Rugbysti siete snob

Italo CucciAll’improvviso il rugby in Prima Pagina. E non per una partita, una vittoria, una sconfitta. Rugby socio/culturale. Ha cominciato Giuseppe D’Avanzo di Repubblica di martedì. Sì, proprio D’Avanzo, l’elegante implacabile narratore dei Segreti di Stato: un’apologia intitolata “Il sogno di un’Italia diversa”. Sottotitolo “Perché questa disciplina è oggi l’anticalcio”. Sommarietto: “Analisi di un gioco il cui stile rappresenta tutto quanto il Paese non è riuscito a diventare”. Bene: un D’Avanzo che sconfina prepotentemente nello sport dovrebbe consentire all’umile sottoscritto una passeggiata nell’Altro Mondo e magari di sottolineare, da appassionato lettore delle inchieste di D’Avanzo, un altro sommarietto: “Analisi di un mondo il cui stile rappresenta tutto quanto il Paese non è riuscito a diventare”. L’avrei fatto, vent’anni fa, quando m’incazzavo per poco; oggi, saggio per esperienza, ma forse più per età, cerco di vedere il buono e l’utile dappertutto. Soprattutto, rispetto le opinioni altrui. Ad esempio, scrive D’Avanzo:

«Abbiamo la convinzione che l’Italia abbia bisogno del rugby; che i principi del rugby consentano di guardare meglio lo stato presente del costume degli italiani. Questo gioco può migliorare l’Italia».

Incasso, non ironizzo: ci avevo pensato anch’io, al Rugby Esemplare, ma senza arrivare a capo di nulla perché la muscolosa lealtà di quegli atleti, la limpida rudezza che produce rivali e mai nemici, e quel loro ritrovarsi nel Terzo Tempo, questo sì da adottare dovunque, ma con spirito franco non per vocazione all’inciucio, non hanno mai fatto breccia nella massa dei cosiddetti sportivi; forse perché – come giustamente sottolinea D’A. – «è un mistero inglorioso, per gli italiani, il rugby, pochi sanno esattamente di cosa si tratta…ed è un peccato perché il rugby ha le stesse capacità mitopoietiche del calcio e, come il calcio, permette di interpretare il mondo». Mi chiedo, tuttavia, perché questa critica agli italiani che hanno liberamente scelto di amare il calcio a decine di milioni, imitati dal mondo latino, da quello anglosassone, di recente anche da quegli snob dei francesi che fino a quando hanno potuto hanno celebrato sull’Equipe il rugby piuttosto che il calcio e poi hanno ceduto, diventando addirittura Champions du Monde elevando la palla rotonda al cielo (ricordo la vigilia del Mondial ’98, le Figarò che lo presentava con un fondo di Raymond Aron intitolato “Il calcio oppio dei popoli” eppoi lo stesso giornale, un mesetto dopo, dedicargli tutta la prima pagina, perché avevano vinto). La colpa non è degli italiani, la cui passione calcistica scaturisce da una cultura non banale (leggersi la Storia sociale del calcio di Papa e Panico, edizione Il Mulino), ma semmai del rugby medesimo, che non è riuscito mai a sfondare desiderando il piacere snobistico della “casta protetta”. Il rugby non ha mai vinto niente, il nostro calcio può vantare 4 titoli mondiali vinti e, in quanto a popolarità, è secondo solo al Brasile. Dico spesso, certo esagerando: l’avessi avuto a mano io, il rugby, sai quanti giovani l’avrebbero scoperto e amato. Nel Sessantuno, a Bologna, le prime esperienze di giornalismo sportivo le feci con il rugby, spedito dal Carlino, la domenica mattina, nel fango dell’antistadio, dove giocava la Viro di Pederzini,propagandista e finanziatore del gioco. Il dopopartita, certe riunioni chiassose a tutta birra, mi lasciarono imperturbabile: c’era, nei protagonisti, una forse involontaria presunzione di superiorità,non solo muscolare, anche ideologica. Finii per appassionarmi al calcio dei breriani italianuzzi stortignaccoli, perché i miei connazionali erano in gran parte italianuzzi e stortignaccoli. Negli anni successivi, ebbi sodale, l’ottimo Giuseppe Tognetti che, se avesse incontrato l’intelligenza federale, sarebbe diventato il vero divulgatore del rugby: era scrittore colto, uomo mite, armato di disinteressata passione. Chiuso lì. Per anni il Rugby ha perso tempo e solo oggi sale alla ribalta, di tanto in tanto, ma spesso raccontato – anche in tivù – come evento folcloristico. L’allegria, la birra, gli irlandesi focosi coi bimbi appresso, gli scozzesi smutandati, il Flaminio tutto bandiere e popolo festante: un’anima esteriore, “dentro il rugby” ci arrivano in pochi. E per me è troppo tardi. Peccato.Dopo l’elegante tirata di D’Avanzo, ecco di nuovo il folclore che avanza: mercoledì, prima pagina del Giornale, Michele Brambilla racconta la storia di Epi Taione, star del rugby di Tonga, che per ottenere un finanziamento della sua nazionale in vista dei Mondiali di Francia ha scambiato il proprio nome con quello di uno sponsor irlandese e adesso deve chiamarsi Paddy Power, come la ditta. Brambilla si scandalizza, e va bene, ma io trovo proprio in questo gesto tanto scriteriato come appassionato – e generoso, no? – l’Essenza del Rugby. Meno complicato, meno snob. Epi Taione ha preso i soldi e via. Dopo il Mondiale, ciao Paddy Power. Ecco dove aprirei la discussione: D’Avanzo o Taione? Propongo di coinvolgere – se D’Avanzo ci sta, non si sa mai – Benito Paolone, padrino (patrono?) del Rugby Catania.

