Kid nation, i bambini nel mirino del reality

Casa BanfiSi chiama Kid nation, la nazione dei ragazzi. E lo slogan dice: 40 bambini, una città, nessun adulto. È l’ultimo reality televisivo prodotto dalla Cbs negli Stati Uniti ed ha già sollevato polemiche al calor bianco. Quaranta bambini sono stati portati in una città disabitata nel deserto del New Mexico e se la sono dovuta cavare nell’organizzarsi da soli. La trasmissione è sotto indagine negli Usa per sfruttamento di minori, ma in realtà oltreoceano non c’è nessuna regola che impedisca quella che sembra la nuova frontiera del reality. Gli ideatori spiegano che è una specie di esperimento educativo, qualcosa di simile a un campo di boy scout… I detrattori pensano che i minori andrebbero comunque protetti dall’intrusione della televisione nella loro vita. In Italia esiste la Carta di Treviso che impedirebbe l’arrivo di un programma del genere. Ma la Carta è una dichiarazione d’intenti deontologica, vincolante per l’appartenenza morale e disciplinare ai giornalisti italiani e nulla più. Non ha valore di legge, e viene fatta rispettare dal Garante. casa.jpg
Tutto questo però non significa che non ci si debba preoccupare. Kid nation contiene l’idea che il soggetto debole, se accetta, può essere usato. E chi oggi non vuole comparire in televisione? Basta pensare allo sviluppo imprevisto del delitto di Garlasco, dove per giorni hanno tenuto banco le due cugine esibizioniste della vittima, desiderose di apparire sui giornali e nei telegiornali. Che poi per la verità sono state usate e strumentalizzate dagli stessi giornali che si dicevano scandalizzati dalla loro voglia di apparire… Insomma il meccanismo del reality applicato ai bambini porta alla luce un rischio che c’è sempre in ogni trasmissione televisiva di questo tipo. E il rischio è proprio quello di scambiare la realtà con la sua rappresentazione, il che fa diventare schiavi dell’immagine. Si è protagonisti se si finisce nell’inquadratura, si passa alla storia se si trapassa il video… Non è così per nessuno. Protagonista, o meno, dei reality che si diventi. Quando Fabrizio Corona ha dovuto difendersi dall’accusa di estorsione nei confronti del calciatore della Roma Francesco Totti (poi caduta), spiegava che per Flavia Vento quel flirt poteva essere un’opportunità per finire all’ Isola dei famosi. Il suo vantaggio si riduceva a quello. Crudo ma realistico. E d’altra parte già sappiamo che quest’anno sull’Isola ci finirà Alessandro Cecchi Paone che aveva avuto il coraggio di criticare una certa deriva dei reality a una serata del Telegatto. E dunque mai esagerare con le critiche…

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One Response to Kid nation, i bambini nel mirino del reality

  1. sc ha detto:

    a parte questo, i bambini hanno bisogno di essere seguiti e di essere accompagnati.

    dagli USA ultimamente arrivano solo cose pessime.

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