RomaTre: fronda a Fabiani

L’università degli orroriPolemiche, critiche, indignazione: la decisione del magnifico rettore dell’università RomaTre Guido Fabiani (del quale ci siamo già occupati in precedenza )di modificare lo statuto dell’ateneo per eternarsi al vertice dell’ateneo ha lasciato dietro di sé una lunga teoria di disappunti. Riassunti in una dura lettera che numerosi componenti il Senato accademico hanno scritto rivolgendosi a tutto il personale docente dell’università, a quello amministrativo e bibliotecario oltre e che ai rappresentanti degli studenti. «Per la prima volta nella storia del nostro ateneo», si legge nella lettera, «il Senato accademico, a circa un anno dalla scadenza del suo mandato, ha deliberato una modifica sostanziale dello statuto con un solo voto di maggioranza, quello del presidente. Malgrado che anche dalle file dei favorevoli alla proposta di modifica era stata avanzata la richiesta di rinvio per consentire una più ampia consultazione delle varie componenti dell’Ateneo». La modifica allo statuto voluta e portata compimento dal gruppo di Fabiani non consente solo all’attuale rettore di ricandidarsi per essere eletto oltre il secondo mandato consecutivo, ma azzera anche le scadenze di altre cariche elettive monocratiche all’interno dell’ateneo: presidi, presidenti di corsi di studio e collegi didattici, direttori di dipartimento. I cui titolari già al secondo mandato consecutivo possono presentare nuovamente la propria candidatura e proseguire fino alla fine l’iter elettorale semplicemente ottenendo al primo turno solo un terzo dei voti degli aventi diritto. «Si aggiunga», entra ancora più nel merito la lettera «che le modalità di elezione sono diverse a seconda che il rettore uscente sia o no candidato: solo nel primo caso infatti se dal primo turno di votazioni non esce un vincitore si riaprono i termini per la presentazione delle candidature e possono presentarsi nuovi candidati». Un provvedimento molto pesante tanto più se si considera che invece il limite dei due mandati resta per le altre cariche elettive, tra cui il consiglio d’amministrazione e il senato accademico. Per questo, dentro Roma Tre, quello di Fabiani viene percepito come un autentico atto di forza: portato avanti malgrado il fatto che a votare la modifica sia stata una risicata maggioranza del senato accademico: 26 voti su 50. E con il voto decisivo del prorettore vicario Mario Morganti.

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