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18 Responses to Rugbysti siete snob

  1. TOMAS ha detto:

    secondo me italo cucci è preoccupato del fatto che mentre il calcio perde sempre piu’ consensi ogni anno, il rugby acquista sempre piu’ appassionati, e lui, povero giornalista da 4 soldi (chi scrive ogni giorno solo di calcio, significa che non è in grado di occuparsi di motizie ben piu’ importanti) essendo impreparato in materia di rugby, si sente spaesato.

    mi auguro che il signor cucci si dedichi, da oggi in poi solo ai suoi articoli che narrano della solita “aria fritta”.

    tanto, che me ne importa, ad essere realisti, italo cucci non lo segue piu’ nessuno, neanche gli irriducibili calciofili che seguono tutte le partitine della nazionale puntualmente in onda sulle reti rai, si degnano di ascoltare le sue inutili cretinate sul perchè abbia giocato del piero sulla fascia sinistra invece di perrotta o pinko pallino, o sul perchè i francesi dicono che gli italiani siano razzisti (con certi personaggi come italo cucci in circolazione do piena ragione ai francesi).

    meno male che certi giornalisti tanto riciclati quanto obsoleti, tra qualche anno spariscono dalla circolazione e lascino spazio, si spera, ai giovani.

    ma poi…..leggendo bene l’articolo in questione, mi sorge una domanda: MA A ITALO CUCCI COSA GLIENE FREGA DI QUELLO CHE HA SCRITTO D’AVANZO SULLA REPUBBLICA? MI SEMBRA CHE OGNUNO ABBIA IL DIRITTO DI INTERESSARSI DI QUELLO CHE VUOLE IN QUESTO PAESE, O NO? SE UNA PERSONA COLTA COME D’AVANZO, CHE NON HA BISOGNO DI SCRIVERE CAVOLATE SUL CALCIO PER GUADAGANRSI DA VIVERE, SI INTERESSA DI RUGBY QUAL E’ IL PROBLEMA?

    bene adesso mi sono sfogato, un saluto a tutti i miei fratelli rugbysti e anche agli invidiosi cugini calciofili.

    matteo

  2. latte+ ha detto:

