Un rettore universitario è per sempre

Le università italiane stanno diventando le signorie dei magnifici rettori. Accade ovunque: negli atenei di Perugia e di Brescia, di Bologna e di Trento, di Siena e Firenze. Città dove i rettorati si sono trasformati in monarchie. Realtà dove gli statuti di ateneo – che sono la carta costituzionale dell’università – vengono piegati, corretti o riscritti per prolungare il regno dei rettori ben oltre i due mandati che la legge fissa come limite massimo. Non è un fenomeno che nasce oggi ma che si è sedimentato con gli anni, cresciuto in silenzio con l’autonomia, lontano dai clamori che l’università italiana riserva alle cronache con i suoi frequenti scandali. Storie di concorsi truccati e nepotismi che spesso discendono proprio dall’immobilismo del potere universitario, dal fissarsi di una gerarchia fondata su cordate di potere che non conoscono circolazione ma solo cooptazione. Humus dove i rettori-highlander trovano favore e sostegno alla loro permanenza ai vertici degli atenei. Ieri a Perugia il caso del rettore Franco Bistoni – raccontato dall’Indipendente martedì – è esploso come un bubbone sulla stampa locale. Il caso Bistoni è emblematico di come funziona il gioco del cambio in corsa delle regole. «Due anni fa», racconta Francesco Merloni, docente di diritto amministrativo a Perugia, «si portò la durata del mandato da 3 a 4 anni con l’obiettivo dichiarato di avere due mandati lunghi per consentire al rettorato di governare un momento particolare della vita dell’ateneo. Con la promessa che non ci sarebbe poi stata più nessuna proroga. È avvenuto il contrario». Ma le promesse, come gli statuti, son fatti per non essere rispettati evidentemente. Vecchie storie di cavilli e astuzie. A Bologna alla fine degli anni Ottanta si stabilisce che il rettore non possa ricoprire l’incarico conclusi i due mandati, solo che nello stesso statuto si prevede che la regola non deve valere per il rettore in carica, Fabio Roversi Monaco. Il quale alla fine del terzo mandato si fa prorogare di un altro anno la sua permanenza al vertice dell’ateneo felsineo. 15 anni di regno ininterrotto cui solo nel 2000 è succeduto Ugo Calzolari. Niente comunque a confronto con la monarchia del magnifico di Brescia Augusto Preti, in carica dal 1983. Lo chiamano il decano dei rettori e il suo nono mandato scade nel 2010. Un regno lunghissimo, possibile solo grazie a due mandati extrastatutari – i primi – e a due successivi a norma di statuto, a cui nel ‘95, è succeduto un terzo mandato straordinario. Ottenuto grazie alla classica modifica allo statuto. Dopo le opportune correzioni così la carta costituzionale dell’ateneo bresciano prevede che il rettore in carica, dopo due mandati consecutivi, può essere rieletto se alla prima votazione ottiene subito il voto della maggioranza degli aventi diritto. Per il quarto mandato e i successivi deve avere i 2/3 dei voti. L’ultima rielezione di Preti è avvenuta il 14 giugno 2006, quando ha ottenuto 306 voti su 434. I 2/3 del consenso disponibile. A dimostrazione dello strapotere conseguito basta dire che il candidato alternativo a Preti, il preside di ingegneria, ha preso 2 voti. Firenze non è Brescia, ma anche il rettore Augusto Marinelli ha ottenuto il suo bravo terzo mandato l’anno scorso. Cambiando anche lui lo statuto introducendo una norma transitoria – i rettori sono creativi – che consente al rettore di essere eletto per la terza volta solo con il 50 per cento più uno dei voti. Del resto è il sogno di ogni magnifico quello di essere per sempre. Per rimanere rettore a Siena dopo la scadenza naturale del mandato anche Piero Tosi aveva modificato lo statuto per stabilire che il rettorato durasse quanto la presidenza del Crui. Gli andò male per le note vicende che lo hanno investito. Il rettore di Trento Massimo Egidi invece ha ottenuto una mini proroga di due anni oltre la scadenza del mandato. Ma ha rifiutato. Per fare il rettore della Luiss.

Il ministro Fabio Mussi sembra voler fare sul serio con l’università italiana. In un’intervista al Messaggero propone una rivoluzione per i nostri atenei: concorsi con commissioni esterne, un’agenzia di valutazione che stabilisca livello scientifico e qualità didattica delle univeristà. Benissimo. Proceda lancia in resta contro feudi e baronie. Ma non dimentichi le monarchie dei rettori. Magari ponendo e difendendo un limite al loro mandato. E al loro strapotere.

di Riccardo Paradisi

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One Response to Un rettore universitario è per sempre

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