Non resta che vedere la partita in tv

Italo CucciOddio, la Società Malata che partorisce il Calcio Malato. E’ successo, tanto tempo fa: andavo orgoglioso d’essere privilegiato cittadino dell’Isola Felice. Beniamino Placido negli anni Ottanta ci (mi) rimproverava sostenendo che il calcio – come le Olimpiadi – doveva risultare una pausa di serenità in un Paese sconvolto dalla violenza. Noi ci proviamo, dicevo, difendendo la corporazione pallonara: lo Stato ci passava le sue scorie avvelenate, il modello contestatore faceva adepti fra le teste più calde, il movimento ultrà era soprattutto colore e passione. Poi, all’improvviso, fu delinquenza. E il calcio cambiò senza mai pensare alla bruciatissima gioventù che coltivava, agli stadi polveriere, ai nemici dei poliziotti nel frattempo benedetti da Pier Paolo Pasolini. E il calcio cambiò, dedicandosi anima e corpo allo showbitz, pagando il pizzo ai caporioni delle curve, perdendo prima l’anima eppoi la reputazione, la pace, la sua natura essenziale di svago scacciapensieri,di messa laica e via dicendo. Fu il momento della speculazione sociologica, delle tavole rotonde, dei summit al ministero degli Interni. Fu ancora – dopo l’omicidio di Vincenzo Paparelli – l’ora dei morti da stadio e da antistadio. Domenica, semplicemente, da calcio, con la terribile fatalità di quello sparo che uccide un ragazzo e lancia l’allarme per la guerrigilia urbana contro la polizia e i carabinieri, vero obiettivo dell’odio rinfocolato dalla sacrosanta repressione seguita all’omicidio Raciti. Così il calcio ha perduto la sua indipendenza, tutto preso a discutere la spartizione della torta televisiva: già l’osservatorio del Viminale, prefetti e questori ne gestivano il palinsesto, oggi si consegna nelle mani del governo, del Palazzo odiato e deriso quando – nel marasma generale – capitava nell’Ottantadue e nel Duemilasei– si vincevano i Mondiali. Spadolini, Pertini, Prodi, Napolitano hanno avuto le occasioni più belle per ammantarsi di tricolore, altro che Moggi. Ma è tornata la morte e le regole d’ora in poi le detterà quella società che dicevamo maligna. Era un’idea di Berlusconi il Giovane, vent’anni fa: io a San Siro offro il Milan a miei abbonati, agli altri, in Italia, glielo faccio veder al cinema. E’ arrivata la paytivù, il problma è risolto: i comodisti guardano, imprecano, gioiscono e giudicano seduti in poltrona. Olè, un bel wiskaccio.

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2 Responses to Non resta che vedere la partita in tv

  1. Alberto ha detto:

    Ma allora non c’è proprio via d’uscita praticabile?

  2. […] post by Lorenzo Grossini Articoli CollegatiBasic […]

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