Ferrari: il vincitore perpetuo

Italo CucciLa Ferrari ha vinto. Sapete già come e perché e non è questa l’occasione per ripercorrere l’Avventura Rossa. A me preme ricordare l’Uomo, stranamente dimenticato nell’ora dell’ultimo trionfo. Dico di Enzo Ferrari (in rete si trovano quasi più pagine che hanno per protagonista la Ferrari Enzo), il Padre Fondatore. Gli ero amico. Mi ha dato per sempre l’opportunità di essere vicino – scelto fra tanti – a chi in questo singolare Paese ha fatto la Storia. Non ne ricordo molti altri. In fondo quando lo conobbi, incontrandolo nel suo ufficio di Maranello spoglio e oscuro, appena illuminato da quelle tre lucette biancorossaeverdi accese sotto il ritratto di suo figlio Dino, una delle sue gioie terrribili, mi disse subito: «Lo sa chi sono gli italiani conosciuti in America? Mussolini, Fellini e Ferrari». Era l’avvio di una conversazione stenta, per me preoccupante: lo avevo attaccato sul Resto del Carlino all’indomani della morte di Ignazio Giunti, pilota Ferrari, riprendendo una vecchia e non sopita polemica di Civiltà Cattolica che di lui aveva detto – a proposito dei piloti morti in gara – «è un Saturno che divora i suoi figli». Ferrari ne aveva sofferto, allora, profondamente, anche per la fonte della dura critica: era religiosamente ateo, rispettava i papi che gli facevano visita in fabbrica, forse addirittura pregava, ma non insisto perché un giorno – negli anni dell’amicizia – mi sgridò per aver tentato di scrivere un suo immaginato pensiero legato alla tragedia di Dino: «Le parole ve le dò volentieri, i pensieri no, sono miei, solo miei…Lasciatemi in pace». Certo non gli piaceva, fra l’altro, passando per il centro di Modena, notare la statua di Saturno lì portata dalla Villa Adriana di Tivoli. Quel giorno, dunque, ero stato portato davanti a lui – che era poco democratico e chiedeva spesso la testa dei giornalisti fastidiosi – per essere processato a causa di quell’imprudente attacco. A mia discolpa non dissi nulla. Precisai solo che mi stava bene Fellini, perché riminese anch’io; e mi stava bene Mussolini, perché romagnolo anch’io. Rise subito. Così potei dirgli, ad assoluzione ottenuta, che c’era un altro italiano onorato in America: Italo Balbo. E lui, con la risata aspra che spesso esibiva per apparire più cinico e sgradevole di quanto non fosse in realtà: «Credevo che volesse dire Italo Cucci…Ma lei c’entra qualcosa, con Balbo?». Gli dissi che gli dovevo il nome perché il trasvolatore ferrarese era stato allievo con mio padre del Regio Collegio Belluzzi di San Marino. Bastò per trasformare una distaccata amicizia in complicità. A Ferrari piacevano «quegli italiani lì». Nel 1924 aveva fondato a Bologna il Corriere dello Sport insieme ad Alberto Masprone che era stato con D’Annunzio nel famoso volo su Vienna. Il giornale era nato per parlare di motori proprio nella regione che alle più grandi imprese motoristiche avrebbe fatto da culla: oggi i media di tutto il mondo riconoscono l’Italia – per fortuna – non per le sue imprese politiche o culturali ma per le clamorose vittorie della Ducati di Borgo Panigale e della Ferrari di Maranello che hanno sbaragliato nei rispettivi campi le grandi industrie giapponesi e tedesche. Più tardi, nata la Ferrari, l’Ingegnere (era il titolo che preferiva, adorava quella laurea honoris causa concessagli dall’Università di Bologna a riconoscimento delle sue qualità di straordinario autodidatta) le appose il piccolo scudo giallo con il Cavallino Rampante di Francesco Baracca, un altro eroe dell’aria e di un Paese sfortunatamente pieno di eroi sacrificati alla Patria indolente e irriconoscente. Capisco che coi tempi che corrono sia addirittura scomodo legare i trionfi rossi al loro antico padre. Con molto tatto in pubblico, e con una verve giovanottesca in privato (mi piacque definirlo “il Vasco Rossi dei motori” e lui ricambiò assegnandomi il Premio Dino Ferrari) anticipò di decenni il grillismo che oggi fa tanto rumore. Era, il Grande Vecchio, un precursore dell’antipolitica, pur divertendosi nell’intrattenere rapporti con politici di primissimo piano che considerava o giullari o protagonisti del Grande Circo Politico alla stregua degli amati divi di Hollywood. Un giorno, però, dovette rivelare la sua piega qualunquistica: Enzo Biagi lo aveva candidato a senatore a vita e lui, per tutta risposta, aveva cortesemente declinato l’invito. Qualcuno disse che quello schermirsi era tutta scena, e allora Enzo parlò, come sempre, fuori dei denti: «Sono stato a Roma una volta, quarant’anni fa, e ne ho avuto abbastanza». Era una esplicita condanna della politica dell’intrigo, dei fannulloni e degli illusionisti che nel 1985 lo aveva una volta di più colpito, e personalmente, proprio nel nome di Roma. Un anno prima, Ferrari e Ugo Vetere – uno dei rari sindaci romani degni di reverente memoria – avevano deciso di far correre un Gran Premio di Formula Uno nella Capitale. La pratica ebbe corso celere, la Federazione Internazionale approvò la richiesta e il percorso mettendo il G.P. Roma in calendario per il 13 ottobre 1985. All’improvviso insorsero gli ecologi, i pecorariscani del tempo, presto seguiti dai partiti che avevano già detto sì: nel maggio dello stesso anno si sarebbero svolte a Roma le elezioni amministrative e i politicanti ebbero paura di impegnarsi in una scelta forse impopolare. Ecco perché Enzo Ferrari è per me il Vincitore Perpetuo.

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4 Responses to Ferrari: il vincitore perpetuo

  1. Lucien ha detto:

    Ho letto con molta attenzione il tuo post. Trovare tanti post che parlano della Enzo Ferrari, è il segno che quello che ha fatto in vita continua a vivere, è un traguardo che poche persone al mondo hanno raggiunto. La tua testimonianza non può altro che arricchirne il ricordo, che per me non è personale, pur abitando a 35 km da Maranello. Grazie.
    Luciano

  2. Lucien ha detto:

    Nel commento precedente ho erroneamente scritto “Enzo Ferrari” al posto di “Ferrari Enzo”.

  3. Lorenzo Grossini ha detto:

    tranquillo si era capito 🙂 e comunque effettivamente in rete ci sono più pagine dedicate alla Ferrari Enzo che a Enzo Ferrari. Paradossi mediatici

  4. enrico ha detto:

    Eccezionale report. Non conoscevo il glorioso passato del padre del giornalista, e neppure alcune sfumature del passato di Enzo Ferrari. Un grande il giornalista, un grande l'”Ingegnere”.

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