Professori bocciati in tecnologie

agosto 9, 2007

L’università degli orroriAnche se i dati sull’e-learning mostrano risultati brillanti e hanno la fiducia degli utenti, gli atenei nostrani fanno orecchie da mercante. Secondo l’indagine della Fondazione Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane), soltanto uno su dieci integra l’intero insegnamento con risorse e contenuti telematici, e tre su quattro immettono sul web meno del cinquanta per cento delle lezioni, abbandonando al proprio destino migliaia di studenti impossibilitati a frequentare i corsi o costretti a vivere fuorisede. Eppure il sondaggio manifesta un diffuso apprezzamento verso i contenuti reperibili on line. Dispense, libri, appunti, e contributi audiovisivi consultabili, hanno fatto registrare negli ultimi anni notevoli progressi. A tal punto che nel 91 per cento dei casi, gli atenei che li hanno adottati hanno rilevato che gli studenti a distanza acquisiscono maggiori conoscenze e di migliore qualità rispetto a quelli che occupano le aule. Orari flessibili, risparmi sui trasporti, ottimizzazione dei tempi. Tutto lascerebbe pensare che l’e-learning sia una prospettiva destinata a crescere, non fosse che nelle nostre università ristagna. È possibile trovare on line il materiale di un intero corso di laurea soltanto in tre casi su dieci, e appena il 18 per cento degli atenei si è preoccupato di organizzare lezioni sul web per i singoli insegnamenti. Una scarsa apertura alla tecnologia dietro cui si nasconde spesso la diffidenza dei docenti. L’età media avanzata, la consolidata abitudine a concepire l’insegnamento in termini cartacei e verbali, la preoccupazione di dover spendere tempo prezioso nell’apprendimento di nozioni informatiche e nella produzione di contenuti ad hoc hanno ostacolato fino ad oggi la diffusione dell’e-learning. Dall’indagine della Crui, emerge che sei professori su dieci non sono disposti a modificare gli schemi didattici approntati per l’insegnamento, in funzione delle nuove frontiere proposte dalla tecnologia. Considerata la penuria di postazioni informatiche negli atenei italiani, pare che l’apprendimento a distanza continuerà a restare un privilegio di pochi sfortunati.

di Francesco Lo Dico

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Nuoro naviga a vista

agosto 8, 2007

L’università degli orroriDopo aver riscontrato che non sono stati previsti finanziamenti e che le ripetute richieste di incontro non hanno sortito nessun effetto in Regione, l’università di Nuoro si avvicina al nuovo anno accademico navigando a vista. Non ci sono soldi su cui contare, e a pianificare le attività didattiche, l’ateneo sardo rischia di fare pura accademia. Con il fiato sospeso anche gli studenti iscritti ai corsi postlaurea dell’Ailun (Associazione Istituzione Libera Università ), scelta obbligata per tutti gli i neolaureati che puntano a specializzarsi per accedere al mercato del lavoro con qualche chance in più. «La situazione dei corsi accademici e dei due master attivati a Nuoro si è fortemente aggravata a causa della mancata assegnazione di risorse per l’anno 2007 – spiega il presidente del consorzio nuorese e dell’Ailun Sergio Russo – a tal punto da pregiudicare fortemente le ordinarie attività delle due istituzioni». Il governatore Renato Soru ha deciso infatti di stanziare le risorse in un fondo unico, e dopo diciassette anni la Finanziaria regionale non presenta nessuna previsione specifica per l’Ailun. Una mancanza che ha spinto Russo a inviare una lettera al presidente Soru e all’assessore regionale alla Pubblica istruzione, Antonietta Mongiu. Ma l’attesa di un riscontro della regione Sardegna, ha creato non pochi problemi logistici anche al progetto di riordino del sistema universitario su cui hanno lavorato il Consorzio universitario e l’Ailun. Sono state messe a punto le linee guida per valorizzare l’ateneo nuorese e le esperienze maturate, si è elaborata una strategia per rafforzare l’identità formativa del polo, ma dopo aver incassato i favori dei soggetti, non si è riusciti ad illustrare il progetto alle autorità della Regione. Se si considera che il presidente Sergio Russo, diellino contestato dalla stessa sinistra per il doppio incarico al consorzio e all’Ailun, ottenne per le due istituzioni circa 4milioni di euro non più tardi dell’anno scorso, per l’università di Nuoro oltre al danno, si preannuncia la beffa.

