Ricerche da paura o paura della ricerca?

gennaio 31, 2007

Fare una ricerca sul web ormai è diventata una cosa normale. Una routine. Poi uno digita una parola particolare e gli scappa un sorrriso. Fate una prova. Andate su Yahoo! se non lo usate abitualmente e provate un po’ a fare una ricerca qualsiasi. Ora provate a digitare Google. Sorpresa. Come primo risultato, non si trova il link reputato più importante dall’algoritmo di ricerca, bensì un nuovo campo di ricerca. Come se il motore di ricerca volesse evitare di reindirizzare i propri clic verso l’avversario di mountain view. Ma quanti in effetti vanno su yahoo per conoscere l’indirizzo di google? E se qualcuno dovesse farlo in questo modo avrebbe la motivazione per non cambiare url e rimanere sulle pagine del motore di ricerca col punto escamativo. Gli altri concorrenti forse non sono stati trovati degni di competere, infatti se si cercano msn live, oppure ask.com non si sortisce lo stesso effetto riservato a Google. Normali risultati per competitor normali. Per gli ossi duri sisfodera l’artiglieria e in poche righe si trovano 2 campi di ricerca.


Il futuro è nero

gennaio 26, 2007

Il nero, si sa, va con tutto. Ma non con la tecnologia. Per anni è stato dimenticato e ha ceduto il passo al colore, che dopo gli anni ottanta ha iniziato a rivestire tutto ciò che è elettronica. Ora il nero è tornato, rinnovato e rinvigorito dagli anni di riposo forzato. Anni bui e neri appunto. Nei lustri passati, telefonini, televisori, radio, walkman prima e lettori mp3 dopo, sono stati vittima di una vivace rivoluzione che li ha dotati dei toni tipici dell’arcobaleno. La tecnologia impaurisce chi non la conosce e il nero opaco e scuro della plastica fa i nuovi oggetti dell’era digitale più difficili da decifrare nel loro uso quotidiano, laddove tenere nuance rendono l’impatto emotivo meno traumatico. E così il tetro colore cade nel dimenticatoio. Le tonalità pastello si sono finora contese lo scettro per la livrea delle scocche dei dispositivi elettronici con il grigio. Figlio del metallo brillante e dei suoi ingranaggi perfetti, è da sempre colore distintivo dei prodotti più all’avanguardia. Apple ha da sempre fatto della novità tecnologiche il proprio punto di forza, ma il colore la ha aiutata a fare breccia nelle case dei divoratori di novità digitali. I variopinti iMac hanno rallegrato le scrivanie fino a quando il candido bianco dell’iPod è diventato il marchio di fabbrica dei prodotti della mela. Oggi anche Steve Jobs si è convertito al nero, sia per quanto riguarda i portatili, sia per quanto concerne i lettori musicali, che sono però venduti nella versione scura solo nelle versioni più costose ed esclusive. Ma questo nero è solo un lontano parente di quello che ricopriva i prodotti degli anni ottanta. Il nero di oggi è brillante, satinato e luccicante. Non assorbe la luce, ma la riflette con le sue mille sfaccettature e proietta l’utente verso il futuro. È misterioso, come a rappresentare un buco nero che inghiotte l’era digitale, sempre in evoluzione e sempre pronta a generare nuovi stimoli. Non solo Apple, ma anche tutti i più famosi produttori di tecnologia si sono adeguati a questa nouvelle vague cromatica. Televisori piatti, portatili e perfino i pc da casa, hanno abbandonato i loro manti per vestirsi di una livrea scura, ma accesa al tempo stesso. L’eleganza e la professionalità rappresentate dal nero dell’era di internet fanno a pugni con il nero di plastica tipico degli anni della Milano da bere. Ai tempi di Henry Ford e della sua autovettura omonima, la famosa modello T, veniva scelta la verniciatura scura per motivi economici e di snellimento della linea produttiva. Il nuovo nero odierno invece è il risultato di mesi di lavoro dei reparti ricerca e sviluppo delle aziende tecnologiche.