Con le maestre di Rignano si è sbagliato due volte

maggio 17, 2007

casa.jpgTorno sulla vicenda di Rignano Flaminio che tanto interesse ha suscitato e perché prende un po’ la “pancia” dei nostri sentimenti e ragionamento. Ne parlo anche in prima persona, essendo stato quasi una giornata intera a casa di una delle tre maestre, subito dopo la sua scarcerazione, per organizzare la prima e unica intervista di Marisa Pucci, venerdì scorso, a Matrix. Ebbene penso proprio che la maestra Marisa sia innocente. So che è sbagliato andare dietro al proprio istinto e alla propria impressione personale. C’è una percentuale di rischio a ragionare così, ma la certezza morale conta. Eccome. La riflessione che mi sento di fare su tutta questa vicenda è questa: lo Stato ha sbagliato due volte nei confronti di queste maestre. La prima volta quando il 12 ottobre dello scorso anno, indagandole per un reato così grave come la pedofilia di gruppo ai danni dei loro allievi, non le ha sospese dalle funzioni di maestre. Se i carabinieri indagano un docente, la preside nel dubbio deve intanto allontanarlo da quella funzione. Ne sono assolutamente convinto. Capisco che gli insegnanti possano temere le denunce di chiunque, se passa questo principio. Ma io lo trovo sacrosanto. Invece la sospensione non è mai arrivata. Il risultato è stato che gli animi si sono esasperati e interpretando in modo burocratico la presunzione d’innocenza, non si sono favorite neanche le indagate. Con la nefasta conseguenza di svuotare le classi, aumentare il disagio, spaccare in due il paese. Secondo errore: l’arresto del 24 aprile. Che necessità c’era? L’inchiesta, hanno spiegato gli inquirenti, aveva bisogno di uno “scossone”. A quel punto il dubbio, che doveva allontanare comunque le maestre dalla scuola, doveva volgersi a favore delle imputate e invece niente, dopo sono scattate le manette con un intervento violento. Lo stesso Stato prima indaga, nel frattempo fa insegnare, poi arresta. Non è forse questa già una catena di errori? Il dubbio è pro reo, ma disciplinarmente non è possibile che nella scuola italiana ci voglia l’arresto per sospendere dalla mansione dell’insegnamento. Il sospetto non va alimentato ma neanche sottovalutato, prima che sia troppo tardi. Non potevano essere assegnate ad una biblioteca fino alla fine delle indagini? Fra l’altro io sono convinto che la scelta sbagliata abbia in qualche modo generato la conseguenza drammatica e violenta della misura cautelare. Mentre una preventiva decisione avrebbe forse svelenito il clima. Mentre è accaduto come se il pm, i carabinieri, la preside agissero per compartimenti stagni, come se fossero di Stati alleati, non tutti servitori della Repubblica italiana.