Antonino Ulizzi


Tartassati bipartisan

agosto 8, 2007

L’università degli orroriLe decisioni dell’ateneo fiorentino in materia di tasse hanno creato tra gli studenti un malcontento bipartisan. A sinistra vengono considerate troppo esose e illegittime, a destra se ne contestano le troppo indiscrete modalità di pagamento. A tal punto che i giovani di Sinistra universitaria hanno presentato ricorso al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ritengono che il contributo degli iscritti sia un autentico «salasso», e si sono rivolti alle autorità perché a loro parere il sistema di fasce economiche elaborato per il nuovo anno accademico eccederebbe i limiti previsti dal dpr 306/1997. La tassazione prevede infatti per legge un massimo del venti per cento rispetto al fondo di finanziamento ordinario, ma secondo i giovani iscritti, «il limite stabilito dalla legge è stato superato dell’1,39 per cento, pari a 3.700mila euro». Dietro la richiesta che le somme indebite siano restituite a ciascun iscritto, cova però verso la gestione del rettore Augusto Marinelli, un risentimento più ampio. Sotto accusa alcune scelte «fallimentari» dell’ateneo, un buco di bilancio ogni anno più farraginoso, e il taglio di numerose risorse per la didattica, la ricerca e i servizi per gli studenti. Che l’ateneo navighi in acque torbide, è intuibile anche dalle proteste avanzate dai giovani di Azione universitaria. «Per iscriversi all’Università di Firenze, gli studenti devono mostrare il conto corrente alla Cgil», denuncia il consigliere comunale di An Giovanni Donzelli. Il presidente di Azione universitaria ha spiegato che nella lettera inviata dall’ateneo fiorentino a tutti gli iscritti, il rettore precisa che che la documentazione può essere consegnata esclusivamente al Caaf Cgil, con cui è stata stipulata una convenzione. Ma è proprio la consegna dei documenti, che sta provocando altri mal di pancia tra gli studenti. Ciascuno di loro deve presentarsi infatti all’appuntamento munito di codice fiscale e dichiarazione dei redditi, ma anche di carte meno tradizionali come l’estratto conto dei conti correnti bancari, postali e libretti di risparmio, Bot, Cct e titoli vari. Chi non ottempera, paga ovviamente il massimo delle tasse.

Francesco Lo dico


Il mistero del taglio delle cattedre

agosto 7, 2007

L’università degli orroriIl taglio delle 1800 cattedre predisposto dal ministero della Pubblica istruzione assume i contorni sempre più oscuri di un giallo. All’inizio della vicenda, la Flc-Cgil aveva dato notizia che il viceministro Mariangela Bastico aveva incontrato i sindacati. Secondo quanto da loro riferito, nel corso dell’incontro avvenuto a fine luglio, il dicastero di viale Trastevere aveva annunciato uno sfoltimento dell’organico docenti. Si era sforato il budget per circa 626 milioni di euro, e per evitare che scattasse la clausola di salvaguardia già predisposta in Finanziaria, e la paralisi dei finanziamenti erogati dal Tesoro, era stato configurato un piano di recupero risorse a danno del monte stipendi. Una circostanza che all’Istruzione ci si era affrettati a smentire con un comunicato in cui si precisava che la notizia di «presunti ulteriori tagli agli organici della scuola» fosse «totalmente priva di fondamento». Quando tutti i docenti pensavano però di poter proseguire le proprie vacanze senza troppi affanni, il sindacato è tornato alla carica con una controsmentita a quanto già dichiarato con intento dirimente a viale Trastevere. La Flc-Cgil ha perciò pubblicato sul suo elenco dettagliato del piano di tagli, con cui il ministero retto da Giuseppe Fioroni, procederà all’eliminazione delle cattedre regione per regione. Si va dalla soppressione di 440 posti in Lombardia (di cui 272 scapito dei docenti di sostegno) ai 230 calcolati in Emilia Romagna, mentre in Lazio i ruoli di sostegno sarebbero decurtati per circa 396 unità. Un colpo di forbici piuttosto doloroso, che ha messo in allarme la Flc. «Ancora una volta siamo in presenza di un vero e proprio taglio aggiuntivo rispetto alle necessità emerse dalle scuole fanno sapere i vertici del sindacato preoccupati dall’equità della misura. Specie in Campania, dove fronte di un numero di iscritti in calo, «oltre alla perdita duemila posti in organico di diritto oggi si è deciso tagliare altri 2mila posti di cui circa 1.200 sul sostegno fanno notare dalla Flc. Secondo il sindacato, sarebbero rischio soprattutto i docenti di educazione musicale, anche i progetti sorti per contrastare la dispersione scolastica. La Flc Cgil si dice pronta a dare battaglia. Sempre che in questo giallo, la colpevolezza del ministero, venga provata in maniera definitiva.

