immediata risposta da parte del sindaco di Roma Walter Veltroni: innanzitutto la chiusura dei locali ‘illegali’, la maggior parte dei quali di cinesi, che da un campionamento fatto risultano essere 59 su 180 negozi; inoltre il Comitato chiede che entri in vigore all’Esquilino la Ztl Merci approvata lo scorso 14 febbraio; infine, Caratelli si rivolge al presidente della Commissione commercio del comune di Roma chiedendo il perché della sua decisione di “cassare oggi – ha spiegato Caratelli – la delibera municipale approvata nel primo municipio all’unanimità e che suggerisce l’introduzione di 30 tipologie merceologiche proprio nel quartiere Esquilino.
‘Esquilino, se c’è commercio al dettaglio ma che so’ tutti questi furgoni?’, ‘Abusi commerciali, abusi edilizi: tutto alla luce del sole. Vergogna!’: sono questi alcuni dei cartelli e degli striscioni innalzati dagli aderenti al Comitato scesi in piazza.

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Per i pechinesi siamo razzisti

aprile 18, 2007

Uno spettro si aggira per l’Europa, ed è quello del razzismo anti-cinese. Comincia così, parafrasando Marx , un lungo articolo apparso ieri sul governativo Quotidiano del Popolo dedicato agli scontri fra la comunità cinese di Milano e la polizia. Secondo l’anonimo autore, che per vedere il suo articolo pubblicato in prima pagina deve essere almeno un membro di alto rango del Partito comunista, il 12 aprile una donna cinese è stata gettata con violenza a terra dagli agenti della pubblica sicurezza italiana e, per difenderla, «oltre mille» suoi concittadini si sono lanciati in strada chiedendo «di fermare la discriminazione anti-cinese e il rispetto per i loro diritti». Per l’autore dell’articolo, questo scontro è soltanto uno dei sintomi di un più ampio movimento razzista che starebbe invadendo il continente europeo, divenuto teatro di una spietata caccia all’uomo contro gli immigrati cinesi «da sempre rispettosi della legge e desiderosi di integrazione ». Dopo aver elencato una serie di discriminazioni vere o presunte subite dalle comunità cinesi in Europa, arrivano anche i consigli a chi si sente vittima di discriminazione: mantenere il sangue freddo e fare del proprio meglio per far rispettare la legalità, ma all’interno della comunità, che deve rimanere unita e soprattutto chiusa all’esterno. In questo modo, uniformando gli interessi degli emigrati, «tutto si risolverà al meglio». Il motivo di questa tensione razzista pan-europea sarebbe da ricercare nella frustrazione per le capacità dei cinesi i cui prodotti sono sempre più bersaglio di embarghi e boicottaggi motivati dall’invidia dei produttori locali, incapaci di rispondere alla maggiore produttività cinese e, quindi, costretti a ricorrere alla violenza ed alla discriminazione. Un’analisi che rimbalza anche nelle comunità cinesi Italia, soprattutto quelle di Milano e di Prato, che denunciano presunti “accanimenti” di Guadia di finanza e polizia a caccia di irregolarità soltanto tra i cinesi, mentre “l’italiano della porta accanto” sarebbe mai controllato. Così la polemica cresce di tono. L’articolo del Quotidiano del Popolo va oltre le proteste ufficiali già espresse dal console di Pechino Milano e dal ministero degli Esteri cinese che hanno auspicato soluzione equilibrata» per i problemi tra immigrati cinesi e polizia, da risolvere «tenendo conto delle ragionevoli esigenze e degli interessi legali dei nostri residenti all’estero». L’articolo non è isolato nella sua battaglia a sostegno della linea dura che i cinesi d’oltremare devono tenere: in una vignetta apparsa su sohu.com, uno dei siti cinesi più cliccati, si vede un uomo a cavallo dai tratti simili a quelli Mussolini, che minaccia con un manganello una donna cinese cerca di proteggere con il braccio un neonato. La didascalia spiega “è il rischio che si corre in Italia”. Con questi interventi, molto opportunamente sprovvisti di firma, Pechino vuole far capire che i suoi connazionali all’estero sono una “risorsa importante” che può essere difesa con i mezzi diplomatici internazionali, ma all’occorrenza con ritorsioni commerciali sugli affari italiani in Cina. Una minaccia, per ora, soltanto teorica. Ma l’avvertimento è lanciato.

di Vincenzo Faccioli Pintozzi