Gli ex campioni

Italo CucciLa Nazionale d’estate non va mai presa sul serio. Non a caso si chiama Italia. Non a caso l’Italia estiva – non solo quella calcistica – fa di tutto per non esser presa sul serio. Come mi insegnò Ferdinando Camon, tanti anni fa, l’unica cosa seria dell’estate italiana è il puntuale rincaro dei prezzi dei prodotti al consumo e l’altrettanto puntualissimo aumento delle tasse: ci prendono mentre ci trastulliamo sul mitico bagnasciuga o balliamo estasiati il tamurè. Oltrettutto, il metodo Visco è arrivato alla perfezione: prima ti fanno sapere che il Grande Evasore Valentino dovrà pagare al Fisco milioni di euro, poi a te ne scuciono qualche centinaio. E dovresti sentirti quasi soddisfatto. Divagando divagando, eccoti dunque, alla vigilia del Campionato più grande e più bello che pria, la Nazionale più brutta dell’ultimo ventennio, schiaffeggiata e offesa dall’Ungheria che con gli azzurri non faceva festa da quand’ero ragazzo io. Che succede, agli ex campioni del mondo? Niente di nuovo. Non è un caso che le nostre attese mondiali siano storicamente lunghe: dal ’38 all’82, dall’82 al 2006. Oltre a dover fare i conti con avversari potenti, siamo propensi all’appagamento. E forse proprio per questo quando poi vinciamo ce la godiamo da matti e invece di finire nella cronaca finiamo nella Storia. Stiamo giocando per conquistare un posto agli Europei del 2008 che si giocheranno in Austria e Svizzera: penso che ce la faremo, ma non pregusto grandi successi. L’Europa pallonara in chiave azzurra ci sta stretta, il torneo continentale l’abbiamo vinto una volta sola, nel 1968, e per portare a casa la Coppa Henry Delauneay c’è toccato far anche giochi di prestigio. E Moggi non c’era. Sarebbe forse l’ora di invertire la tendenza, visto che, nel frattempo, è abbondantemente mutato il concetto di Europa e ce ne andiamo a cogliere allori sui campi della Moldavia, dell’Estonia, della Lettonia e di tanti altri Paesi finalmente raggruppati intorno a una bandiera blu con tante stelle. È per questo che non mi limiterò alle considerazioni fatte un po’ da tutti i commentatori: l’Italia è caduta malamente a Budapest, perché-diconoindietro nella preparazione, priva di quegli stimoli che torneranno – assicurano – quando l’8 settembre incontreremo la Francia dello scorbutico, intrigante Domenech, un guitto che gode quando lo prendono sul serio e noi ci siamo cascati subito. Siamo indietro? E allora spiegatemi perché abbiamo portato alle stelle la Roma che ha spavaldamente sottratto all’Inter la Supercoppa. Era una finta? No. Ho ancora negli occhi quella fuga improvvisa di Totti che salta due-tre avversari, aggancia la palla con un calamitato tocco di destro, se la porta sulla testa, e poi avanti, grintoso, veloce e raffinato insieme. Scherzava? Era l’ultimo colpo di beach-football per annunciare la fine dell’estate? No. Era Totti. Quello che ha detto addio alla Nazionale. Quello che non è più disposto a sacrifici per un ideale che ritiene scaduto e ha scelto di dedicarsi solo alla Roma. Ne abbiamo parlato tanto concludendo che beh, pazienza, avanti il prossimo fuoriclasse. È sparito Baggio, può sparire anche Totti. È assetato di gloria, non un guerriero a riposo.Vuole essere corteggiato, riverito, pregato. Sempre pensando alla sua ultima convincente esibizione di San Siro, s’io fossi Donadoni andrei a Canossa. Ovvero a Trigoria. E chiederei umilmente a Francesco di ripensarci. Di tornare. Di dare una mano non solo a vincere ma a ricostruire l’immagine della Nazionale che in poco tempo, dalla notte di Berlino, s’è offuscata, banalizzata. Totti, De Rossi, Aquilani: c’è un filo giallorosso che bisognerebbe tingere d’azzurro a costo di inginocchiarsi davanti a Totti che s’è ritirato pieno d’amarezza non tanto per quei dolorini che talvolta l’assalgono ma per l’indifferenza mostratagli da un’Italia ingrata.

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2 Responses to Gli ex campioni

  1. Andrea ha detto:

    Totti non vale neppure la metà di Baggio.
    Poi non ha un briciolo di umiltà a differenza del grande Roberto

  2. Andrea ha detto:

    Baggio in Brasile o Francia sarebbe arrivato a 150 presenze in nazionale.
    Peccato che sia nato nell’ingrata Italia.

    Nemo profeta in patria

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