Case Chiuse da mezzo secolo

settembre 24, 2007

Italo CucciMi perdonerà, il direttore, se il “Dove eravamo rimasti” mi sta conducendo in un luogo proibito dove si presume che lo sport c’entri un bel nulla. L’attualità mi porta prepotentemente davanti all’uscio di un casino. Sì: dite bordello, casa chiusa, casino era. A Livorno, fra via dell’Angelo e via di Santa Barbara. Una cinquantina d’anni fa. Anzi, lasciatemi dire – è storia – mezzo secolo fa. Era il settembre del 1958. Bisognava aver soldi, per entrare, e appena seduti veder circolare le Ragazze in veli trasparenti, reggipetti minuscoli contenenti a malapena frutti sovrababbondanti; e a volte cogliere accenni d’ombra, laggiù, boschetti o foreste malcelate ch’erano l’invito a una conoscenza più intima subito accompagnato da un grido della Signora: ragazzi in camera! Senza soldi, si stava fuori, ed era comunque un bell’andare, gruppetti di perditempo che cianciavano di calcio, soprattutto di ricordi: di quel Livorno che dieci anni prima era stato in Serie A e adesso malinconicamente svernava nella C ma all’Ardenza c’erano sempre i fuochi dei tempi migliori. Fu facile scoprire l’enorme differenza fra le fondamentali passioni della nostra vita: il calcio parlato gratis, il sesso fatto a pagamento. Gli entusiasmi pallonari erano altissimi, naturalmente, perché senza costo aiutavano a trascorrere il tempo, vere e proprie assemblee di competenti interrotte di tanto in tanto da chi usciva tutto tronfio, dal casino, non da chi entrava invidiato e furtivo. Leggi il seguito di questo post »