I moderati che vorrei – Sesto appuntamento – Innocenzo Cipolletta

aprile 23, 2007

Continua il viaggio dell’Indipendente in compagnia di personaggi dell’establishment culturale ed economico di sinistra. Un confronto che nasce dall’esigenza di riflettere sui temi forti della rappresentanza moderata, crocevia da cui passa la stabilità politica del nostro Paese. Questa settimana il terzo appuntamento è con Innocenzo Cipolletta. Gli altri sono disponibili qui sul nostro sito

Lei è un moderato thatcheriano?
Penso e spero di essere un moderato liberale. Ma mi faccia esprimere un certo disagio a catalogarmi: credo che la patente di liberale la debbano dare gli altri, quelli che giudicano le tue azioni e che nessuno possa dirsi da solo liberale o liberista. È quasi un controsenso autodefinirsi liberale.
Declini la sua appartenenza con un comandamento attuale.
Oggi l’idea che giudico più forte è questa: uno Stato mobile in un mondo che è mobile. Uno Stato, cioè, che interviene dove c’è carenza di mercato e di iniziative dei cittadini, e si tira indietro appena si creano condizioni di equilibrio e di concorrenza. Uno Stato che, quando affronta nuovi problemi e nuove esigenze si sappia tirare indietro dall’occuparsi dei vecchi temi e non pensi perciò di occuparsi di tutto senza, tra l’altro, averne i mezzi.
E lo Stato sociale dove lo mettiamo? Lo liquidiamo?
Lo riposizioniamo. Prenda l’assistenza sanitaria, così ragioniamo su una cosa molto concreta. Lo Stato ha fatto molto per creare una coscienza sanitaria presso i cittadini e per creare servizi: ora non può più, come in Italia, garantire tutto a tutti. È una scelta ingiusta e inefficiente.
Innocenzo Cipolletta, per esempio, le medicine deve pagarle di tasca sua.
Assolutamente. Le medicine come la visita specialistica. Devo pagare io, non lo Stato: magari attraverso la copertura di una polizza assicurativa. Nella mia fascia di reddito l’assistenza pubblica deve coprire solo interventi speciali, grandi rischi, come può essere una lunga cura contro l’Alzheimer.
È il modello americano.
Non proprio. Quello magari è l’eccesso opposto rispetto al servizio sanitario universale europeo. Preferisco il modello inglese, un buon mix tra Stato e privato. Vede, quando parlo dello Stato mobile, che si riposiziona, mi viene subito in mente un problema che abbiamo anche in Italia: la lotta contro la povertà. Leggi il seguito di questo post »

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