Il boccino del Cavaliere per sparigliare gli scacchi truccati del governo

marzo 27, 2007

Giornale

Mentre scrivo questo articolo, invidio Romano Prodi. Lui è in Brasile, al caldo di un Paese effervescente, e noi siamo qui, nell’umidità dell’Italia immobile. Il governo si trascina sull’orlo di una crisi possibile ogni secondo, sfidando qualsiasi legge di gravità con l’inerzia della sopravvivenza e con l’attitudine, ormai condivisa da tutti gli azionisti di maggioranza di palazzo Chigi, a minimizzare. Tanto, pensano, la nottata passerà e domani è un altro giorno. In questa partita con gli scacchi truccati, e sulla pelle di qualche milione di elettori, la mossa decisiva, altro paradosso della nostra cronicizzata precarietà, spetta a chi esercita ancora il ruolo di capo dell’opposizione, numeri alla mano. Cioè a Silvio Berlusconi. Da qualche giorno il Cavaliere pensa, e ha buoni motivi per farlo. La scacchiera dice questo: con un alito di vento, oggi o domani, il governo cade, e a quel punto si aprono due scenari. Elezioni o governo istituzionale a termine. Il primo non è gradito a tanti, dal Quirinale a un blocco politico trasversale; il secondo urta le naturali attitudini di Berlusconi che, se potesse, farebbe una campagna elettorale al giorno. E forse le vincerebbe tutte, anche perchè i sondaggi sono decisamente dalla sua parte. Ma, mi auguro che il leader di Forza Italia si faccia anche questa domanda: se il centrodestra dovesse vincere le improbabili elezioni, a quel punto che cosa accadrebbe? Risposta: nelle attuali condizioni non sarebbe in grado di governare il Paese con la necessaria autorevolezza e stabilità. Resta l’alternativa del governo a termine, per fare poche cose (dalla riforma elettorale a una nuova finanziaria) e per dare il tempo ai due poli di ristrutturarsi per poi presentarsi, separati e antagonisti, agli elettori. È l’alternativa più utile al Paese, più condivisa da chi ancora, in questa palude di egoismi e di ricatti incrociati, riesce a individuare un frammento di interesse nazionale. Berlusconi non la scarta, ma la teme per tre fondati motivi.

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