Il papà non può non sapere se il figlio va a scuola

casa.jpgIl papà ha il dovere di sapere. Non ci sono scuse. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con una sentenza che fa già discutere, come si dice. La storia è questa: un padre era stato assolto da un giudice di pace di Staiti, in provincia di Reggio Calabria, dall’accusa di non aver controllato se le sue due bambine andassero a scuola regolarmente. L’uomo si era difeso sostenendo di non essere stato avvisato e il direttore della scuola elementare aveva testimoniato nello stesso senso, confermando il mancato avviso. La Corte ha annullato l’assoluzione, sostenendo: «O il padre in questione era a conoscenza del comportamento delle minori o era venuto meno al suo dovere, morale e giuridico, di controllare ed educare le figlie». Sentenza severa, ma non molto criticabile. La sostanza, certo, è dura: i genitori si devono occupare dei loro figli, anche quando la scuola è un carrozzone anonimo che non ti coinvolge, non ti richiama, addirittura non ti avvisa delle assenze. Sentenza realistica però perché al menefreghismo dei genitori si accoppia sempre più spesso il burocraticismo, il disinteresse, lo scaricabarile degli insegnanti. Quanti sono quelli che cercano a casa i papà e le mamme dei loro allievi in difficoltà? Quelli che si addormentano sui banchi o saltano le lezioni? O si presentano in classe con gli effetti delle sbornie o delle canne? Pochi, pochissimi fra i docenti. E spesso la loro strada è in salita perché il dramma vero di un bambino o di un ragazzo ha, a volte, la sua radice nell’atteggiamento sbagliato dei genitori. Che, quasi sempre, giustificano, coprono o incoraggiano i propri figli anche quando commettono errori. Dunque la Cassazione fa rumore perché chiama al proprio dovere i padri (e le madri). Ma è tutta la società che ha un buco grosso come una casa in tema di educazione. L’educazione manca ed è un handicap di civiltà che ci troviamo addosso ogni giorno. In particolare la nostra generazione di genitori (figli del baby boom e del ‘68) appare decisamente smidollata, incapace di proporre ai figli degli argini sani entro cui crescere. Una generazione incline a essere complice e amica dei figli, il che spesso non aiuta. Anzi danneggia. Allora, ben venga la dura sentenza della Cassazione. Ma non dimentichiamoci le responsabilità della scuola, che non può pretendere di essere statalisticamente neutra ed innocente perché non lo è e non lo sarà mai, e degli altri adulti in genere. L’educazione si respira in famiglia ma anche nel resto della società. In televisione, al cinema, con gli amici, in politica, negli stadi… Ognuno di noi ha un dovere verso i più giovani che non va dimenticato.

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