Perchè in Italia abbiamo dimenticato le fabbriche?

marzo 8, 2007

FabbricheQuella che segue è l’introduzione del nuovo libro del direttore Antonio Galdo. Tema (come si evince dal titolo) le fabbriche. Ieri è stato ospite alla trasmissione di Augias le storie. Per vedere il suo intervento, basta cliccare su questo link. Contestualizzando il panorama proposto dal libro con quello attuale, una domanda sorge spontanea: perchè in Italia abbiamo dimenticato le fabbriche? Oltre al dibattito qua nel blog, è possibile prendere parte al sondaggio nel sito del giornale

Sono state le fabbriche della follia. Di una lucida, accecante pazzia che ha stravolto i connotati dell’Italia, fino a trasformare un Paese di agricoltori e di mezzadri in una opulenta potenza industriale. Allora, agli inizi del terribile Novecento insanguinato da due guerre mondiali, non esistevano le grandi banche d’affari, il denaro facile del capitalismo globale, la finanza che decide prodotti, mercati, consumi. Bisognava inventare, e creare. Così una generazione di imprenditori (Stato compreso) si è tuffata a capofitto nel vortice della produzione in serie, delle catene di montaggio, delle ciminiere.
Non avevano soldi, e sono andati a prenderli ovunque: anche sotto i materassi dei contadini che nascondevano i risparmi di un raccolto generoso, di una buona vendemmia. Serviva spazio, e lo hanno trovato ingoiando le campagne, avvicinandole ai centri urbani, e attrezzando delle gigantesche company town. Fabbriche diventate città. Cercavano manodopera, e la selezionavano, braccia per braccia, offrendo il miraggio di un posto fisso, uno stipendio sicuro, il prestito per comprarsi la casa. Auto, acciaio, pneumatici. I prodotti e il modello organizzativo per realizzarli su larga scala, erano importati dall’estero: viaggiavano, i nostri capitalisti senza capitali, si aprivano la testa e si eccitavano innanzitutto di fronte al fenomeno americano, al Nuovo Mondo esploso oltreoceano. Copiavano, ma, come succede in ogni esercizio di emulazione, aggiungevano un tocco di novità. Uno stile, un disegno, un’innovazione. Le radici genetiche di quello che poi sarà il made in Italy.
Leggi il seguito di questo post »

Annunci