Minacci il buon nome dell’azienda? E io ti licenzio

aprile 3, 2007

La notizia era questa, la storia di una blogger licenziata dalla propria società, lo studio contabile inglese Dixon Wilson. La sua colpa? Avere uno dei blog più in voga della blogosfera inglese (La Petite Anglaise). I suoi boss avevano paura che i contenuti del diario online potessero influire negativamente sul buon nome dei loro uffici. E allora Catherine Sanderson ha fatto loro causa. Proprio in questi giorni l’ha vinta come si legge sul guardian e si potrà intascare l’equivalente di un anno di stipendi. Inoltre il tribunale francese (la blogger lavorava a Parigi e infatti il suo blog parlava della sua vita in territorio d’oltremanica) ha decretato che lo studio pagasse oltre ai 44.000€ di stipendi arretrati, anche il corrispettivo del sussidio di disoccupazione erogato dallo stato francese alla neodisoccupata. Intanto Catherine si è pure beccata un contratto con la Penguin per scrivere due libri sulla sua esperienza di scrittrice via web. La Francia ha dato così un segnale forte di solidarietà nei contfronti dei bloggers, altro che Egitto, anche se come si legge qui il citizen journalism viene ancora considerato un po’ fuffa dallo stato stesso

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Citizen journalism, adieu

marzo 8, 2007

Segnalo l’articolo uscito sull’Indipendente di oggi sul nuovo giro di vite adottato in Francia contro i filmati girati da cittadini comuni e poi messi in rete.

Solo i professionisti potranno riprendere immagini e video di atti di violenza. Il Consiglio costituzionale ha dato infatti il via libera alla riforma dell’informazione che per i non autorizzati prevede sanzioni severe e in alcuni casi la prigione. Incassato il sì sui sei articoli più controversi del suo progetto, il ministro dell’Interno Sarkozy in corsa per l’Eliseo porterà dunque nei prossimi giorni in Parlamento un disegno di legge rigoroso, che stabilisce pene certe e misure decise nella prevenzione del crimine.

Ok per i filmati di bullismo, ma per il resto? Come è impossibile discernere cosa è buono e cosa no? è possibile vietare a priori i contributi video degli utenti? Basti pensare al caso di Rodney King del 3 marzo 1991. Senza il contributo video dell’occhio indescreto della telecamera di un testimone non si sarebbe raccolta alcuna evidenza dei fatti. C’è da dire che forse questo tipo di contributi video rappresentano una esigua minoranza di tutto il materiale prodotto dai citizen journalists in erba. Ad ogni modo il panorama internettiano francese è in fermento come si può leggere qui. Poi proprio la Francia che ha dei servizi dedicati a questa tematica che sono davvero seri. Almeno, provate a fare un salto sul sito AgoraVox e vedrete che è fatto proprio bene. O meglio, si cerca di organizzare in modo ordinato i contributi degli utenti sia tramite articoli, blog, ma anche mms video e messaggi in segreteria telefonica 🙂 .   E in Italia che si fa? Concludo con la chiusa dell’articolo che mi pare cada proprio a fagiuolo.

 Qui da noi la lotta ai video bullismo di Fioroni e soci si combatte con loghi invece che con leggi, e le estenuanti tavole rotonde su “Smonta il bullo”hanno prodotto solo l’amata cabala del numero verde. D’altronde si sa bene, qui da noi il negazionismo è legge.