    Beh l’unica cosa che mi viene fuori spontaneamente dal cuore è che il rugby è un gran bello sport, in cui si insegna molto il rispetto dei rivali, il rispetto verso l’arbitro( visto come un padre-padrone e non come nel calcio in cui è un’anima in pena in balia di giocatori che per avere un rigore venderebbero la madre!!) .
    Poi finisce la partita e tutti si stringono la mano e vanno a bere e mangiare assieme in un bel ritratto conviviale……bene ok.
    Pero’ attenzione perchè tutte queste belle dimostrazioni di civiltà dovrebbero essere d’esempio per tutti quei tifosucoli-teppistelli-campanilisti che non aspettano altro, la domenica, di metter le mani addosso a qualcuno, solo perchè devono pagare la bolletta della luce e sono incazzati con il mondo per questo .
    Ecco vedete, secondo me gli “ultras” dovrebbero perdere un po’ dell’orgoglio verso il proprio “gruppo” e la propria squadra e abbracciare i propri concorrenti e stringergli la mano….tutto cio’ sarebbe molto piu’ facile SOLO SE I GIOCATORI FOSSERO MENO PREOCCUPATI A DIVENTARE BENIAMINI DEL PROPRIO PUBBLICO SOTTO LE VESTI DI UN COMBATTENTE PRONTO AD USARE QUALSIASI ARMA SCORRETTA PUR DI FARE UN BENEDETTO GOAL PER POTER ANDARE SOTTO LA CURVA ED ESSERE OSANNATO DA QUEGLI ZULU’ CHE SI ASSIEPANO SUGLI SPALTI DOMENICALMENTE.
    Percio’ cari amici e sportivi se vogliamo fare qualcosa di buono cerchiamo di non essere campanilisti sugli argomenti ma cerchiamo di cogliere il buon esempio piuttosto…..che in questi ultimi anni, per vari fatti successi, alcune volte ho pensato se ne valesse veramente la pena andare in trsaferta e rischiare di lasciarci la pelle (questo sia dal punto di vista di un tifoso sia di quello di un poliziotto è chiaro).
    Cerchiamo di essere elastici e non facciamo i soliti zucconi…grazie.
    Cordiali saluti
    LATTE+

  3. Lorenzo ha detto:

    Beh, dopo tutto quello che è successo nel mondo del calcio, ci vuole un bel coraggio a parlar male del nostro sport solo perchè non abbiam vinto nulla.
    4 coppe del mondo valgono la vita di un poliziotto?

  4. Lorenzo ha detto:

    E poi non si vuole evidenziare che i rugbysti sono meglio dei calciatori: i delinquenti come le persone di buon cuore ci sono dappertutto!
    Fa riflettere invece il diverso tipo di valori che vengono insegnati in questi sport: per un calciatore è normale gettarsi a terra per avere un rigore o chiedere la rimessa laterale anche se è dell’avversario, nel rugby siamo all’opposto, non si può imbrogliare, altrimenti l’avversario o l’arbitro, ognuno coi suoi metodi, ti fanno ricordare il regolamento.
    Ma lei che conosce il rugby queste cose le sa vero?
    Parlo spesso con amici calciatori di queste cose e quasi sempre mi chiedo se sto parlando con dei marziani: per questo le conversazioni su questi argomenti durano poco.
    Non pensa che la superiorità lei sostiene ci appartenga possa derivare dal fatto di praticare uno sport sano, onesto, faticoso e a dir poco combattivo? Non sa come ci si sente dopo una partita di rugby, vinta o persa che sia: è vero, da un senso di onnipotenza, ma non ammette certo di essere snob o razzisti nei confronti di altri sport: e il terzo tempo ne è l’esempio. Ovviamente partite come quella di Sabato posoono solo dare sconforto: per questo la nostra nazionale ha bisogno dei suoi tifosi APPASSIONATI di questo sport.
    Ah se solo avesse frequentato da vicino una squadra di rugby, anche come tifoso, chissà come la penserebbe oggi!
    Our revoir.

