La tenebra azzurra di Arpino

dicembre 3, 2007

Era nato nel ’27. E’ morto nell’87. Sessant’anni divorati dalle sigarette. Giovanni Arpino ci manca da vent’anni e hanno pensato di ricordarlo con Azzurro tenebra, romanzo “sportivo” del ’77 dedicato alla penosa esperienza della Nazionale di Valcareggi, di Riva e Chinaglia, di Rivera e Mazzola che detti così sembrano coppie di gemelli e invece erano calcisticamente divorziati l’uno dall’altro. E per questo finì male, quella spedizione: fummo cacciati da Stoccarda in una mezza sera di giugno ad opera di una Polonia comunisticamente scalcinata e tuttavia abbastanza orgogliosa da rifiutare l’offerta italiana di versarle un mucchietto di milioni perché non vincesse. Volevamo soltanto non perdere, bastava per andare avanti, ma non ci riuscimmo, nonostante – da leggere d’un fiato – Zoff, Spinosi, Facchetti, Benetti, Morini, Burgnich, Wilson, Causio, Capello, Chinaglia, Boninsegna, Mazzola, Anastasi, i famigerati tredici “milionari” sospinti inutilmente contro la soldataglia di Kasymir Gorsky. La resa fu firmata da un gol di Capello (Fabio segna soltanto per la storia, illustre o meschina, come il 14 novembre dell’anno prima, quando a Wembley aveva sconfitto per la prima volta la perfida Inghilterra a casa sua) dopo le segnature di Szarmach il Secco e Deyna il Moro. Alle 17.45 del 23 giugno gli “italiani di cermania” si raccolsero incazzati sotto la tribuna stampa per insultare l’Italia sconfitta e noi che ne narravamo le imprese. Noi. Ricordo che scelsero Brera, il giornalista famoso, come capro espiatorio, e Giovanni continuò imperturbabile a picchiare sui tasti dell’Olivetti mentre lo insultavano: tutto quel chiasso non degnò di un guardo, strinse solo più forte la pipa fra i denti. Era il suo popolo – il nostro popolo – che ci mandava affanculo. Leggi il seguito di questo post »

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