Atenei del Nord, primi per merito ma il Tesoro è avaro di risorse

L’università degli orroriTra le ragioni che spingono Umberto Bossi a minacciare in questi giorni lo sciopero fiscale di cittadini e imprese del Nord vessate dal governo, va considerata anche la situazione finanziaria degli atenei settentrionali. Nel documento stilata dalla Commissione tecnica per la Finanza pubblica del Tesoro, cinque atenei del Nord risultano sottofinanziati rispetto ai meriti, e tre di questi occupano la top ten di quelli cui sono state destinate minori risorse. Si va dal primato di Trento al quarto posto di Udine, mentre risultano ben piazzate la Ca’ Foscari di Venezia all’ottavo posto e Padova che arranca al quindicesimo. Le “misure per il risanamento finanziario e l’incentivazione dell’efficacia e dell’efficienza del sistema universitario” mostrano infatti evidenti squilibri nell’applicazione pratica, e quello che ne emerge è un quadro a tinte fosche, dove le università nordestine, tra le più blasonate si sono trasformate nelle più bastonate. Il patto per l’efficienza e la meritocrazia messo a punto dai ministri Fabio Mussi e Tommaso Padoa Schioppa, creano più di qualche interrogativo. Se si comparano il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) assegnato ad ogni ateneo e quello teorico per cui nella distribuzione delle risorse si tiene conto dei canoni meritocratici fissati dal Comitato di valutazione del ministero, i conti non quadrano. I parametri dovrebbero considerare infatti il numero di studenti iscritti, i crediti formativi maturati, e il computo dei laureati di ciascun ateneo. Eppure, nonostante i risultati prodotti, essere virtuosi non paga abbastanza. Specie a Trento, dove a fronte di qualità e degli standard virtuosi, mancano all’appello introiti per il 43 per cento. Gravi imbarazzi meritocratici anche per le finanze di Udine, che lamenta sottrazioni del venti per cento (circa sedici milioni di euro) e per quelle di Padova (dieci per cento) e Venezia (diciassette). Una situazione che penalizza la virtù e i risultati prodotti, sulla base di tradizioni inveterate. «Nel 2006 – ha spiegato il direttore amministrativo dell’università di Udine Daniele Livon – soltanto cinquanta milioni furono divisi per meritocrazia. Gli altri sette miliardi di euro del Fondo, ebbero come primo criterio di aggiudicazione il 99,5 per cento dello storico assegnato a ogni università». Le speranze degli atenei virtuosi si riversano nel 2008, in cui la somma dovrebbe salire a 350 milioni di euro. Non una grande somma, se si considera che merito e virtù, varranno ancora il 5 per cento del Fondo ordinario.

di Francesco Lo Dico

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