Moratoria, una carta che l’Italia deve giocare

aprile 5, 2007

Un Paese che crea clamore internazionale ricorrendo all’outsourcing nelle trattative per il rilascio di connazionali rapiti in zone di guerra, che si trova in fondo alla classifica dell’Ocse in materia di aiuti pubblici allo sviluppo e che è moroso nei confronti del Fondo globale Onu per la lotta all’Aids e alla malaria, è un Paese che ha interesse ad avere un guizzo che possa ridare smalto alla propria credibilità all’estero. Dispiegare un contingente in Libano è meritorio – anche se i nostri militari sono ridotti a fare i piantoni – ma non basta. Da questo punto di vista è innegabile che l’Italia si sia molto esposta, ma poco spesa, per ottenere una risoluzione dell’Assemblea generale della Nazioni Unite per una moratoria universale delle esecuzioni capitali. Un’iniziativa eticopolitica che vede numerosi Paesi contrari (i mantenitori) e altri indifferenti, ma che, in caso di successo, avrebbe il merito di diventare patrimonio dell’intera umanità, come lo è stato con l’abolizione della schiavitù e l’interdizione della tortura. Allora, dopo tutte le solenni promesse, l’Italia deve giocarsi questa carta fino in fondo. Dal punto di vista dei tempi, siamo agli sgoccioli, se non al fotofinish. Il 23 aprile si riuniscono i ministri degli Esteri della Ue, ultima occasione utile – non per “fare il punto”, come qualcuno pensa – ma per far circolare la versione finale della bozza di risoluzione e ottenere in calce le firme necessarie dei partners europei, pena l’impossibilità di presentarla alla sessione in corso dell’Assemblea generale dell’Onu. Leggi il seguito di questo post »

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