  5. Lorenzo Grossini ha detto:

    Signori vediamo di non perdere la calma e di non incominciare con gli insulti perchè a questo punto (visto che mi pare siate tutti rugbysti ad aver commentato) verrrebbe a mancare quell’assioma che vuole tutti gli amanti della palla ovale dei Signori. Mi pare che il pezzo del signor Cucci non fosse in alcun modo offenzivo per nessuno e gradirei che lo leggeste nella sua interezza e non vi soffermaste solo al titolo che potrebbe essere fuorviante a questo punto.
    Ad ogni modo in questo periodo Italo dovrebbe essere preso da impegni che non credo gli permettano di accedere al blog, ad ogni modo vi assicuro che appena potrà prenderà parte alla discussione.
    Fino ad allora cerchiamo di mantenere un comportamento corretto e educato.

  6. Beh essere snob è solo un pregio e un complimento quando lo sei con chi se lo merita, come Dio è stato snob con lucifero, così essere snob con chi è sleale, stortignaccolo e invidioso è solo un atto di giustizia dovuto.

  7. “Il dopopartita, certe riunioni chiassose a tutta birra, mi lasciarono imperturbabile: c’era, nei protagonisti, una forse involontaria presunzione di superiorità,non solo muscolare, anche ideologica. ”

    Ti assicuro che non era involontaria presunzione era volontaria certezza soprattutto ideologica.

    “Finii per appassionarmi al calcio dei breriani italianuzzi stortignaccoli, perché i miei connazionali erano in gran parte italianuzzi e stortignaccoli.”

    Tradotto: “siccome la maggioranza è così mi omologo e conformo verso il basso.”

  8. Domenico Naso ha detto:

    Queste repliche sdegnate non le capisco. Cucci ha tracciato un esemplare parabola del calcio e del rugby in Italia. Storicamente e culturalmente gli italiani hanno scelto il calcio. E’ una colpa? Un segno di arretratezza socio-culturale? non credo. Cerchiamo di prendere lo sport meno sul serio, rispettando tutte le discipline ma evitando di trattare i “calciofili” come gretti primitivi che non fanno altro che menarsi allo stadio.

  9. polis ha detto:

    Vi segnalo “Polis” il blog sulla politica all’indirizzo http://www.polisfs.blogspot.com
    Se volete sono lieto e disponibile a fare uno scambio dei link.
    Francesco da Polis

  10. Razza Piave ha detto:

    dice bene Cucci il calcio è soprattutto per ” italianuzzi stortignaccoli, perché i miei connazionali erano in gran parte italianuzzi e stortignaccoli”.
    e infatti a parte Roberto Baggio, guarda caso bistrattato, ci giocano analfabeti senza alcun onore, tantomeno nazionale, come Er Pupone, Vieri, ecc..
    normale che gli stortignaccoli come Naso difendano i loro sfigati idoli di cartapesta.
    Garda caso il calcio in Francia e Inghilterra è pari in audience al calcio, non nell’Italia di Andreotti, Mastella e mezze seghe…

  11. tomas ha detto:

    beh…io ho solo copiato e incollato cioò che ha scritto qualcuno sulla rugbylist.

    io aggiungo solo una cosa:

    Ma se l’articolo del Signor Cucci non è offensivo per il rugby, possibile che un giornalista professionista come Italo, non sia stato in grado di trovare un tiolo piu’ azzeccato?

