Una casta a misura di noi stessi

casa.jpgMa non è che siano poi molto diversi questi italiani esasperati, giustamente, dai politici. Ci sono notizie che fanno pensare. Come quella secondo cui più del 40 per cento dei bar di Roma non emette mai lo scontrino fiscale per le consumazioni. A questo punto i cittadini, fra l’altro, lo dovrebbero sapere perché quasi un esercizio su due non dà la ricevuta. O come quella, sempre romana, degli studenti del liceo classico Mamiani che hanno ingaggiato una lunga e laboriosa lotta con le autorità scolastiche perché chiudono i cancelli della scuola alle 8 e 10 invece che alle 8 e 20. Oppure vi ricordate gli assenteisti di Perugia? Lo scorso luglio ci furono dodici arresti, due in carcere e dieci ai domiciliari, da parte dei carabinieri del Nas nell’ambito di un’indagine per assenteismo nei confronti di medici, docenti, infermieri e personale di un ospedale della città umbra. Tante volte le storie che ci arrivano sono proprio quelle di una società incivile, dove la cialtronaggine, la corruzione morale, o anche solo l’approssimazione e l’ignoranza sono ben diffuse e non solo nella casta dei politici. E non si tratta di episodi isolati. Anzi, sempre di più si vedono affermarsi altre caste, che tendono a modificare la nostra società, farla apparire come un luogo diviso in classi chiuse e privilegiate. Certo, la circostanza non vale come scusante per i politici di professione. Non me ne voglia Romano Prodi che ha usato un argomento di questo tipo per rispondere per la prima volta al V day di Beppe Grillo. Piuttosto ci deve far riflettere sui limiti strutturali della nostra convivenza. Perché, ad esempio, non c’è cultura tecnica e scientifica, in chi amministra ma anche nelle categorie sociali, fra i consumatori, i sindacalisti, in quelli che la Chiesa chiamava “corpi intermedi” della società? Perché non c’è un senso dello Stato che parta dalla società, dalla convivenza, dalla famiglia, ma è invece sempre di natura statalista, anche se il comunismo è tramontato? Quanti sono tentati dall’assenteismo o dall’ abitudine a fare il meno possibile?

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