Cherubino a peso d’oro per il new look Sapienza

giugno 19, 2007

L’università degli orroriUn angioletto vergato in oro che spiega le sue ali su un elegante sfondo rosso. È con un nunzio celeste che l’università La Sapienza di Roma ha deciso di inaugurare la tanto attesa svolta dell’ultimo anno accademico. Un piano di investimenti che conta su otto cantieri aperti. Nuove sedi, alloggi, parcheggi e spazi più ampi per la ricerca e la didattica. Dopo anni di sovraffollamento e disservizi, l’ateneo ha investito 350 milioni di euro, per cancellare il violento attacco del settimanale Newsweek che, lo scorso anno, sbeffeggiò l’università romana accusandola di «tenere le lezioni in tendoni da circo». Ma l’opera di restyling, dagli Usa, ha spostato polemiche e malumori direttamente a casa nostra. Tutta colpa del prezioso cherubino cui l’università capitolina ha affidato il nuovo look. Un logo, costato 223mila euro, che di questi tempi è sembrato a professori e studenti uno spreco bello e buono. Una cifra che la dirigenza ritiene del tutto congrua. Detto infatti dei 350 milioni destinati allo sviluppo edilizio, la Sapienza ha stanziato altri 700mila euro per i casi più urgenti di riqualificazione, «rispetto ai quali», fanno sapere dall’ufficio comunicazione dell’Università, «i 186mila euro (senza iva, ndr) investiti per l’identità visiva sono proporzionati ». A tarpare le ali del cherubino, però, si sono aggiunte anche le 353 firme che i professori hanno spedito al rettore. Sotto accusa la nuova dicitura che accompagna il logo: “Sapienza”, sic et simpliciter, senza l’articolo. Molti designer hanno infine criticato anche la gara d’appalto che aveva una base d’asta di 200mila euro, ritenendolo un bando su misura per favorire i concorrenti più facoltosi.


Scandalo alla Sapienza – Milioni per ristrutturare un ostello che già c’era

maggio 4, 2007

L’università degli orroriLa conferenza del 18 aprile sembrava un giorno di festa per l’Università La Sapienza di Roma, la più grande d’Europa. Dopo la firma di un protocollo d’intesa, si annunciano quattrocento nuovi alloggi per gli studenti fuori sede, la Regione Lazio garantisce un investimento stratosferico da due milioni e mezzo di euro, e il Comune di Roma si dichiara molto soddisfatto dell’eccellente servizio reso alla cultura. I generosi fondi della Regione serviranno a restaurare i quattro padiglioni dell’ex ospedale psichiatrico di Santa Maria della Pietà, gli stessi in cui Simone Cristicchi ha conosciuto i matti all’origine della sua canzone sanremese. Le strutture saranno riconvertite in servizi abitativi. A caldo sono tutti felici e contenti. Poi, arriva la doccia fredda. «Ma come è possibile? », si chiede Massimo Taggi, esponente dell’associazione culturale Ex Lavanderia. «I padiglioni in questione (affidati alla Asl) furono ristrutturati nel 2000 con i fondi del Giubileo come ostello per i giovani. Con quel finanziamento furono rimessi a nuovo, e addirittura furono acquistati gli arredi». Perfetto, viene da pensare. Letti e comodini ci sono già, e i locali sono praticamente nuovi. Non resta che metterci gli studenti. Ma allora perché due milioni e mezzo di euro per la ristrutturazione? «Fino al 2003, i fondi del Giubileo erano stati spesi dalla Asl per i fini dichiarati: letti, comodini e quant’altro», spiega Taggi. Poi, nel 2004, l’inspiegabile dietrofront. «Hanno smantellato gli alloggi per riconvertirli in servizi sanitari», E purtroppo, secondo l’associazione, gli arredi sono andati smarriti nella riconversione, che peraltro, sarebbe avvenuta senza le necessarie autorizzazioni del comune di Roma. La vicenda in effetti appare tortuosa. Nel duemila i padiglioni vengono convertiti in strutture alberghiere, quattro anni dopo vengono smantellati, e infine vengono riassegnati alla funzione di alloggi universitari con tanto di investimento milionario. «O la cifra è clamorosamente sovrastimata – ipotizza Taggi – o come diciamo da tempo, l’opera di riconversione è stato uno spreco». Allo stato attuale, da parte della Asl, mancano precisazioni a proposito del bizzarro work in progress. Alla Sapienza, la festa per i nuovi alloggi, dovrà ancora attendere.