  12. Italo Cucci ha detto:

    Italo c’è ed è grato a quanti hanno accolto la sua provocazione fatta non per gioco ma per sincera ammirazione per il rugby, il suo mondo, la sua morale, la sua attuazione tecnica. A parte quelli che non sanno reagire se non con insulti (guarda caso, son proprio come certi pseudotifosi pallonari che in decine di blog mi insultano usando gli stessi argomenti, ovvero il nulla: gli sciocchi sono sciocchi comunque si qualifichino nela vita, e non solo sportivamente) noto che gli appassionati a un dibattito serio apprezzano l’insolito approfondimento che ho voluto dedicare al rugby per rispetto e non per dispetto. Esprimendo, in particolare, autentico dispiacere per il mancato successo di una disciplina formativa e spettacolare. In cinquant’anni di giornalismo ho affrontato la realtà di tanti mondi, di tanti ambienti: la cronaca, la politica, lo spettacolo, il costume, i viaggi e infine lo sport, tanto sport, hanno riempito la mia vita professionale e personale; in più, ho caratterizzato la mia appassionante attività tenendo un dialogo apertissimo – in periodici e quotidiani – con lettori che mi hanno onorato della loro attenzione e usando un criterio particolare: raro spazio a chi mi esprimeva consenso e solidarietà, preferenza ai contestatori che spesso, molto spesso, dal confronto ricavavano soddisfazione esprimendomi comprensione se non stima. E’ sport anche questo, cari amici, così come l’interesse mostrato per l’articolo di D’Avanzo, cui ho dedicato la mia attenzione in tutta umiltà perché proponeva un discorso insolitamente colto su materia trattata quasi sempre con gratuita demagogia e abbondante retorica. Naturalmente, avrei preferito un’offerta rugbistica fatta senza complessi, ovvero senza arrivare al troppo facile confronto con il calcio. Il gioco del pallone è meglio lasciarlo perdere: per bellezza, spettacolarità, carica emotiva e popolarità non tenme confronti. Chi definì gli appassionati di calcio tifosi, nei primi anni del Novecento, volle precisare che il calcio era una sorta di malattia capace di contagiare milioni di persone. Era appena passata la Spagnola, un’epidemia di tifo che aveva fatto decine di migliaia di vittime in tutta Europa, e la metafora attecchì con estrema facilità. Agli altri sport sarebbe bastato un raffreddore. A chi si è offeso per un titolo (di cui non sono l’autore) affettuosamente dedicato agli snob, faccio notare che non ho speso parole per qualche eccentrico mozzaorecchi salito alla ribalta del rugby. A chi ha capito lo spirito del mio pezzo raccomando di non sprecare, per l’ennesima volta, la crescente passione per la palla ovale di tanti ragazzini che, beati loro, non sono stortignaccoli e probabilmente non saranno italianuzzi. Come presto intuì Brera, il mondo dello sport sarebbe cambiato grazie a un’alimentazione sempre più ricca, selezionata e intelligente. Oggi anche i pedatori sono atleticamente apprezzabili. Ma lasciatemi dire che vorrei ammirare ancora tanti Maradona. Peccato che come lui – figlio della povertà e della fantasia – non ne nasceranno più. Saluti e salute.

  13. Italo Cucci ha detto:

    Soddisfatti?

  14. “Il gioco del pallone è meglio lasciarlo perdere: per bellezza,”

    La slealtà non è bellezza e neppure la stortignaccolità, Baggio è bellezza.

    “spettacolarità,”

    Il rugby è infinitamente più spettacolare, a partire dallo splendore fisico dei suoi protagonisti fino alle gesta epiche di questi, di gran lunga oggettivamente più spettacolari, magnifiche e possenti di quelle dei pedestri.

    “carica emotiva ”

    La carica emotiva e l’adrenalina per i tifosi e giocatori di rugby è molto maggiore.
    E’ facile avere più carica emotiva quando c’è più popolo aizzato ad averla come nel calcio italiano.
    La cosa giusta è avere più carica emotiva per ciò che da intrinsecamente più carico, cioè lo sport più nobile e carico: il rugby.

    “e popolarità” non tenme confronti.

    In Italia batte in popolarità il rugby perchè quest’ultimo viene costantemente censurato e denigrato dalla stampa sportiva fatta da giornalisti stortignaccoli fisicamente e interiormente ed evidentemente il sacrificio, la nobiltà d’animo e l’onestà sono tabù per la maggior parte degli Italiani in poche parola il popolo non ha la scelta e l’alternativa del rugby quindi la popolarità è guidata dai censori.

    La televisione nazionale quando c’è una partita mondiale di rugby dell’Italia non la trasmette e al suo posto trasmette un’amichevole estiva fra stomachevoli squadruncole del campionato italiano di calcio.

