Scuola, non ci sono i soldi per i benefit ai più bravi

L’università degli orroriViaggi d’istruzione, card per musei ed eventi, voucher, buoni e carte di credito personalizzate. Nonostante la fitta pioggia di ricompense e benefit predisposti dal ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni, gli studenti liceali più meritevoli pare dovranno continuare ad accontentarsi della paghetta di mamma e papà. Nell’intento di valorizzare i percorsi formativi, la riforma disegnata da viale Trastevere prevede infatti uno stanziamento di cinque milioni di euro, e anche se il decreto è stato approvato in Parlamento, si è appreso che di fatto manca la copertura. Il ministero contava di raggranellare la somma sfruttando gli accantonamenti e i risparmi di spesa legati alle Finanziarie degli anni precedenti (2001, 2003 e 2004), ma per accedere a queste risorse sarebbero necessari interventi contabili che spettano al Tesoro. È il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa che dovrà decidere se svincolare i premi studio, ma tutto lascia presagire che sull’eccellenza soffino venti sfavorevoli. Dopo le ingenti risorse impiegate da Fioroni per il nuovo contratto del personale scolastico, la borsa è rimasta semivuota. I 42 miliardi di euro impiegati hanno fatto schizzare la spesa corrente a un +15 per cento rispetto al bilancio dell’anno precedente. Quanto basta per mettere a rischio gli incentivi per i ragazzi più studiosi. Lungamente contestato il sei rosso, e rilanciate a più riprese le virtù della meritocrazia, Fioroni aveva affidato alla riforma il punto di partenza di una nuova cultura scolastica. Premi e ricompense per chi mostra talento e volontà, sacrificio e senso dell’onore per chi è chiamato a saldare i propri debiti formativi. Se non dovessero essere reperite le risorse, non rischiano di rimanere scoperti soltanto gli assegni. Il provvedimento mira anche a tirocini formativi e alla moltiplicazione di certamina individuali e collettivi tra i vari istituti scolastici, assegna alle università la facoltà di riconoscere crediti formativi ai diplomati più brillanti, ma soprattutto tenta di appianare gli ostacoli di genere, origine e cultura alle pari opportunità. Progetti pieni di buona volontà, che rischiano di rimanere confinati nel capitolo degli annunci. Se la caccia ai cinque milioni di euro rimanesse infruttuosa, mai come in questo caso, ogni promessa resterebbe un debito.

di Antonino Ulizzi

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