Rettori italiani sulle orme di Marco Polo

agosto 14, 2007

L’università degli orroriDai tempi della città proibita sono mutate molte cose, e così sempre più atenei della Penisola in fuga dalle paturnie nazionali, cercano sbocchi e partnership nel mercato orientale. Succede a Napoli, dove una delegazione accademica della Parthenope con in testa il rettore Gennaro Ferrara, è volata in Cina per incontrare numerosi rappresentanti delle università locali ed alcuni protagonisti del boom economico. Nel corso della prima tappa a Shangai, la cordata partenopea ha illustrato alcuni progetti che intende avviare in suolo cinese, e ha sondato i settori locali nei quali le imprese campane avrebbero maggiori possibilità di attecchire. Le buone notizie arrivano però da Shangai, dove il prorettore Wang Wu della Southern Yangtze University, si è detto disponibile a un accordo per rispondere alla chiamate pubblicate dalla Commissione europea per i finanziamenti destinati alle università asiatiche. La Cina è più vicina anche per l’ateneo di Camerino, che ha trovato l’accordo con la Jilin Agricultural University di Changchun. Il corso di laurea in biotecnologie e quello di laurea magistrale in biotecnologie farmaceutiche, saranno riconosciuti da entrambe le università e avrà identico valore legale in Italia e in Cina, ma le trattative sono state l’occasione per instaurare relazioni a più ampio spettro. Presenti al momento della firma, i rappresentanti della Provincia di Macerata e Ascoli Piceno, già da qualche tempo impegnati in progetti con il Dragone, e alcuni imprenditori del marchigiano che si sono detti interessati a progetti di collaborazione con la Cina. L’obiettivo è valorizzare piccole e medie imprese attraverso l’ accoglienza di giovani universitari cinesi, che dovrebbero fare da ambasciatori della cultura locale e del made in Marche nei mercati orientali. Ennesimo segnale di una sindrome cinese, che ha contagiato molti atenei italiani in cerca di ossigeno. Si va dall’università La Sapienza di Roma, dove si tengono corsi di cinese aperti a tutti presso l’istituto Confucio, a Pesaro che organizza master di cooperazione italo-cinese, mentre Bologna ha istituito una laurea in Lingue, mercati e culture dell’Asia.


«Mi hanno costretto a dire che Moro era pazzo»

maggio 10, 2007

Nei 55 giorni che sconvolsero l’Italia, le lettere di Aldo Moro (ieri è stato l’anniversario dell’uccisione) dalla “prigione del popolo”, in cui lo detenevano le Brigate rosse, furono oggetto di una vera “controguerriglia psichica” da parte dello Stato. Il risvolto inedito della vicenda lo racconta il criminologo Francesco Bruno, professore di Psichiatria forense presso La Sapienza di Roma, all’epoca stretto collaboratore del professor Franco Ferracuti, successivamente iscritto alla P2 e componente del comitato di crisi istituito da Francesco Cossiga, ministro dell’Interno in quel drammatico 1978. Le lettere di Moro iniziavano a contenere accuse pesanti verso tutta la Dc, dal segretario Benigno Zaccagnini al Presidente del consiglio Giulio Andreotti e allo stesso Cossiga, quindi il Comitato iniziò a ragionare sulla necessità di depotenziare il carico politico degli scritti dello statista pugliese. «Nel ’74 in Svezia una rapina era terminata con gli ostaggi che parteggiavano per i rapitori. In Italia la “sindrome di Stoccolma” non era ancora nota – ricorda Bruno – così preparai un’informazione scientifica che, richiamandosi a quell’esperienza, supportava la tesi che Moro credeva in quel che scriveva, ma era affetto da una sindrome psichiatrica che non gli consentiva lucidità». Bruno consegnò il suo studio a Ferracuti che lo portò in Commissione, dove finì nelle mani dell’uomo degli americani, Steve Pieczenik, consigliere del governo italiano. L’uomo dei servizi Usa utilizzò invece le conclusioni dei due psichiatri italiani facendo passare Moro per pazzo,non in sé, non credibile e da ignorare. Un approccio fatto proprio dal governo e dalla Dc, che se ne avvalse per ignorare la richiesta di Moro dal carcere di convocare il Consiglio nazionale di cui era presidente. La riunione in cui Amintore Fanfani avrebbe messo in votazione una sorta di riconoscimento politico alle Br per salvare Moro si svolse infatti solo il 9 maggio, pochi minuti prima del ritrovamento del corpo in via Caetani. Per questo oggi Bruno si pente del contributo fornito: «Il mio scopo era di fare in modo che se Moro fosse stato liberato, con la scusa della sindrome, avrebbe potuto ritrovare un suo ruolo politico all’interno delle istituzioni senza perdere la faccia». Bruno si è già scusato privatamente con la famiglia di Moro, ribadendo di aver agito secondo coscienza nel bene del presidente democristiano. «Mi sono sentito usato – racconta – nonostante io stesso ritenessi che bisognava “reindirizzare” l’opinione della gente su quanto scriveva Moro».