Antonino Ulizzi


L’ateneo di Bari appeso a un filo

agosto 7, 2007

L’università degli orroriNon faranno sognare, ma le intercettazioni emerse dall’inchiesta su Esamopoli, rischiano di togliere il sonno a tutte le nuove matricole dell’università di Bari. E così, adesso che l’indagine volge a termine con il rinvio a giudizio di sei docenti, otto studenti e dodici bidelli, l’ateneo pugliese sceglie la linea dura. Il rettore Corrado Petrocelli ha già fatto sapere che se le accuse di associazione a delinquere, concussione, corruzione, falso ideologico e abuso di ufficio venissero confermate, l’università si costituirà parte civile. Gran parte delle prove a carico risalirebbero infatti a un periodo successivo al trenta giugno dello scorso anno. In quella data i carabinieri fecero irruzione nella facoltà di Economia e colsero in fragrante un bidello e un impiegato alle prese con una tangente da 250 euro. Ma da allora, pare che il gruppo ne incassò molte altre, per un totale di almeno cinquanta. Una piccola attività imprenditoriale con ricavi per 50mila euro, che si era conquistata la clientela – gli studenti – a colpi di minacce. Dalle conversazioni affiora un quadro in cui i docenti ricorrevano a tutto il loro peso baronale, pur di proteggere il business illecito. «Io ho degli amici molto in alto, molto, molto, molto in alto», ricorda uno di loro a un bidello vacillante. La piccola impresa si reggeva anche su tariffari ad hoc e target precisi. «Per le altre materie… a parte diritto… anche un mille euro soltanto, diritto… facciamo 1500», si accordano due professori al telefono. Gli addetti alle aule si incaricavano di contattare gli studenti in difficoltà e gestivano le transizioni in cambio di una percentuale. «Io ti devo portare un ragazzo… si tratta di un italiano… tre virgola cinque (segnale in codice che sta per 3.500 euro)», dice uno di loro a un insegnante. Un mosaico fitto ed oscuro, quello che i magistrati si apprestano a ricomporre. Alla facoltà di Economia, come dice un docente intercettato, «una tessera va ad incontrarsi con l’altra».

Francesco Lo Dico


Firenze, ora L’Università non è più di Moda

agosto 4, 2007

L’università degli orroriDopo sei anni di restauri e un investimento di 11 milioni e 500mila euro, gli studenti dell’Università della Moda che fa capo all’ateneo gigliato, rischiano di non mettere mai piede nella villa di Castelpulci a loro destinata. A lanciare l’allarme è Simone Gheri, sindaco di Scandicci in cui sorge l’antico complesso duecentesco, già della famiglia guelfa dei Pulci. Nel 2001 Provincia, Università di Firenze e Comune di Scandicci decisero di farne un polo di alta formazione che avrebbe dovuto essere consegnato per la fine del 2009, ma la villa è passata all’Agenzia del Demanio, con la quale la cittadina nutre rapporti assai tesi. C’è la forte preoccupazione che si ripeta la vicenda del Palazzaccio, altro gioiello in attesa di restauro per il quale Scandicci firmò con il ministero delle Finanze un protocollo. L’accordo prevedeva la sua valorizzazione, ma l’immobile fu venduto alla Fintecna, Finanziaria dello Stato, e restò com’era. «Il nuovo assetto proprietario – precisa Gheri a proposito di villa Castelpulci in una lettera al sindaco di Firenze Leonardo Domenici e ai presidenti di Provincia e Regione Matteo Renzi e Claudio Martini – dev’essere accompagnato da un accordo di programma che dovrà riaffermare la destinazione a sede universitaria dell’edificio». L’Agenzia del Demanio sembrerebbe orientata infatti a collocare nel complesso attività che escluderebbero o ridurrebbero gli spazi assegnati all’Università della Moda. Un progetto che a partire dal 2001, fu diviso in due fasi. Nel luglio 2002 ci fu l’appalto di un primo lotto, 4 milioni e 680mila euro per il consolidamento. Poi, alla fine del 2005, una seconda tranche di restauri per circa 6 milioni di euro. Un investimento importante nella cultura e nell’alta formazione, che rischia di rimanere uno spreco.

Francesco Lo Dico


Da Quarto la ricerca non è mai salpata

agosto 3, 2007

L’università degli orroriSulla grande facciata dell’ex manicomio di Quarto, in provincia di Genova, che avrebbe dovuto ospitare l’ Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) campeggiava la scritta Building the future, ma anche se sono trascorsi sei anni il tempo sembra essersi fermato. L’investimento di 4 milioni di euro arrivò, la palazzina fu ristrutturata, ma i ricercatori che avrebbe dovuto ospitare non ci misero mai piede, e così lo slogan fu prudentemente cancellato. Finì che il palazzo restò vuoto, e la spesa si trasformò in uno spreco. E dire che allora, pur di allestire l’Iit, venne accantonato il progetto di un hospice per cui erano stati già stanziati i finanziamenti. Tutto iniziò nel 2000, quando la regione Liguria si accordò con la Asl 3 genovese per trasformare la palazzina dell’ex manicomio di Quarto in un ricovero per malati terminali. Per questo tipo di strutture, la legge 39 varata in quell’anno garantiva un certo numero di fondi, e così l’associazione Gigi Ghirotti, impegnata nella terapia del dolore e in cure palliative, elaborò un progetto. Tutto era pronto, ma all’improvviso il contrordine. Niente hospice, il governatore Biasotti annuncia che la palazzina dovrà ospitare l’Istituto Italiano di Tecnologia. Di lì a breve partirono i lavori di ristrutturazione, un cartellone preannunciava il balzo nel mondo dell’ hi-tech, ma poi qualcosa cambiò. Cominciarono le ipotesi di nuove sistemazioni, e l’entusiasmo per l’IIT si tradusse in un nulla di fatto. La collocazione prevista di Quarto scomparve, i lavori di ristrutturazione espressamente disposti per l’Istituto restarono, e il futuro compromesso. A tutt’oggi vacante, l’ex manicomio di Quarto, probabile IIT, hospice mancato, semmai sarà assegnato richiederà nuovi interventi e nuovi sprechi.

di Antonino Ulizzi