    La popolarità del calcio in Francia, Gran Bretagna, Stati uniti, Australia è dimessa, qui è il rugby o il Footbal americano a non temere confronti perchè i valori della gente sono migliori o almeno sono più presenti, diffusi e incentivati che in Italia.

  15. Italo Cucci ha detto:

    Mi dispiace per quest’ultimo intervento che non fa onore al presunto rugbista che l’ha inviato. Purtroppo la setgtimana mondiale non ha portato buone notizie. E non parlo di vicende tecniche ma comportamentali. Ho addirittura letto di “terzo tempo” tradito. Vogliamo parlare di sport, per favore, e non di etica sportiva. Di questo passo verrà da dire “chi è senza peccato…”, Ma il bello del calcio è che sa di essere sentina di tutti i vizi. E forse piace proprio per questa sua scandalosa sincerità.

  16. Italo Cucci ha detto:

    EVVIVA LA DUCATI!

    A proposito, vogliamo parlare ancora di motociclismo, della magnifica vittoria Ducati, o è da caondannare anche questo mondo perché Valentino non ha pagato le tasse?

  17. Andrea ha detto:

    la cosa brutta del calcio italiano è che emargina i suoi talenti migliori. Per questo io il calcio non lo seguo più da quando si è ritirato Baggio, guarda caso nell’ultimo campionato regolare prima di calciopoli…
    Roberto Baggio avrebbe voluto giocare sempre in nazionale, non lo convocavano anche se andava sempre in doppia cifra.
    Ora invece nell’Italia convocano qualsiasi Carneade non appena fa un campionato discreto in una squadra di alta-media-bassa squadra.
    Con Baggio invece ogni scusa era buona, se giocava in una piccola, Brescia o Bologna, veniva snobbato se giocava in una grande c’era Zola o altri 2-3 che a sentire gli infami Trapattoni o Zoff erano più in forma.
    Baggio l’hanno umiliato in ogni modo, l’hanno sempre fatto sentire fuori posto.
    Invece è il miglior giocatore italiano di sempre, con Maradona e Pelè il migliore della storia del calcio.
    E non venitemi a dire che Del Piero o altri sopravvalutati hanno mai fatto gol come quelli che Baggio ha fatto alla Cecolslovacchia nel 1990, al Napoli o alla Bulgaria nel 1994.
    Baggio ha giocato in 3 mondiali e ha sempre segnato gol decisivi. Nessun Europeo gli hanno permesso di giocare.
    Invece Del Piero, Mister Tutelato, ha giocato 3 mondiali e 3 europei non lasciando mai traccia.
    2 gol mondiali inutili, uno al Messico nel 2002, uno , bello ma non decisivo, quello del 2-0 alla Germania nel 2006.
    Agli Europei un golletto inutile alla Svezia nel 2000.
    Eppure Del Piero continua ad essere convocato e tutelato, ha inanellato ben 85 presenze con soli 26 gol.
    Baggio ne ha segnati 27…in 57 presenze appena!!
    negli altri stati Baggio sarebbe arrivato come minimo a 100 presenze in nazionale.
    Er Pupone Totti ha segnato 9 gol giocando lo stesso numero di partite di Baggio, e se né andato schizzinoso di sua spontaneo volontà. Vergogna!!!
    Baggio per la Nazionale si sarebbe spremuto fino a 36 anni, presumibilmente incrementando i suoi 27 gol, e superando il record di 35, se glielo avessero permesso i “nostri” invidiosi allenatori.
    A loro va tutto il mio disprezzo e il motivo per cui non seguo più questo sport che in italia è decisamente antimeritocratico.

  18. tomas ha detto:

    Il signor Cucci preferisce il calcio….e noi che ci possiamo fare?

    Lo inviterei però, quando parla di altri sport, a parlare in bas alle sue personali consocenze e non parlare per “sentito dire”, altrimenti,m faccia a meno di trarre conclusioni su questioni in cui è impreparato.

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