Mutui, siamo tutti Mary Poppins

Avete in mente il film Mary Poppins con il signor Banks, il papà dei due bambini che viene licenziato? Quella scena in cui tutti, presi dal panico, vanno a riscuotere i soldi del proprio conto in banca e c’è un immediato spaventoso crack nella City? Mi sono sempre chiesto com’è che non succede più spesso. Ma è uno dei quei pensieri cattivi che si respingono istintivamente, con un po’ di rimorso. In più c’è il fatto che della scienza triste, insomma di economia, so poco. E tuttavia le spaventose code degli inglesi alle filiali della Northern Rock, quinta banca inglese specializzata in mutui ipotecari sulle case, inducono a delle riflessioni… Mio figlio maggiore che studia Economia all’Università ha spiegato sul suo blog già ai primi di agosto che la crisi dei subprime americani ci poteva riguardare da vicino. Allora gli ho chiesto perché la grande stampa restava molto prudente sull’argomento e lui di rimando: non vogliono creare il panico. Giusto. Le banche lavorano con il rischio e con la fiducia. Il fattore psicologico (come in Mary Poppins) conta molto e non bisogna essere irresponsabili. Ma noi? Noi che, come la maggioranza degli italiani, viviamo di mutui e finora ci siamo indebitati per cose serie come la casa in cui si vive? Questa crisi ci mette a disagio, un disagio sottile che quasi non andrebbe neanche manifestato perché tende ad allargarsi nella psicosi e a provocare sua volta disastri, e tuttavia una qualche considerazione reale va fatta. Negli Stati Uniti c’era una bolla speculativa, come si dice. Ad un certo punto i prezzi delle case sono scesi e le ipoteche che le banche avevano sugli immobili hanno perso di valore, mettendo in crisi un sistema di mutui spinto al limite. Da noi non è possibile una cosa del genere. Il mercato immobiliare è stabile ed anzi tende al rialzo. Le banche, come sappiamo bene noi utenti italiani, non concedono i mutui ipotecari con facilità o gonfiando il prezzo dell’immobile. E dunque non corriamo questi rischi. Ma c’è un però. Già la crisi di Wall Street ricadde in parte sulla Repubblica di Weimar e la storia ci insegna che altri episodi del genere sono successi. L’evidente crisi finanziaria americana dovuta allo scoppio della bolla speculativa immobiliare sarà pagata anche da altre economie nel mondo. Non per niente il nostro governatore, Draghi, ha fatto notare nei giorni scorsi che mai come adesso l’euro dimostra tutta la sua provvidenziale capacità di stabilità e di difesa della nostra economia. E dunque attenzione, uno spettro si aggira per il mondo e per ora si è materializzato nelle file londinesi alla Mary Poppins. Ma forse non è finita.

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