Vale e le moto d’altri tempi

Italo CucciConfesso: ho scritto anch’io pagine gaudiose e gloriose su Valentino Rossi. Una volta. Sul Guerin Sportivo, all’alba del Duemila. Poi più. Nel senso che all’improvviso è stato assediato da torme di turibolanti che l’han messo sull’altare e via con l’incenso. Càpita che un campione venga adottato da un giornalista, da una testata, da una tivvù. E Valentino – una volta assunto in cielo – non ne discese per anni. Adesso, lo descrivono come l’Angelo Caduto. L’ha detto anche un prete dal pulpito: non fidatevi della sua faccia d’angelo. Figlio nostro che sei nei cieli. Ero amico – come si dice nello sport – di suo padre Graziano, quello che andava in giro per la Pesaro snob con una gallina al guinzaglio e tutti dicevano «l’è matt dur». Perché vinceva poco. Se avesse vinto come suo figlio, sarebbe stato autorizzato a portare al guinzaglio anche un coccodrillo. Graziano Rossi non ha fatto i miliardi e per questo temo che abbia sempre pagato le tasse. Il motociclismo dei tempi di papà Rossi ti offriva un po’ di soldi ma niente di speciale. Credo che l’unico ricco sia stato Giacomo Agostini. Ma roba da ridere, rispetto ai giorni nostri. A Giacomo immagino sia bastata la gloria. In Romagna avrebbero detto anche la Luisa e la Lucia e chissà quant’altre Miss Chiappa d’Oro. I motociclisti che ne godevano la presenza stretta, promessa anticipata di piacere, magari all’hotel sul Santerno, stanotte… Giacomo s’accontentava di essere l’Imperatore della Moto. E pagava le tasse, credo. Valentino no. Dicono. A sentire la sua solitaria sfuriata televisiva, tuttokkei tuttokkei. Lo scandalo è che adesso tutti cadono dalle nuvole, e dire che Forbes l’aveva inserito nella lista dei campioni più ricchi del mondo. Ai miei tempi, qualcuno metteva su qualche affaruccio a San Marino, versione rurale delle Cayman, del Lussemburgo, del Lichtenstein, di Montecarlo. E magari cercava di tenere il profilo basso, nonsisamai la Finanza. Invece Valentino no: lui è una multinazionale e deve comportarsi come un tycoon, snobbare l’Italietta che gli ha dato i natali e nulla più. Anche se la sua bravura è nata sulle strade del Montefeltro, nell’Urbinate, lungo quegli stradoni che ti sembra di essere a Monza. Valentino è nato lì e ora è insopportabile saperlo dieci volte Briatore. Perché in fondo la moto è sport da poveri. Erano belli i tempi dei piloti privati, quelli che non avevano Casa, non avevano sponsor, mettevano su la tenda a Imola, a Monza, all’Isola di Man, a volte col culo nel fango e quand’era sera suonavano e cantavano blues ingollando whisky e birra stringendosi a apparenti virago involtate in tute di pelle, capelli dritti, manco un filo di trucco, bocche rosse promettenti e niente più. Forse i patiti di Valentino quel mondo non l’hanno conosciuto e per questo non li giudico, come non giudico lui, trovo solo buffo che in tutti questi anni si siano interessati soltanto dei suoi riccioli, dei suoi infiammanti rasoterra, delle sue gomme e delle sue gnocche. Mai dei suoi miliardi. Magari una piccola curiosità per i soldi: quanti, da dove venivano, dove andavano a finire. E non era difficile saperlo, visto che in queste ore han trovato tutti i numeri del mondo. Certo io non posso capire. Io stavo per Renzo Pasolini, che s’ammazzò a Monza, nel maggio del Settantatrè, insieme a Jarno Saarinen, inseguendo un sogno. Sognava di essere Agostini, ma la sua Benelli non poteva competere con la mitica MV. Pasolini correva per i riminesi e loro continuano a onorarlo. Anch’io, naturalmente. Quando vado al camposanto dai miei genitori, da mia figlia, mi fermo sempre un attimo davanti a quel segno di un volo spezzato e dico “ciao Paso”. Per questo non ho capito niente di Valentino e ho scelto di tifare Ducati perché la Moto Rossa è la mia Ferrari a due ruote. Di Valentino dico solo una cosa che non mi è piaciuta per niente. Valentino ricciolino ha trattato Elisabetta Canalis – «io tutto nudo con la Canalis? Ma va…» – come una zoccoletta. Noi marchignoli – fra Rimini e Pesaro – se ce l’avessero attribuita ne avremmo menato vanto. Elisabetta, bacio le mani.

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2 Responses to Vale e le moto d’altri tempi

  1. Capogiuseppe ha detto:

    bravo Italo

  2. Danilo ha detto:

    Uno splendido articolo che mostra, qualora ve ne fosse ancora bisogno, l’inaffidabile mondo dello sport che prima eleva degli indiscussi campioni a Dei e poi, dopo averli usati, li scaraventa a terra come se nulla fosse. A me questo episodio di Valentino Rossi fa tornare alla mente l’indimenticabile Marco Pantani che, per altro verso, fu costretto, impotente, a subire un vero e proprio bombardamento mediatico. Ma questa è un’altra storia, che forse il Direttore Cucci un giorno ci illuminerà con il suo vissuto.
    Condivido ancor più le quattro righe ultime confermando che l’accostamento alla splendida Elisabetta Canalis non può che essere motivo di vanto.
    Sentiti saluti. Danilo Spezialetti

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