di Gianluca Cicinelli


Scandalo Università. In Italia 37 minifacoltà con un solo studente

aprile 20, 2007

L’appello del Ministero dell’Istruzione alla semplificazione dell’offerta è rimasto inascoltato. Gli Atenei italiani continuano ad espandere lezioni e sedi in tutto il territorio nazionale. Allo stato attuale sono attivi infatti trentasette corsi universitari frequentati da un singolo studente. Un solo allievo per ognuna di queste baby facoltà. Non solo. Hanno due frequentanti altri dieci corsi, e ce ne sono altrettanti in cui rispondono all’appello tre persone, fino ad arrivare a un totale di 323 università bonsai frequentate al massimo da quindici studenti. Considerato che sono finanziate dallo Stato, un gran bello spreco di risorse. E fantasia. Perché la smisurata proliferazione dei corsi universitari, balzati dai 2444 del duemila ai circa 6300 di oggi ha prodotto discipline bizzarre e situazioni spesso imbarazzanti. È il caso di un giovane di Forlì: frequenta Scienze della mediazione linguistica, ma essendo l’unico iscritto non ha molto modo di fare pratica. C’è poi lo studente coraggioso di Rende, che frequenta Ingegneria industriale senza il conforto di altri colleghi con cui scambiare appunti, e il giovane di Camerino, l’unico ad alzare la mano all’appello del mattino presso la locale facoltà di Scienze e tecnologie farmaceutiche. Ma anche se i ragazzi non vanno in Facoltà, è la Facoltà a raggiungere i ragazzi. L’ Università “La Sapienza” di Roma ha da poco tagliato il traguardo delle duecento sedi. Nelle quali sono stati dirottati 341 corsi in cerca di allievo. Dall’infermieristica a Bracciano a logopedia ad Ariccia, dalle tecniche di laboratorio biomedico a Pozzilli all’architettura degli interni a Pomezia. Tra professori ordinari, assistenti e ricercatori si parla di cinquemila docenti a stipendio. La stessa che ha generatoall’Università di Firenze corsi di “giurisprudenza italo-spagnola”, “produzione di arte tessile” e “operazioni di pace”, mentre Ingegneria è passata dai 3 corsi del1998, agli attuali 26 tra primo e secondo livello. Una moltiplicazione delle cattedre che ha permesso ad alcuni professori di ruolo di ottenere fino a dieci stipendi: uno per ogni corso, tenuti in realtà da più comodi assistenti.

