Chi blocca i concorsi? Il ministro dell’Università

L’università degli orroriIl pezzo seguente è stato pubblicato su L’Indipendente di oggi. Potete scaricare il giornale (che vi ricordo, è gratuito in formato pdf) cliccando qui

Atenei ❖20 MILIONI PER 700 RICERCATORI, MA MUSSI LI TIENE FERMI

Perché l’università italiana non fa entrare i giovani ricercatori? Semplice: perché il ministero dell’Università e della ricerca non consente che si celebrino i concorsi per assumerli. Concorsi per il cui svolgimento non solo esiste una normativa in vigore e pienamente valida che li disciplina ma, strano a dirsi – viste le geremiadi di Mussi sui soldi che mancano – ci sono a disposizione 20 milioni di euro del fondo di finanziamento ordinario per l’università. Niente scuse dunque: solo, come denuncia Antonino Liberatore, segretario nazionale del maggior sindacato dei docenti universitari (l’Unspur), «l’assoluta incapacità dell’amministrazione di Piazza Kennedy di dare una risposta all’esigenza di reclutamento dei giovani nelle carriere accademiche ». Questo malgrado sia passato più di un anno dall’insediamento del nuovo governo e malgrado la disponibilità finanziaria per più di 700 posti da ricercatore. Una situazione surreale, tanto più che se questi 20 milioni messi a disposizione della precedente Finanziaria non verranno spesi entro il dicembre di quest’anno torneranno nelle economie dello Stato. Ma le stravaganze del ministero dell’Università non finiscono qui. Si fa fatica a comprendere anche il vero motivo per cui Mussi non bandisce i concorsi di prima e seconda fascia richiesti da diciotto atenei italiani che hanno chiesto di poterli fare in ottemperanza alla legge e soprattutto nel rispetto della norma che vieta di superare il limite del 90 per cento di spesa per il personale sul fondo di funzionamento ordinario. Certo la legge che disciplinerebbe i concorsi di cui stiamo parlando è la 230 del 2005, che prevede concorsi nazionali con il pregio, se non altro, di disarticolare quel localismo che è stato il bersaglio di molte dichiarazioni critiche di Mussi. Ma la legge 230 porta appunto un nome che a Mussi sembra provocare fastidi e gelosie: quello di Letizia Moratti. E sembra sia proprio questo il motivo del freno che il ministro sta tenendo tirato per impedire lo svolgimento dei concorsi: le normative in vigore, sono quelle che portano la firma del suo predecessore, mentre le nuove, a oltre un anno dall’insediamento, non sono ancora pronte. Ma perché, si chiedono negli atenei italiani, a fare le spese di questa logica tutta politica devono essere le università e chi ci lavora? A questa domande l’unione dei professori di ruolo ha deciso di rispondere per vie di fatto, rivolgendosi alla giustizia amministrativa. «Adesso», dice Liberatore, «chiamiamo in giudizio Mussi perché venga tutelata la legge di cui il suo ministero, per primo, dovrebbe essere il custode».

di Riccardo Paradisi

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2 Responses to Chi blocca i concorsi? Il ministro dell’Università

  1. iopenso07 ha detto:

    Ciao, sono il redattore di iopenso07.. credo che il ministero non crei solo questi problemi… Date un occhiata se potete, supportate, scrivete di noi, prendete il logo del nostro blog e cerchiamo di allargare a tutti quanti quanto c è da cambiare. Consiglio le sezioni azioni in corso e denunce 😉

  2. Lorenzo Grossini ha detto:

    Come vedi il logo è stato aggiunto al blogroll. Supportiamo la vostra causa e speriamo di riuscire a comunicare i disservizi del panorama universitario italiano

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