Hai avuto brutte esperienze con l’università, cose che non ti quadrano, fregature, cose che ti fanno rabbia? mandaci una mail


Non illudetevi: questo è il Papa che si batterà per la famiglia

aprile 12, 2007

GiornaleGli ottant’anni del Papa,vissuti sotto lo sguardo amorevole di Dio, suscitano l’impressione dello scorrere di un fiume, con varie e successive chiamate nel kairós, il tempo provvidenziale di Dio. Già all’inizio della sua missione come Pastore universale, Benedetto XVI aveva detto di non avere un programma speciale, come di solito promettono i politici, i governanti, eccetera. Essere successore di Pietro, principio visibile di comunione, alla guida della Chiesa, va al cuore stesso del suo servizio, che svolge serenamente, fermamente, con le energie e il coraggio che gli vengono da Dio. È un testimone della verità, che semina fedelmente con grande speranza. È questa la diffusa esperienza di tanta gente che, nonostante le sfide di oggi, sente nei suoi interventi e nei suoi vari messaggi, la chiara trasmissione della fede. Questa lo spinge, con la profondità del teologo, al servizio di un magistero che dà nuove energie evangelizzatrici alla Chiesa, liberandola dalle tentazioni di un secolarismo disumanizzante allontanato da Dio. Leggi il seguito di questo post »


Il virus che ha colpito l’Italia: l’antipolitica

marzo 29, 2007

GiornaleDove si annida il virus dell’antipolitica? Come si alimenta? Quando diventa una patologia nazionale? Prendete i giornali di ieri, un giorno qualsiasi, riscaldato dalla cronaca surreale del voto al Senato sulla missione in Afghanistan: troverete una sequenza impressionante di colpi tutti concentrati contro lo stesso bersaglio. Sono notizie, certo, magari piuttosto gonfiate come le bolle di sapone, ma messe insieme, in fila indiana, danno un quadro della malattia che sfibra i nostri ceti dirigenti, le tribù dei micropartiti, e con loro la stessa funzione della politica. L’affondo di Michele Santoro, con tanto di fotografia a bocca spalancata, è una telepredica consumata in un luogo particolarmente appropriato, il teatro Ambra Jovinelli dove mi mescolano satira e comizi. Nelle parole dell’Uomo della Provvidenza mediatica, scandite con la violenza delle pietre, Berlusconi è Hitler; Lele Mora è Goebbels; Fassino, D’Alema e Prodi, rappresentano un gruppo di stregoni circondati da amichetti e funzionari degli apparati di partito. Giri pagina, e si torna ai fischi contro Fausto Bertinotti alla Sapienza. Altre facce a bocca spalancata che vomitano insulti contro la persona e l’istituzione, non perchè sono precari in cerca di sicurezze o giovani infiammati dall’utopia: no, sono neocontestatori del tutto e tutti, di ex alleati e nuovi nemici. Urlano il verbo dell’antipolitica. Non c’è tregua, siamo sempre sullo stesso giornale, dal fronte di Vallettopoli, dove i veri bersagli, quelli che fanno salire odi e audience, sono sempre loro. I maledetti uomini politici. E più nomi si fanno, più sale la schiuma dell’indignazione fasulla, della caccia all’ultimo bersaglio di ricattatori e telespettatori. Infine, altra notizia, nella Roma del sindaco dominus, coperto dal plebiscito dell’intoccabilità, del Walter Veltroni che gira l’Italia per raccontare “La bella politica”, monta l’opposizione via Internet. Attratta come una calamita da un altro profeta dell’antipolitica, il Peppe Grillo armato di un blog micidiale per l’intensità delle raffiche distribuite a 360 gradi e per la popolarità del suo qualunquismo da ex comico. Mi direte: ma i nostri politici, con la loro autoreferenzialità e con la disinvoltura del loro stile di uomini pubblici, meritano la punizione, la gogna dell’antipolitica. Può darsi. Ma credo che mai come in un caso del genere il rimedio sia peggiore del male. E questo virus colpisce in modo più devastante proprio noi moderati. Ci rende una minoranza di naufraghi che rischiano di essere travolti dalle onde del populismo, della demagogia, tutti effetti collaterali dell’antipolitica. Spegne qualsiasi voce che si preoccupa di coltivare i nostri punti cardinali, il nostro vocabolario di idee e di passioni. Ci espone a una cronica precarietà, a una affannosa ricerca della furbizia quotidiana, privandoci di una rotta e di un possibile approdo. Sono rischi generici? No, se li declinate nell’attualità fotografano la condizione di asfissia, mancanza di ossigeno e di vitalità (non di voti), del centrodestra italiano.

di Antonio Galdo